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Una settimana di “Vergognamoci per lui” (166)

Un giorno di gogna non fa male a nessuno. Come dicono i filosofi più in gamba, è tutta esperienza. Su GIORNALETTISMO.COM

VLADIMIR LUXURIA 17/02/2014 Piatto ricco, mi ci ficco. Grande colpo della Vladi, che è riuscita a farsi arrestare nientemeno che dagli sgherri di Putin. Le sue amiche, preoccupatissime, si stanno mangiando le unghie per l’invidia. La sciantosa si è fiondata a Sochi, dove con la sua classe superiore ha abbagliato i poliziotti al suo primo apparire, ma solo per farli rimanere poi a bocca aperta tirando fuori come per magia una bandieretta arcobaleno con la scritta “Gay è OK” in russo. E’ stata arrestata e sbattuta in cella in men che non si dica da certi energumeni che ti raccomando. Un affondo fulmineo, un blitz trionfale: veni, vidi, vici. Ce lo ha confermato Imma Battaglia, presidentessa onoraria di “Dì Gay Project”: «L’atteggiamento degli agenti è stato brutale e aggressivo. Nessuno parla inglese. Ora si trova da sola in una stanza con luci al neon sulla faccia, presumibilmente in stato di fermo. Chiediamo un intervento immediato del ministro Bonino». Insomma, tutto sembra procedere a meraviglia, compresi quei poveri bruti di poliziotti che non parlano inglese. Accadde anche coi tifosi laziali arrestati in Polonia: nessuno lì, dissero, parlava inglese. La cosa non mi ha mai convinto molto: se non siamo noi i peggiori parlatori d’inglese del mondo è solo perché a sopravanzarci ci sono i francesi, che in certe cose, non fosse che per orgoglio, sono inarrivabili. Ma per ritornare alle imprese di Russia: ecco, io non vorrei rovinare la festa, però confesso che ho qualche timore per le sorti della spregiudicatissima Vladimir. Gli orchi di Putin tutto potevano aspettarsi, ma non questo: un’affascinante signora italiana con lo stesso nome dello Zar! Per adesso si stanno grattando vigorosamente il capoccione, nella vana speranza di capirci qualcosa. Ma poi? Non vorrei che con la scusa dello sdegno, stregati dall’intrigantissima Vladi, cedessero ad istinti belluini.

LA GIUSTIZIA PALLOSA 18/02/2014 Milano, vicenda Maugeri: la procura: «processate Formigoni». Roma, vicenda polizza vita: la procura: «processate Gasparri». Napoli, vicenda compravendita senatori: nuovo filone di indagini (mentre è già iniziato il processo contro il Berlusca, quello col Senato che si è costituito parte civile). Napoli, vicenda rimborsi facili: arrestato l’ex braccio destro del governatore Caldoro. Verona, l’accusa è corruzione: arrestato Vito Giacino, ex vice-sindaco della giunta Tosi. Palermo, trattativa stato-mafia: il pm Di Matteo querela Sgarbi, Ferrara, Facci e Deaglio. Piemonte, elezioni regionali 2010: il Consiglio di Stato boccia il ricorso di Cota contro la sentenza del Tar che le aveva annullate. Sant’Agata di Militello (Messina), associazione a delinquere: indagato l’ex sindaco e attuale senatore di Ncd Bruno Mancuso. E’ tutta roba degli ultimi giorni. Ma non pensate anche voi che sia venuto il momento di chiedere alla magistratura di bastonare con calda passione, feroce determinazione, per davvero e non per finta, come fa da vent’anni, pure i sinistrorsi? Non per amor di giustizia, che ci è antropologicamente estranea, ma così, per capriccio, per il gusto del nuovo, per puro estetismo, e soprattutto per non farci morire di noia?

GUIDO BARILLA 19/02/2014 Fino a poco tempo fa solo la zazzera un po’ scarmigliata e la figura atletica gl’impedivano di essere una delle figure pubbliche più noiose e prudenti del paese. Poi per due parole innocenti venne crocifisso dalla setta esaltata degli anti-omofobi. Quello fu il primo trauma. Gli toccò bere l’amaro calice della ritrattazione. E qui ebbe un secondo trauma, o, per meglio dire, qui fu folgorato dalla scoperta di quanto fosse piacevole essere in sintonia con lo spirito del tempo. E così l’altro giorno, intervistato da Gianni Minoli su Radio 24 le ha cantate schiette: Squinzi? Ha fatto bene a essere durissimo col governo Letta. Renzi? Energia rivoluzionaria. La Fiat? Ha usata Confindustria e poi l’ha mollata. Diego Della Valle e John Elkann? Scelgo Della Valle. Berlusconi? Siamo amici ma non mi ha mai chiesto di entrare in politica. Io, a naso, dico che non è finita qui. Lo terrò d’occhio. E’ una parabola umana che si prospetta interessantissima

LA «PRIMAVERA» UCRAINA 20/02/2014 E’ commovente vedere come i giornali occidentali stiano scoprendo solo ora, che siamo alle soglie della guerra civile, che in Ucraina potrebbe aprirsi lo scenario da incubo delle guerre nella ex-Jugoslavia. In fondo la copertura mediatica degli eventi ucraini dai tempi della rivoluzione arancione in poi è stata il modello per quella più recente delle primavere arabe: un misto di pigrizia, di conformismo e di democraticismo da salotto. Non lo dico adesso: lo scrivevo su Giornalettismo quattro anni fa. Adesso veniamo dunque a scoprire che di Ucraine ce ne sono almeno quattro. Due grandi: l’Ucraina ucrainofona (ortodossa) grosso modo ad occidente del Dnjepr; e l’Ucraina russofona (ortodossa) grosso modo ad oriente del Dnjepr. Due piccole: la Crimea, repubblica autonoma abitata da una maggioranza russa (ortodossa) vera e propria, e da una storica minoranza tatara (musulmana); e l’unico lembo di terra ucraina veramente europeo: le province dell’estremo occidente storicamente (oggi molto meno) multi-etniche (ucraini, polacchi, tedeschi, ebrei, rumeni, ecc.) cariche perfino nei nomi (Volinia, Transcarpazia, ad esempio) del loro retaggio polacco e asburgico, che hanno in Leopoli la roccaforte del cattolicesimo ucraino. La stessa Leopoli che in questi giorni molti buontemponi definiscono come la roccaforte del nazionalismo ucraino, neanche sospettando che il vero nazionalismo ucraino di Cattolicesimo ed Europa non vuol nemmeno sentir parlare.

FABIO FAZIO 21/02/2014 Come forse qualcuno di voi ricorderà, una decina di giorni fa, con l’irresistibile sicumera che sempre mi contraddistingue e che fa la mia e, spero, la vostra felicità, avevo predetto che al momento di rievocare la figura dello scomparso Claudio Abbado, il conduttore del Festival di San Remo, strizzando l’occhio all’Italia Migliore, non avrebbe mancato di menzionare “l’impegno civile” del direttore d’orchestra. Fabio Fazio, invece, ha avuto il cattivo gusto di tradire se stesso pur di negarmi un meritato trionfo. Oserei dire che me l’aspettavo. Anzi, me l’aspettavo senz’altro! In compenso, per darmi soddisfazione, Fazio ha preferito ricordare con tatto squisito le parole proferite dal celebre architetto, senatore e oserei dire suo amico Renzo Piano, nel discorso tenuto al Senato in commemorazione del suo amico – amico di Renzo – Claudio: «Abbado è sempre stato convinto di una cosa: che la bellezza, l’arte, la cultura rendono le persone migliori», non prima però di aver ricordato la cosa più importante: «Ho avuto l’onore della sua conoscenza e della sua amicizia». L’amicizia di Claudio, l’amico di Renzo.

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Una settimana di “Vergognamoci per lui” (165)

Un giorno di gogna non fa male a nessuno. Come dicono i filosofi più in gamba, è tutta esperienza. Su GIORNALETTISMO.COM

«IL PAESE SPACCATO»  10/02/2014 Svizzera «paese spaccato»: al referendum per l’introduzione di una legge che metta un tetto all’immigrazione ha vinto di strettissimo margine il “sì”. Grosso modo – grosso modo – succede sempre così in democrazia: alle elezioni politiche un grosso partito, o una coalizione di partiti, vince e un altro grosso partito, o un’altra coalizione di partiti, perde; in caso di elezioni presidenziali, o vince il candidato dei conservatori, o vince quello dei progressisti; in caso di consultazioni referendarie, o vince il “sì”, o vince il “no”, oppure vince l’astensione, nel caso ai sostenitori del “no” convenga puntare al mancato raggiungimento dell’eventuale quorum. In democrazia le vittorie tendono sempre ad essere fisiologicamente piuttosto strette. Una vittoria con 10 punti percentuali di vantaggio (55% contro 45% alle presidenziali per esempio) passa per un successo travolgente. Eppure è anche vero che parlando a spanne, astrattamente, pure in quel caso si può benissimo dire che grosso modo – grosso modo – i contendenti hanno conquistato ciascuno circa metà degli elettori. Ed è così che spesso chi vince, volendo infierire, parla esaltato di «un trionfo della democrazia»; e chi perde per dispetto fa la Cassandra e parla o scrive, preoccupatissimo, di «paese spaccato»: e direi che ormai hanno veramente «spaccati i marroni».

FABIO FAZIO 11/02/2014 Essendo impensabile che qualsiasi persona raziocinante, spettatore o critico, colto o bifolco, ne potesse mai individuare la segreta trama; ed essendo impensabile che un furbacchione come lui potesse farsi sfuggire l’occasione di sgattaiolare dentro l’alone di gloria, dorato e fuggitivo, de “La grande bellezza”; il conduttore del Festival di Sanremo ha pensato bene di rivelarci il modo migliore per poter sopravvivere alla straziante mattonata della canzone italiana e, per poterne, anzi, misurare appieno l’alto valore aggiunto culturale: «Il tema che farà da filo conduttore», ha detto Fabio, «sarà quello della bellezza, sentito come necessità». Per soggiogare del tutto il vasto pubblico dei babbei ha poi aggiunto: «Ci sarà anche un omaggio al maestro Claudio Abbado, sarà un momento importante per il Festival.» Maestro anche «nell’impegno civile», ovviamente: questo ve lo posso anticipare io. Fabio lo dirà nell’omelia. Perché con questi presupposti assistere al Festival sarà come andare a Messa: all’uscita vi sentirete una persona migliore.

GLI SMEMORATI BIPARTISAN 12/02/2014 I complotti abbondano nella bocca degli stolti, ancor più del riso. Le macchinazioni, quando esistono, sono solo la parte finale di un dramma molto più esteso. E’ la storia che spiega la cronaca, non il contrario. Contro l’ex premier Berlusconi non c’è stato nessun complotto. C’è stata invece una volontà generalizzata e manifesta di mandarlo a casa a tutti i costi. Prima delle elezioni del 2008 Berlusconi per tre lustri era stato oggetto di una campagna di demonizzazione ossessiva ma tutto sommato “classica”, portata avanti di conserva con l’attivismo mitomane dei giustizieri di casa nostra. Nel 2010, un po’ per disperazione, la macchina del fango di grandissima lunga più professionale che l’Italia abbia mai conosciuto sparò la cartuccia della mostrificazione di Berlusconi, puntando tutto sugli aspetti più intimi della sua vita privata. La demonizzazione di Berlusconi, detto tra parentesi, è sempre stata, naturalmente, tutta roba confezionata a casa nostra per essere poi esportata all’estero con zelo straordinario al fine di internazionalizzare “il caso italiano”. Alla fine del 2010 la scissione finiana e la campagna di sputtanamento sembravano aver dato il colpo di grazia al Berlusca. Ma il suo governo, com’era prevedibile e come io previdi, resse. Da quel momento apparvero di colpo sulle gazzette della Migliore Italia una montagna di articoli di pensosi costituzionalisti e intellettuali sulle magagne di un sistema democratico che concedeva a Berlusconi la possibilità di avere una democratica maggioranza! Ci furono appelli più o meno discreti ad entità sovranazionali. La sempre misurata Barbara Spinelli arrivò ad invocare il ripescaggio dell’ostracismo dei tempi di Pericle! E già ci si sbizzarriva sui nomi dei futuri timonieri. Nel “Vergogniamoci” del 4 marzo 2011, di cui fu vittima Carlo De Benedetti, scrissi: «Il nome gli è venuto in mente solo perché da molto tempo il sogno proibito ma niente affatto segreto del Partito di Repubblica è di commissariare la democrazia italiana. Fatto sta che per battere quella macchietta che ha fatto dell’Italia una barzelletta il primo dei democratici propone alla sinistra una figura dal profilo esattamente opposto, l’ex commissario europeo Mario Monti: un tecnico prestigioso, un altissimo e rispettato funzionario, un uomo uso a misurare le parole, contegnoso, irreprensibile, serio. Insomma, un professore perfettamente imbalsamato e perfettamente innocuo. Una macchietta. Seriosa però.» Berlusconi però continuava a resistere, anche dopo la crisi libica. Fu solo un evento esterno a rendere possibile la realizzazione di questo disegno: la tempesta finanziaria internazionale e la crisi dello spread. In un clima d’isterismo collettivo che andava ben al di là dei nostri confini, la mostruosa “impresentabilità” berlusconiana fece del Caimano il capro espiatorio ideale. Ma Bersani e il Pd, al contrario di certe bubbole che si leggono oggi, non furono dolorosamente privati di una certissima vittoria elettorale dalla nascita del governo Monti, per il fatto stesso che questo nacque alla condizione che le elezioni non si celebrassero. Infatti, se il Berlusca non fu mai sfiduciato è perché in parlamento bivaccava beatamente un gruppo robustissimo di onorevoli centristi privi di certezze per il futuro. Bersani e il Pd, semplicemente, fecero buon viso alla nascita del governo Monti pur di mandare a casa Berlusconi. Berlusconi resistette fino all’ultimo, e quando si arrese ebbe la lucidità di appoggiare il progetto montiano; mentre invece la “sua stampa” più pettoruta e confusionaria, quella che oggi parla di complotto, si era già arresa da mesi e in quel momento voleva andare furiosamente incontro al suicidio delle elezioni. Roba da matti.

GLI STRATEGHI DEL CORRIERE DELLA SERA 13/02/2014 Finora hanno sempre fallito. Credete che con Renzi al comando questa potrebbe essere la volta buona? Impossibile. Per il Partito del Corriere (o del Sole 24 Ore) si tratta dell’ennesimo tentativo di coagulare intorno ad un centro politico di primi della classe un consenso parlamentare e popolare che si possa in futuro strutturare in una vera forza politica egemone; un tentativo non golpista ma piuttosto muscolare di rinverdire i fasti del suffragio ristretto in un contesto pienamente democratico. Un controsenso. Ci provarono con la macchietta seriosa di nome Mario Monti. Ma l’approccio fu così smaccatamente tecnocratico che la breve parabola di Super Mario finì nel ridicolo. Andati a sbattere contro la legge della politica e del consenso ci hanno riprovato con un governo mezzo tecnico e mezzo politico guidato da un bravo scolaretto di nome Enrico Letta. Da un mese l’hanno abbandonato al suo destino. Fallita l’impresa di destrutturare la politica italiana disprezzandone i protagonisti, hanno deciso di arrendersi alla politica lanciando un’Opa sul Pd attraverso Renzi, il quale dovrà scegliere se restare prigioniero di un progetto asetticamente liberal che al popolo di sinistra non dirà un bel nulla e destinato a finire nel nulla, oppure se al contrario finire in bocca – in assenza di una matura, onesta, pacifica, non giacobina piattaforma politica socialdemocratica – al Partito di Repubblica o, peggio ancora, a quello dei vaffanculisti.

LA PEDOEUTANASIA 14/02/2014 D’ora in poi in Belgio anche un bambino potrà chiedere l’eutanasia. Naturalmente dovrà essere consigliato dal personale medico e da uno psichiatra, dovrà essere «capace di discernimento», dovrà avere l’assenso di entrambi i genitori, dovrà soffrire di una malattia in fase terminale e dovrà essere in uno stato di sofferenza fisica insopportabile e duratura. La sofferenza insopportabile e duratura è peraltro insondabile, dato che nell’uomo al dolore fisico propriamente detto si somma e si mescola sempre, in dosi variabilissime, l’angoscia: per il primo ci sarebbero gli antidolorifici, per la seconda la vicinanza affettiva e spirituale. Tuttavia uno potrebbe dire che di alleviate sofferenze senza prospettive di guarigione non gli importa un bel nulla, e che preferisce di gran lunga essere “aiutato” a togliere il disturbo con la massima speditezza possibile. Ai miei occhi non sarebbe una volontà moralmente giustificabile; ma “umanamente”, per così dire, potrebbe essere comprensibile. Non capisco però come i sedicenti super-umanisti fautori dell’eutanasia, nel profondo della loro sensibilissima umanità, non riescano a sentire come una profanazione anche il solo atto di prospettare ad un bambino, che da solo “umanamente” non ci arriverebbe mai, l’idea di poter chiedere di essere dolcemente “ucciso”. In questo somigliano un po’ a quei pedofili che s’immaginano fanciulli consenzienti.

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Una settimana di “Vergognamoci per lui” (164)

Un giorno di gogna non fa male a nessuno. Come dicono i filosofi più in gamba, è tutta esperienza. Su GIORNALETTISMO.COM

STEFANIA GIANNINI 03/02/2014 Pier Ferdinando Casini torna nel centrodestra senza se e senza ma, ossia l’unico esistente, l’unico possibile e l’unico futuribile (anche senza Silvio): quello berlusconiano. Bisognerà solo vedere come la prenderanno i berlusconiani; non certo Berlusconi che, politicamente parlando, è l’uomo più buono del mondo. Già i risultati delle ultime elezioni politiche gli avevano fatto capire che non c’era più trippa per i gatti del mitico centro. Stupendomi non poco, con franche parole che sembravano adombrare un dignitoso addio alla politica, lo aveva anche virilmente ammesso, cosa imbarazzante per chi, come me, lo aveva perfidamente fustigato in svariate, piacevolissime occasioni. Per fortuna l’incombente Italicum, restituendocelo il tutto il suo pragmatico splendore, ci ha liberato dai sensi i colpa nei suoi confronti. E’ certo, tuttavia, che l’inconsueta schiettezza di Pier Ferdinando ha molto a che fare coi suoi trent’anni di vita parlamentare: ci sarà tempo per ricominciare a menare il can per l’aia, ma per il momento è meglio lasciare certe smargiassate da dilettanti a novizi come la presidentessa di Scelta Civica, la quale ha preannunciato l’incorporazione dei montiani tra gli addetti alle salmerie dell’esercito renziano con queste parole: «Con il segretario del Pd ci confrontiamo su riformismo, e se agli annunci seguiranno i fatti si avvierà di certo un dialogo importante.»

LA COMMISSIONE EUROPEA 04/02/2014 E’ stato finalmente presentato il primo Rapporto anti-corruzione della Commissione Europea. Per l’Italia, come previsto, son cazzi amari. I giornali dell’Italia democratico-progressista hanno salutato con molto favore la parte dedicata al nostro paese, riscontrando come in Europa si abbia ormai piena consapevolezza della realtà italiana. «E’ tutto quello che noi abbiamo sempre detto, e adesso finalmente lo dice anche l’Europa»: queste parole possono riassumere il sentimento generale delle sopramenzionate gazzette. Ed hanno completamente ragione. Infatti basta solo leggiucchiare qua e là la versione in italiano dell’allegato dedicato all’Italia, gustarne lo stile, il lessico, le argomentazioni, le inferenze, per capire con assoluta chiarezza che le sedici pagine di cui si compone sono state redatte originariamente in italiano da italiani purosangue e non tradotte dall’inglese. Suvvia, cara Commissione Europea, un po’ di trasparenza! E vivaddio! I nomi, vogliamo i nomi!

I PROMOTORI DELLA LISTA TSIPRAS 05/02/2014 Barbara Spinelli, Andrea Camilleri, Paolo Flores D’Arcais, Luciano Gallino, Marco Revelli e Guido Viale: ecco i campioni della società civile che si sono incapricciati del giovane leader di Syriza. Volenti o nolenti, è impossibile che il fracasso da loro prodotto non vi sia giunto almeno una volta all’orecchio: sono i tromboni dell’anti-populismo e i cantori della bella politica. Syriza è dal canto suo una formazione politica nata dall’unione di una quindicina di partitini, per una metà comunisti/trotzkisti/maoisti, e per l’altra della sinistra radicale. Naturalmente Syriza è un partito antifascista e antinazista al massimo grado. Ma se gli togli l’esaltato laicismo progressista ed un vago pacifismo, per il resto Syriza abbraccia idee politiche che somigliano terribilmente a quelle del “socialismo nazionale” novecentesco di infaustissima memoria. Insomma, è populismo di sinistra della più bell’acqua. I sullodati campioni ne sono giustamente incantati. Infatti, come disse acutamente l’ottimo Zamarion, parafrasando Flaiano, i populisti veri si dividono in due categorie: i populisti e gli anti-populisti.

L’ONU 06/02/2014 La religione dei diritti umani odia il Cristianesimo di cui è una parodia e del cui universalismo è figlia. Essa proclama la fratellanza universale ma mancando di un padre e di una patria celeste ha dei grossi difetti strutturali: non conosce l’umiltà, e quindi neanche la misericordia, e non riconosce una verità sulla quale incardinare una morale. Ragion per cui il suo universalismo non può che sfogarsi nel particolare. Mettere in riga il cittadino del mondo; insegnargli per filo e per segno come debba comportarsi in obbedienza alle cangianti regole di un catechismo aggiornato quotidianamente, a seconda delle mode e dei capricci; predicare in continuazione senza offrire un credo o una speranza: in questo nichilismo occhiuto ed intimidatorio sta tutta la missione dei suoi adepti, nonché il segreto per soddisfare la loro sete di potere. Ed è naturale perciò che da quando hanno occupato le casematte dell’ONU abbiano preso di mira il loro particolare “Anticristo”, la Chiesa Cattolica, che non solo continuano con cupo e sordo cipiglio a rampognare sulla questione degli abusi sui minori, ma alla quale ora pretendono di tirare le orecchie anche per questioni di dottrina.

ROCCO BUTTIGLIONE 07/02/2014 Quando Berluschino e Berlusconi si sono messi d’accordo per l’Italicum, i fuoriclasse dell’Udc hanno stappato le bottiglie di spumante: tornare da Berlusconi ammettendo di aver sbagliato tutto e di non saper dove andare a sbattere la testa era decisamente umiliante; tornarci perché costretti, a loro detta, da una legge elettorale perfida e sleale ha invece tutta la piacevolezza del vittimismo più languido. Buttiglione, intervisto da “il Sussidiario.net”, ha tuttavia idee chiarissime, le solite per cui è giustamente famoso: «Noi non ritorniamo con Berlusconi, ma vogliamo collaborare a fare un centrodestra nuovo». Ricorderete che l’emarginazione di Berlusconi era considerata fino a poco tempo fa dai centristi la precondizione per la costruzione di un qualsiasi nuovo centrodestra: ma è un’aporia che non può certo impensierire un formidabile filosofo come Rocco. «Ciò che vogliamo fare anche in Italia è il Partito Popolare Europeo, cioè un centro alternativo alla sinistra», continua il filosofo sparando la balla spaziale di sempre. Ricorderete che fino ad un secondo fa il Buttiglione rinsavito voleva fare un nuovo centrodestra, mentre ora vuole fare un centro, cioè lo stesso progetto demenziale e politicamente corretto che lo aveva allontanato dal Berlusca: è un’aporia anche questa, ma anche questa superabile dalla filosofia del maestro. Anche perché Rocco chiude l’intervista con questo approccio altamente problematico: «Il nostro problema deve essere quello di costruire il Ppe in Italia, cioè un grande partito che abbracci circa la metà dell’elettorato italiano». Ricorderete che fino a qualche secondo fa l’ex rinsavito Buttiglione voleva fare un centro alternativo alla sinistra, mentre ora vuole abbracciare metà dell’elettorato, e quindi, necessariamente, anche quello di destra: direi che anche questa è una bella aporia, e direi pure insuperabile anche per un filosofo di vaglia, ma normale. Non certo per un filosofo democristiano.

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Una settimana di “Vergognamoci per lui” (163)

Un giorno di gogna non fa male a nessuno. Come dicono i filosofi più in gamba, è tutta esperienza. Su GIORNALETTISMO.COM

LA REPUBBLICA & L’ESPRESSO 27/01/2014 Claudio Abbado ci ha lasciati il 20 gennaio. E’ stato stupendo vedere come gli storici organi dell’Italia Migliore abbiano saputo vincere lo sgomento profondissimo per l’immensa perdita e con uno sforzo eroico siano riusciti a rendere al Maestro un omaggio degno quanto dovuto. Ed è così che si è arrivati alla decisione di riproporre «una collana nata in collaborazione» col Sommo: 12 CD «che portano una grande emozione» dedicati al «genio assoluto nella storia della nostra cultura», in uscita settimanale con La Repubblica e L’Espresso a 9,90 €. Il 25 gennaio è uscita la prima delle pietre miliari, un CD con musiche di Beethoven. Il Maestro era morto da appena un centinaio di ore: strepitoso. Ma sacrosanto. Era giustissimo infatti battere il ferro finché era caldo, prima almeno che la coltissima moltitudine degli antiberlusconiani si dimenticasse che Abbado era un grande direttore d’orchestra e non la sua strombazzata protesi: la macchietta dell’impegno civile.

FABRIZIO BARCA 28/01/2014 La testa d’uovo del Partito Democratico l’altro giorno era a New York, a tenere una conferenza all’Onu sulle disuguaglianze nel mondo, organizzata dall’Istituto italiano di cultura, dove “La Stampa” lo ha intervistato. Barca era abbronzato, riportava Alain Elkann, indossava una giacca a vento arancione ed era appena tornato dalla Patagonia reduce da una settimana di trekking. Non è un delitto, sia chiaro, spostarsi fino alla fine del mondo per delle amene escursioni tra boschi, valli, steppe, altipiani, laghi e ghiacci. Però mi chiedo, da berlusconiano – ed è un serio quesito di stampo antropologico quello che pongo – perché da noi l’uomo di sinistra tenda troppo stesso a recitare la parte del figlio del Popolo e della Resistenza, per capirci quel babbeo che si sveglia la mattina belando Bella Ciao, ed imposta tutta la sua giornata di conseguenza; oppure perché, al contrario e sempre troppo spesso, gli scappi di essere così schifosamente trendy. E’ vero che noi a destra abbiamo per modello Silvio; ma meglio un autentico, vitale e pittoresco spaccone come lui che una doppia e funerea caricatura.

EUGENIO FINARDI 29/01/2014 Proprio quando si pensava che ormai avesse appesa definitivamente la chitarra al chiodo, Eugenio ha sorpreso tutti annunciando il suo ritorno in campo. Il fatto è ancora più straordinario se si considera che il suo nuovo album, a quasi quarant’anni di distanza dalla musica ribelle – quella che ti vibrava nelle ossa, che ti entrava nella pelle, che ti diceva di uscire, che ti urlava di cambiare, di mollare le menate e di metterti a lottare – è di nuovo «un disco di lotta» senza se e senza ma. Bravo. Son sicuro che farà un figurone, vista anche la roba che c’è in giro da lustri. Ne sono sicuro perché da tempo mi sono arreso all’evidenza: certi artisti per dare coraggiosamente il meglio di se stessi hanno bisogno di essere in pace con la propria puerile coscienza politica e di credere ancora con candore alla rivoluzione. Dico con candore perché questi non sono frivoli furbacchioni alla Jovanotti, che è nullo in tutto. Sono solo casi disperati: se guarissero dalla malattia non avrebbero più niente da offrire all’umanità.

L’UNIONE EUROPEA 30/01/2014 Barbara Spinelli bastona l’Unione Europea sulla questione ucraina e per una volta posso dire di non essere completamente in disaccordo con una delle mie vittime preferite. La questione se l’Ucraina sia europea o russa è foriera di pericolosi equivoci. Se proprio bisogna scegliere, allora è giusto dire che l’Ucraina è, senza alcun dubbio, molto più russa che europea, per profondissime ragioni culturali, linguistiche, religiose. L’epopea ucraina è fondamentalmente anti-musulmana o anti-ottomana, da una parte, e anti-cattolica o anti-polacca dall’altra, mentre i rapporti con la Russia sono sempre stati conflittuali, ambivalenti, improntati ad un sentimento di odio-amore, tipici di un paese geloso delle proprie peculiarità, ma che, allo stesso tempo ed in larga misura, si è considerato per secoli un bastione e una culla dell’ortodossia e dello slavismo orientale in una vasta zona di frontiera. La conquista dell’indipendenza vide la nascita di un paese ancora molto imperfettamente fuso, abitato per un terzo da russofoni, da gente bilingue, da gente che parla un misto di ucraino e russo, oltre che da altre minoranze. Con tutto questo l’Europa e gli Stati Uniti, invece di esercitare con duttilità un’intelligente azione di sostegno a Kiev nei confronti dell’ingombrante vicino russo, si sono inventati, di sana pianta, con lo stesso spirito frivolo mostrato verso le primavere arabe, un’Ucraina “europea” che non è mai esistita. Se oggi siamo alle soglie della guerra civile non è solo colpa del famigerato Putin.

LUCIA ANNUNZIATA 31/01/2014 «Partigiani o fascisti?» si chiede la direttrice dell’Huffington Post a proposito dei descamisados di Grillo, a conferma che nel 2014 in Italia c’è ancora un popolo numeroso, bacchettone, opportunista, saputello, rompicoglioni, e in definitiva molto ottuso, che non si è ancora arreso alle mordaci e spassose verità di Flaiano («I fascisti si dividono in due categorie: i fascisti e gli antifascisti.») o di Churchill («Bizzarro popolo gli italiani. Un giorno 45 milioni di fascisti. Il giorno successivo 45 milioni tra antifascisti e partigiani. Eppure questi 90 milioni di italiani non risultano dai censimenti.»). Fosse solo questo! Nella domanda dell’Annunziata c’è di peggio: c’è l’incapacità della sinistra di vedere nel sanculottismo grillino la caricatura di se stessa, il frutto maturo della stagione moralistica lanciata da Berlinguer per rinverdire, camuffandone i tratti, i fasti della diversità comunista. Per quanto strampalata, la richiesta di impeachment dell’ex compagno Napolitano non è poi tanto più pretestuosa di quella che il Pci preannunciò nei confronti dell’innocente Leone, che però si dimise prima, o di quella avanzata dal Pds nei confronti del picconatore Cossiga. E i complimenti rivolti dal cittadino De Rosa alle colleghe democratiche in Commissione Giustizia alla Camera per la loro naturale predisposizione per le arti lewinskiane, cosa sono se non il riflesso di quelli rivolti dal bel mondo progressista alle parlamentari berlusconiane? Ma sembra che De Rosa abbia un’attenuante, almeno così dice chi lo difende: sarebbe stato insultato. Gli avrebbero dato del «fascista». Tanto per chiudere il cerchio in bellezza.