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Una settimana di “Vergognamoci per lui” (160)

Un giorno di gogna non fa male a nessuno. Come dicono i filosofi più in gamba, è tutta esperienza. Su GIORNALETTISMO.COM

LO STUPRO NUMERICAMENTE PERCEPITO 06/01/2014 Leggo sul sito web de “La Stampa” che «secondo le statistiche, in India avviene uno stupro ogni 22 minuti e il primato degli orrori sulle donne appartiene proprio a New Delhi». Dal sottotitolo dell’articolo si capisce che per “stupro” deve intendersi ogni caso di stupro denunciato. Infatti nel prosieguo del medesimo articolo si può leggere che «nel 2012 i casi di stupro denunciati a New Delhi sono stati 1.439, il doppio rispetto all’anno precedente». Premesso che su certe statistiche non metterei nemmeno mezza unghia sul fuoco, nell’impossibilità di stimare passabilmente quanti siano i casi non denunciati e anche – in minor misura, certissimamente – i casi denunciati poi rivelatisi fasulli, vorrei invitarvi a seguirmi in un elementare ma doveroso ragionamento. L’India ha (come minimo) un miliardo e duecento milioni di abitanti. L’Italia ne ha sessanta milioni. Gli abitanti dell’India sono quindi venti volte quelli italiani (1.200.000.000 : 60.000.000 = 20). Quindi la frequenza di uno stupro (= caso di stupro denunciato) ogni 22 minuti in India equivale ad uno ogni 440 minuti in Italia (22 x 20 = 440), ossia 3,27 al giorno (60 minuti x 24 ore = 1.440 minuti, che divisi per 440 fanno 3,27). Zikome è ciusto ezere petanti kome teteski in qvestioni ti numeri, poziamo fare anke tiferzo racionamento: un ciorno, 1.440 minuti, tifizo per 22 minuti eqvifale a numero 65,45 stupri ogni ciorno in Indien; qvinti poziamo fare zekvente eqvazione: 1.200.000.000 (Indien) : 65,45 = 60.000.000 (Italien) : x; x = (60.000.000 x 65,45) : 1.200.000.000 = 3,27 stupri eqvifalenti al ciorno in Italien, kome folefazi timostrare. Ma c’è il caso di New Delhi. Quanti abitanti ha New Delhi, cioè Delhi, National Capital Territory of India, di 1.484 km²? E chi lo sa? Si va dai 12, ai 16, ai 22 milioni di abitanti. Prendiamo per buona la cifra più bassa. A Delhi ci sono in media 3,94 denunce di stupro al giorno (1.439 : 365 = 3,94). E alora faciamo zeqvente eqvazione zempre zekonto spirito tetesko: 12.000.000 (Delhi) : 3,94 = 60.000.000 (Italien) : x; x = (60.000.000 x 3,94) : 12.000.000 = 19,7 stupri eqvifalenti al ciorno in Italia. Aber… ze prentiamo cifra più alta apitanti Delhi (22.000.000) zi scente a 10,74 stupri eqvifalenti al ciorno in Italien. Per farvi un’idea dell’orrore delle statistiche indiane dovete dunque pensare a questa cifra: 3 stupri denunciati ogni giorno in Italia. Mentre per l’inferno di New Delhi dovete pensare alla fantasmagorica cifra di 10-20 stupri denunciati ogni giorno in Italia. Già. Solo che nel 2012 l’ISTAT parlava di 4.800 denunce per stupro all’anno in Italia, ossia 13 al giorno. Con questo vogliamo forse dire che per la donna l’Italia sia un posto meno sicuro dell’India? No, con tutto il rispetto per gli indiani. Vogliamo solo dire che fortunatamente in Italia il 2014 è iniziato nel segno perfetto degli anni precedenti: dando o interpretando i numeri nella più melodrammatica spensieratezza.

AMNESTY INTERNATIONAL & HUMAN RIGHTS WATCH 07/01/2014 L’articolo 20 della bozza della nuova Costituzione appena approvato dall’Assemblea nazionale tunisina recita che «Tutti i cittadini, uomini e donne, hanno gli stessi diritti e doveri. Sono uguali davanti alla legge senza discriminazione.» Ecco una formula degna della cultura occidentale, e di una costituzione: sintetica ed universale. A parte quel ridondante “senza discriminazione” al quale infatti i pasdaran dei diritti dell’uomo si sono aggrappati per dire che non va affatto bene. Secondo costoro «l’articolo 20 dovrebbe specificare che la discriminazione, diretta e indiretta, è proibita per quanto riguarda la razza, il sesso, la lingua, la religione, le idee politiche, l’origine sociale e lo status», cioè copiare, o quasi, il verboso articolo 3 della nostra logorroica Costituzione (almeno l’art. 1 di quella francese parla solo di “origine, razza e religione”) ponendovi in più a monte quel «diretta o indiretta» che ingarbuglia ancor di più le cose. Ma a cosa servono tutte queste insulse ed inutili specificazioni, tendenzialmente infinite, se non a preparare il terreno ad una neo-tribalizzazione della società, nella quale l’individuo conterà solo in quanto membro della sottospecie di una specie? Non è forse questa una concezione subdolamente corporativa dei diritti umani? Non sarà forse che tutte queste chiacchiere nascondano una scarsa fede nella naturale fratellanza umana?

LINDSEY VONN 08/01/2014 La sciatrice non parteciperà ai Giochi di Sochi. La notizia era nell’aria, viste le condizioni fisiche palesate nelle ultime gare dalla campionessa, reduce da un grave incidente al ginocchio e da una ricaduta. Lindsey nella sua carriera ha vinto moltissimo, compresi un oro e un bronzo olimpici, due ori e tre argenti mondiali, quattro coppe del mondo, sei coppe di discesa, quattro di supergigante, tre di combinata. Da tali sublimi altezze ci si poteva aspettare che la campionessa sapesse prendere la tribolazione con sereno distacco, magari con un pizzico di quella amabile ironia con la quale i grandi sanno rendersi cari all’umanità nel momento in cui si beccano, pure loro, una bella tegola in testa. Lindsey invece ha voluto farci piangere: «Sono distrutta (devastated)», ha detto, «nell’annunciare che non sarò in grado di gareggiare a Sochi». Eppure, a ben considerare, queste piccole disgrazie sono proprio le occasioni ideali per tirar su di morale tutti quei disgraziati che sono veramente giù di morale. E’ un piacere dell’anima ineffabile, che qualche maligno potrebbe pure definire sottilmente egoistico: quindi, al bisogno, anche a portata della sola intelligenza, nel caso un cuore forte e magnanimo mancasse all’appello.

MATTEO RENZI 09/01/2014 Risparmiatore [ri-spar-mia-tó-re] s.m. (f.-trice) – chi si muove in ambito finanziario [Il Renzi, Dizionario del Job Act]. Devo dire che il mondo è sempre più strano. Nacqui con la convinzione che il risparmio fosse “sudato” per definizione. In quel tempo il risparmio era considerato un sacrificio, meritevolissimo di essere “redditizio” stante la sua riconosciuta pubblica utilità. In quel tempo il risparmio non era considerato un diversivo o un passatempo, ma un’impresa piuttosto penosa. Chi può provi a non scialacquare e capirà che è faticoso come lavorare: in fondo anche risparmiare è un lavoro. L’aggiornatissimo sindaco di Firenze, naturalmente, di questi dogmi secolari non poteva che farsene un baffo. Sulle tasse ha le idee chiare: «Chi produce lavoro paga di meno, chi si muove in ambito finanziario paga di più, consentendo una riduzione del 10% dell’IRAP per le aziende. Segnale di equità oltre che concreto aiuto a chi investe.» Già, però chi investe nelle sue grandi imprese economiche ha bisogno di due collaboratori, a monte e a valle: il risparmiatore, che lo finanzia, e il consumatore, che gli compra i prodotti, i quali non sono poi che la stessa persona: fai fuori l’uno e non avrai neanche l’altro.

L’ULTIMA SUI MARO’ 10/01/2014 Nella più seria delle faccende c’è sempre un lato comico. In quella dei marò bloccati in India il lato comico rischia ormai di superare quello tragico. Non entro nel merito delle accuse. Però, mi sembra di ricordare che all’inizio c’era solo da capire quando li avremmo portati a casa. Poi se saremmo riusciti a farli processare in Italia. Poi se saremmo riusciti ad assicurare loro un giusto processo. In India. E’ di ieri la notizia che la corrispondente del canale televisivo Cnn-Ibn avrebbe riferito che il ministro degli Esteri indiano Salman Khursid avrebbe detto che l’India avrebbe dato assicurazione all’Italia che la vicenda di Salvatore Girone e Massimiliano Latorre non rientrerebbe nei casi in cui si può applicare la pena di morte; lo avrebbe detto spiegando il suo punto di vista sulla faccenda al suo collega ministro degli Interni Sushil Kamar Shinde; il quale ministro degli Interni, peraltro, sempre sulla faccenda, avrebbe l’ultima parola. La notizia, converrete, ha una sua asiatica, inquietante sinuosità, ma ai media italiani è bastata per dare per certa la sopramenzionata assicurazione. Per convincercene l’hanno perfino spacciata per una “buona notizia”. E per cantare vittoria aspettano solo il giorno in cui anche l’ergastolo sarà scongiurato.

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