Una settimana di “Vergognamoci per lui” (163)

Un giorno di gogna non fa male a nessuno. Come dicono i filosofi più in gamba, è tutta esperienza. Su GIORNALETTISMO.COM

LA REPUBBLICA & L’ESPRESSO 27/01/2014 Claudio Abbado ci ha lasciati il 20 gennaio. E’ stato stupendo vedere come gli storici organi dell’Italia Migliore abbiano saputo vincere lo sgomento profondissimo per l’immensa perdita e con uno sforzo eroico siano riusciti a rendere al Maestro un omaggio degno quanto dovuto. Ed è così che si è arrivati alla decisione di riproporre «una collana nata in collaborazione» col Sommo: 12 CD «che portano una grande emozione» dedicati al «genio assoluto nella storia della nostra cultura», in uscita settimanale con La Repubblica e L’Espresso a 9,90 €. Il 25 gennaio è uscita la prima delle pietre miliari, un CD con musiche di Beethoven. Il Maestro era morto da appena un centinaio di ore: strepitoso. Ma sacrosanto. Era giustissimo infatti battere il ferro finché era caldo, prima almeno che la coltissima moltitudine degli antiberlusconiani si dimenticasse che Abbado era un grande direttore d’orchestra e non la sua strombazzata protesi: la macchietta dell’impegno civile.

FABRIZIO BARCA 28/01/2014 La testa d’uovo del Partito Democratico l’altro giorno era a New York, a tenere una conferenza all’Onu sulle disuguaglianze nel mondo, organizzata dall’Istituto italiano di cultura, dove “La Stampa” lo ha intervistato. Barca era abbronzato, riportava Alain Elkann, indossava una giacca a vento arancione ed era appena tornato dalla Patagonia reduce da una settimana di trekking. Non è un delitto, sia chiaro, spostarsi fino alla fine del mondo per delle amene escursioni tra boschi, valli, steppe, altipiani, laghi e ghiacci. Però mi chiedo, da berlusconiano – ed è un serio quesito di stampo antropologico quello che pongo – perché da noi l’uomo di sinistra tenda troppo stesso a recitare la parte del figlio del Popolo e della Resistenza, per capirci quel babbeo che si sveglia la mattina belando Bella Ciao, ed imposta tutta la sua giornata di conseguenza; oppure perché, al contrario e sempre troppo spesso, gli scappi di essere così schifosamente trendy. E’ vero che noi a destra abbiamo per modello Silvio; ma meglio un autentico, vitale e pittoresco spaccone come lui che una doppia e funerea caricatura.

EUGENIO FINARDI 29/01/2014 Proprio quando si pensava che ormai avesse appesa definitivamente la chitarra al chiodo, Eugenio ha sorpreso tutti annunciando il suo ritorno in campo. Il fatto è ancora più straordinario se si considera che il suo nuovo album, a quasi quarant’anni di distanza dalla musica ribelle – quella che ti vibrava nelle ossa, che ti entrava nella pelle, che ti diceva di uscire, che ti urlava di cambiare, di mollare le menate e di metterti a lottare – è di nuovo «un disco di lotta» senza se e senza ma. Bravo. Son sicuro che farà un figurone, vista anche la roba che c’è in giro da lustri. Ne sono sicuro perché da tempo mi sono arreso all’evidenza: certi artisti per dare coraggiosamente il meglio di se stessi hanno bisogno di essere in pace con la propria puerile coscienza politica e di credere ancora con candore alla rivoluzione. Dico con candore perché questi non sono frivoli furbacchioni alla Jovanotti, che è nullo in tutto. Sono solo casi disperati: se guarissero dalla malattia non avrebbero più niente da offrire all’umanità.

L’UNIONE EUROPEA 30/01/2014 Barbara Spinelli bastona l’Unione Europea sulla questione ucraina e per una volta posso dire di non essere completamente in disaccordo con una delle mie vittime preferite. La questione se l’Ucraina sia europea o russa è foriera di pericolosi equivoci. Se proprio bisogna scegliere, allora è giusto dire che l’Ucraina è, senza alcun dubbio, molto più russa che europea, per profondissime ragioni culturali, linguistiche, religiose. L’epopea ucraina è fondamentalmente anti-musulmana o anti-ottomana, da una parte, e anti-cattolica o anti-polacca dall’altra, mentre i rapporti con la Russia sono sempre stati conflittuali, ambivalenti, improntati ad un sentimento di odio-amore, tipici di un paese geloso delle proprie peculiarità, ma che, allo stesso tempo ed in larga misura, si è considerato per secoli un bastione e una culla dell’ortodossia e dello slavismo orientale in una vasta zona di frontiera. La conquista dell’indipendenza vide la nascita di un paese ancora molto imperfettamente fuso, abitato per un terzo da russofoni, da gente bilingue, da gente che parla un misto di ucraino e russo, oltre che da altre minoranze. Con tutto questo l’Europa e gli Stati Uniti, invece di esercitare con duttilità un’intelligente azione di sostegno a Kiev nei confronti dell’ingombrante vicino russo, si sono inventati, di sana pianta, con lo stesso spirito frivolo mostrato verso le primavere arabe, un’Ucraina “europea” che non è mai esistita. Se oggi siamo alle soglie della guerra civile non è solo colpa del famigerato Putin.

LUCIA ANNUNZIATA 31/01/2014 «Partigiani o fascisti?» si chiede la direttrice dell’Huffington Post a proposito dei descamisados di Grillo, a conferma che nel 2014 in Italia c’è ancora un popolo numeroso, bacchettone, opportunista, saputello, rompicoglioni, e in definitiva molto ottuso, che non si è ancora arreso alle mordaci e spassose verità di Flaiano («I fascisti si dividono in due categorie: i fascisti e gli antifascisti.») o di Churchill («Bizzarro popolo gli italiani. Un giorno 45 milioni di fascisti. Il giorno successivo 45 milioni tra antifascisti e partigiani. Eppure questi 90 milioni di italiani non risultano dai censimenti.»). Fosse solo questo! Nella domanda dell’Annunziata c’è di peggio: c’è l’incapacità della sinistra di vedere nel sanculottismo grillino la caricatura di se stessa, il frutto maturo della stagione moralistica lanciata da Berlinguer per rinverdire, camuffandone i tratti, i fasti della diversità comunista. Per quanto strampalata, la richiesta di impeachment dell’ex compagno Napolitano non è poi tanto più pretestuosa di quella che il Pci preannunciò nei confronti dell’innocente Leone, che però si dimise prima, o di quella avanzata dal Pds nei confronti del picconatore Cossiga. E i complimenti rivolti dal cittadino De Rosa alle colleghe democratiche in Commissione Giustizia alla Camera per la loro naturale predisposizione per le arti lewinskiane, cosa sono se non il riflesso di quelli rivolti dal bel mondo progressista alle parlamentari berlusconiane? Ma sembra che De Rosa abbia un’attenuante, almeno così dice chi lo difende: sarebbe stato insultato. Gli avrebbero dato del «fascista». Tanto per chiudere il cerchio in bellezza.

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