Berlinguer il populista

Il “Fatto Quotidiano” ha riesumato l’ultima intervista di San Enrico Berlinguer prima di morire. Vedo già il tetragono popolo di sinistra piangere di commozione. «Dobbiamo portare in Europa l’immagine e la realtà di un paese che non sia caratterizzato dalla P2, dalle tangenti, dall’evasione fiscale, dall’iniquità sociale (…)», diceva Berlinguer, «per portare invece nell’Unità Europea il volto di un paese più pulito, più democratico, più giusto.» Prima che ti metta ad esaltare il “profeta”, mio caro, eterno e incorreggibile bambolotto di sinistra lascia però che t’inviti ad una piccola riflessione: come mai Berlinguer, dipingendo l’Italia di allora (in quei giorni il mostro era Craxi), ha saputo prefigurare così compiutamente il paese uscito stremato da vent’anni di berlusconismo (ti toglie proprio le parole di bocca, non è vero, bambolotto?) se il ventennio di Silvio cominciò dieci anni dopo la sua morte? Delle due l’una: o il paese era già berlusconiano nel 1984 e il berlusconismo non è stato affatto una patologia particolare, oppure quell’immagine era una caricatura. E infatti quella di Berlinguer non era una profezia, ma semplicemente la frusta, trita, trinariciuta formula di fede del post-comunista, solo aggiornata rispetto a quella del comunista. Era ancora il dogma velenoso dell’Italia dei buoni e dei cattivi, propagandato senza soluzione di continuità dalla fine della seconda guerra mondiale, ma senza il filtro marxista, caduto in disgrazia. “Comunista” non era più sinonimo di “migliore”. Occorreva rifondare la “diversità” piuttosto che morire socialdemocratici. La “questione morale” fu la continuazione del comunismo con altri mezzi. Smessi i panni marxisti, il comunista restò nudo, cioè giacobino. Per questo la sinistra potè diventare “democratica”, ma non espressamente “socialdemocratica”. Ci avrebbero poi pensato i giornalisti, gli intellettuali, gli accademici, gli artisti, i cineasti, i nani comme-il-faut e le ballerine politicamente corrette, e infine e definitivamente i magistrati, con le sentenze, a piegare la realtà italiana all’immaginetta evocata da Berlinguer, che non era solo la sua, ma quella interiorizzata dal popolo di sinistra e che tu, bambolotto, volevi sentire confermata. Per quanto gelido e sussiegoso, e quindi ancor più odioso, quello di Berlinguer era un populismo vero e lui fu un lugubre sacerdote del settarismo di massa. Quei grillini che lo venerano, e sono legione, hanno tutte le ragioni di farlo. Non vorrai rimproverare loro, cara sinistra democratica, di essersi bevuta tutta, fino alla feccia, con la massima coerenza, la vulgata che tu hai propagandato?

[pubblicato su Giornalettismo.com]

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One thought on “Berlinguer il populista”

  1. Ci piace, ci piacciono anche gli altri pubblicati oggi ma questo contiene una stringa deliziosa: «La “questione morale” fu la continuazione del comunismo con altri mezzi. Smessi i panni marxisti, il comunista restò nudo, cioè giacobino.», che neanche il farlo apposta condensa la dimensione di twitter, e infatti te l’ho rubata. Quotando, eh.
    Ben trovato, io leggo, anche se non paleso.

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