Una settimana di “Vergognamoci per lui” (156)

Un giorno di gogna non fa male a nessuno. Come dicono i filosofi più in gamba, è tutta esperienza. Su GIORNALETTISMO.COM

EZIO MAURO 09/12/2013 Spiego ai gonzi la genesi del fenomeno editoriale “La casta”, che è questa: 1) Alle elezioni politiche del 2006 Berlusconi doveva essere maciullato dall’armata prodiana, apertamente sostenuta da quegli sfatti poteri forti che già avevano provveduto alla normalizzazione di Confindustria con la nomina di Montezemolo dopo il periodo di rottura di D’Amato, e che in Berlusconi avevano sempre visto un outsider. 2) Prodi uscì invece dalla contesa con Berlusconi sì vittorioso, ma per puro miracolo, barcollante come un pugile suonato, e il suo governo si rivelò fragile fin dall’inizio. 3) Fu proprio durante quel governo Prodi, della cui agenda la casta economica degli sfatti poteri forti aveva sperato di fare da supervisore, che il vento dell’antipolitica cominciò a soffiare forte, e si ebbe l’esplosione del vaffanculismo grillino. 4) La casta economica, vistasi troppo compromessa nel suo sostegno a Prodi, pensò allora di schivare il vento dell’antipolitica assecondandolo, allontanandolo da sé e deviandolo tutto contro la classe politica. 5) Fece le cose alla grandissima, proprio senza vergogna, per cui il libro “La casta” divenne un caso mediatico ancor prima di essere pubblicato: in breve, il libro meglio raccomandato del dopoguerra. 6) Fu così che l’antipolitica del partito del Corriere della Sera andò a sommarsi all’antipolitica del partito della palingenesi vaffanculista, figlia becera, oltranzista e ribelle, a sua volta, dell’antipolitica del partito di Repubblica, organo della “questione morale”. Eppure oggi, nonostante tutto, Ezio Mauro, dopo la “schedatura” grillina di Maria Novella Oppo e di Francesco Merlo, ritiene che il capo del M5S così facendo confermi «che la sua concezione della libertà di stampa è quella tipica della casta». Invece è quella di chi ha imparato alla perfezione sulle pagine di Repubblica e dei suoi cloni a sentirsi moralmente superiore e a dare compulsivamente dei pennivendoli, dei servi e dei lacchè non solo agli scribacchini berlusconiani come il sottoscritto ma anche ai compagni di strada non sufficientemente puri. Quella della “casta”, al confronto, è roba commovente, democristiana, da mammolette.

DON LUIGI CIOTTI 10/12/2013 L’ostinazione, la coerenza, e il bolso militantismo di quest’uomo hanno dell’incredibile. Anche nel giorno dell’Immacolata Concezione il sacerdote che combatte tutte le mafie d’Italia – mafie rigorosamente al plurale e nel senso più largo del termine, quindi mettetevi una mano sulla coscienza e non chiamatevi fuori con frettolosa autoindulgenza – ha voluto recitare la sua parte come da copione. L’apostolo della Costituzione e della Resistenza era a Genova dove ha celebrato la Messa nel ricordo dello scomparso don Andrea Gallo. Durante il rito, obbedendo all’ingiunzione di uno straordinariamente prevedibile e politicamente impegnato Spirito Santo, si è messo a cantare Bella Ciao, dal gregge accompagnato. Uno strazio. Una crocifissione. Un calvario. Un’abominazione. Una desolazione. Un’abominazione della desolazione. Nessuno in chiesa ha riso. Cosa in effetti piuttosto sconveniente. Di solito. In questo caso però, vista la corale buffonata andata in scena, sarebbe stata proprio una cosa come Dio comanda. Una liberazione.

CAROLINA MARCIALIS 11/12/2013 Son brutti tempi, lo sappiamo, ma proprio per questo è bello cogliere fra le erbacce della disastrata quotidianità il fiore raro e prezioso di una notizia non solo divertente ma anche capace di allargare il più intristito dei cuori. Dobbiamo questa perla al carattere verace della signora Cassano, la quale ha chiuso una gagliardissima tirata contro la ex gieffina Guendalina Tavassi, colpevole di una battuta un po’ troppo da malafemmena sul suo Fantantonio, con queste parole: «E poi per mio marito ti leccheresti le dita… Di donne facili come te ne ha già avute 700!! Fatti una vita… Fallita!!» Che la signora Cassano creda davvero alle sparate del signor Cassano direi che è commovente. Ma che se ne mostri in qualche modo perfino orgogliosa è qualcosa di assolutamente esaltante: è una conferma ruspantissima dell’eroismo dell’amore. Anche di quello coniugale. Alla faccia dei tempi e dell’anemica cultura di genere. Fantacarolina.

LA CORPORAZIONE DEI PIAZZAIOLI 12/12/2013 Straordinario il moralismo da quattro soldi che si è abbattuto sulla jacquerie dei Forconi. In effetti non solo si è vista sfilare tanta gente in buona fede, allergica di solito agli schiamazzi di piazza, ma abbiamo anche assistito a brutture come il blocco delle strade; la sguaiataggine, la grossolanità sbrigativa e insieme contraddittoria delle opinioni; l’istinto del branco pronto a trovare il traditore nell’inedita figura del pizzicagnolo crumiro; l’ipocrisia di vocianti consorterie che si lamentano con lo stato solo perché ne reclamano, pure loro, la “protezione”; il vittimismo da finti morti di fame; il furore cieco di chi non sa nemmeno lui cosa vuole, tranne fare piazza pulita; gli insulti rivolti indistintamente a politici, sindacati, banche; i vandalismi; le strumentalizzazioni politiche. Privo della solita etichetta progressista il tanfo della piazza questa volta è arrivato intatto in tutta la sua fetida genuinità anche alla narici di chi ne reclama il monopolio: il bel mondo democratico, che è quasi svenuto, non prima di aver lanciato l’allarme antifascista.

STEFANO FOLLI 13/12/2013 In principio c’era il populismo berlingueriano della “questione morale”, la politica ridotta al principio della lotta dei buoni contro i cattivi: barbaro principio, ma osannato a sinistra e temuto altrove. Questo populismo all’ingrosso partorì il vezzeggiatissimo populismo dei “girotondini”, figli del fior fiore della società civile. Poi venne alla luce il populismo sanculotto dei “vaffanculisti”, di cui mezza sinistra si innamorò. Poi spuntò, per viltà, il populismo degli “anticasta”, sponsorizzato dalla casta economica. Poi si fece sentire il populismo oltranzista degli “antagonisti”, combriccola manesca ma non priva di protezioni e simpatie. Poi fu la volta del populismo salottiero di chi denunciava i guasti del plebiscitarismo democratico ed invocava il commissariamento della democrazia, nel nome, s’intende, del controllo della legalità democratica, salvo poi accusare di cesarismo antidemocratico gli invocati commissari. Poi, felpato, istituzionale, cominciò a pontificare il paludato populismo dei sostenitori del governo tecnico. Infine arrivò il populismo dei “forconi”, poveri fessi senza lo straccio di una raccomandazione: perciò sono stati massacrati. “Sanfedisti”, li ha chiamati Stefano Folli: plebaglia controrivoluzionaria, insomma, l’unica plebe che non ha mai una giustificazione.

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