Una settimana di “Vergognamoci per lui” (174)

Un giorno di gogna non fa male a nessuno. Come dicono i filosofi più in gamba, è tutta esperienza. Su GIORNALETTISMO.COM

DAVID BECKHAM 14/04/2014 David è finalmente tornato a fare il bronzo di Riace in mutande. L’occasione, una nuova collezione swimwear della H&M. Era un po’ che lo aspettavamo. Noooo, ma che pensate? Toglietemi tutto, ma non la mia vigorosa omo-ritrosia! Eravamo solo preoccupati per lui, e purtroppo oggi lo siamo ancora di più. Hai voglia di parlare di fisico statuario ed altre amenità: l’effetto dei tatuaggi è orripilante. Una metastasi. E davvero, di primo acchito, di fronte a questo abbruttito cannibale delle Isole Marchesi di qualche secolo fa, dalle braccia carbonizzate, lo sguardo è come rapito dalle piaghe provocate da una malattia deturpante. Mi domando come possa ancora, la povera Victoria, espletare i più sacri doveri coniugali con qualche residuo di voluttà. Soprattutto se dovessimo venire a scoprire che pure lì, sotto le mutande, il mostro ha messo radici! Ma non voglio credere che David sia già così sadico. O malato.

GRAZIANO DELRIO 15/04/2014 Prima di diventare molto timorato di Dio e padre di nove figli (avuti dalla stessa moglie: complimenti vivissimi) sembra che il simpatico Delrio, di famiglia comunista, da ragazzo fosse anarchico. E’ per questo, forse, che il sottosegretario alla presidenza del Consiglio giudica il nuovo corso renziano, che brilla per le tante donne della compagine ministeriale ed ora anche ai vertici delle grandi aziende di stato, alla stregua di una «rivoluzione culturale»: espressione innocente, non ne dubito, ma sinistramente legata al delirio maoista. «Sì, è vero», afferma Delrio, «puntiamo a promuovere le donne, fino ad arrivare a una sostanziale parità di genere nelle nomine.» Questa invece è un’affermazione imprudente, perché prendendola maliziosamente alla lettera si potrebbe sospettare (e mi riferisco soprattutto a certi suoi compagni di partito un po’ esaltati) che per il pio Delrio al mondo ci siano solo, come Dio comanda, maschi e femmine; e che il pio Delrio in materia di diritti LGBTQWXZKRHS abbia ancora molto da imparare.

ALTAN 16/04/2014 Ecco un esempio lampante di come la tediosa ed ottusa Italia migliore non solo non capisca, ma non voglia assolutamente capire Berlusconi. Insomma, c’è questa vignetta: una coppia di vecchietti sulla sedia a rotelle e con la classica coperta sulle gambe. Il vecchietto dice alla vecchietta: «Oggi pomeriggio viene il Berlusconi.» La vecchietta, che sicuramente è di sinistra nonostante l’età veneranda, giacché legge un libro e usa un linguaggio da maschiaccio, risponde: «Che palle.» Io sono invece fermamente convinto che un giorno solo alla settimana in casa di riposo per il condannato Berlusconi sia troppo poco. Lo dico da suo estimatore. Deve convincersene anche lui. Silvio dà il meglio di sé quando intrattiene, quando lo lasciano fare, quando improvvisa, e quando non ha un obbiettivo particolare: è la convivialità in persona. In compagnia dei vecchietti, si sentirà il primo della compagnia. Farebbe lo stesso coi barboni. Si divertirà un sacco, con l’amabilità che gli è propria, nel raccontare le fantasmagoriche avventure della sua vita e le tremende persecuzioni subite. Avrà un pubblico. Canterà canzoni francesi, e declamerà poesie, così, a braccio, meglio ancora se con parecchie licenze poetiche. Sarà un one-man show. Farà, su questo non c’è alcun dubbio, il cascamorto con le vecchiette, perché in loro, nonostante gli insulti del tempo e magari pure un principio di demenza senile, vedrà prima di tutto delle donne. Vorrà conquistarle tutte, pel piacer di porle in lista, e si sentirà in dovere poi, magnanimamente, di spiegare il segreto dei suoi successi ai vecchietti; i quali di sicuro non mancheranno di pensare e di dire: «chel lì l’è matt!»; ma solo per arrendersi con un minimo decoro alla parlantina del terribile vecchietto di Arcore. Ah, se si potesse farne un reality, o qualcosa del genere! Sarebbe la sua vera campagna elettorale. Perfino Renzi tremerebbe.

IL DISFATTISTA NEL PALLONE 17/04/2014 Ecco un altro sintomo della straordinaria stupidità – e starei per dire stupidità “morale” – raggiunta dal calcio italiano: lo stupore con cui vengono accolti gli inviti di Rudi Garcia a non mollare, a sperare ancora nello scudetto, nonostante le scarsissime – sulla carta – possibilità di successo dei lupacchiotti romani. Eppure il comportamento di Garcia è l’unico razionale. Ed è talmente razionale che per arrivarci basta seguire l’istinto o il buon senso allo stato primigenio. Se rimanesse anche una sola probabilità di successo su mille, perché si dovrebbe trascurarla? Tutte le alternative sono peggiori, quindi irrazionali. Eppure chi si comporta razionalmente passa quasi per un dilettante, per un sognatore, per un ragazzino, per un barbaro ingenuo non ancora perfettamente sgrezzatosi al contatto con la profonda e stupida sapienza pallonara italica, che omaggia, vigliaccamente, chi perde saggiamente in compagnia e mortifica chi ha l’impudenza di provare a vincere. S’intende che poi, a cose fatte, questa fauna accidiosa di esperti è sempre la prima a parlare di stagione fallita se arrivi secondo. Perché siamo in Italia, «l’importante è vincere» e null’altro conta. Te lo diranno loro. Non c’è niente di strano. Tutto torna: la viltà è sempre la stessa; la follia pure.

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5 thoughts on “Una settimana di “Vergognamoci per lui” (174)”

      1. Mmmmmm, questo, invece, con quella chiazza rossa in campo nero, ha qualcosa di cupo e vampiresco che non mi convince, e che peraltro non si addice alle luminose e gioiose vette raggiunte dal tuo pensiero.

      2. Lo so che non scherzi, ma è un brutto segno, per te, se la pensi come un poco di buono come me. Ecco, però, questo azzurrino è già più consono.

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