Caro il mio Sallusti furioso

«La testimonianza di Geithner – ultima di una lunga serie di autorevoli protagonisti di quei mesi – chiude il cerchio. Gli italiani sono stati imbrogliati, lo spread non fu la causa della crisi, bensì l’arma usata per innescarla. C’è stato, insomma, un attacco alla nostra sovranità nazionale e ai nostri soldi. Che ha avuto, ovviamente, complici in Italia.» Caro Sallusti, bravo! Fai il tuo mestiere, ma come al solito fai un casino spaventoso. La mia sincera e benevola opinione è che non sei fatto per comandare, ma per esibire la grinta del sergentaccio di ferro, carogna valorosissima ma incapace di vedere più in là del proprio naso. «Fuori i complici!» scrivi: e io adesso ti spiego che fra quei complici potresti esserci anche tu. Poi non arrabbiarti.

Nel 2010 la nota e poderosissima macchina del fango fissata con la legalità, sempre misteriosamente sfuggita all’occhio di falco di Roberto Saviano, si risolse ad usare contro Berlusconi l’arma di distruzione di massa: il puro e semplice sputtanamento. Fu una campagna ossessiva, plumbea, a sfondo guardonistico, intrisa di un moralismo osceno. Ma ebbe successo. Berlusconi divenne davvero l’Impresentabile, anche all’estero. Poi venne la scissione di Fini. L’Italia anti-berlusconiana esultò e disse: «E’ finita per il Berlusca!». E voi, amici del Berlusca, voi del Giornale e voi di Libero, cadeste come stupide mammolette nel panico, e diceste: «E’ finita per il Berlusca!». S’intende che questo panico lo mascheraste dietro alte e indignate grida e propositi bellicosi. «Niente pasticci! Vogliamo le elezioni!» Questo dicevate, perché già allora il Partito del Corrierone spingeva per il governo tecnico. Cioè volevate che Berlusconi andasse incontro ad uno splendido suicidio.

Ma così non avvenne. Perché in parlamento c’era una divisione intera di centristi, apolidi e pendolari senz’arte né parte che da nuove elezioni aveva tutto da perdere, e che corse, del tutto naturalmente, in soccorso a Berlusconi. E’ quella nota gente che quando veleggia verso destra passa per venduta, quando lo fa verso sinistra viene chiamata responsabile. E non a caso questi previdenti buontemponi pensarono bene di farsi chiamare “Responsabili”. Faccio altresì notare alla pregiatissima classe dirigente del Pd, la stessa che al momento del varo del governo Monti molto vantò il proprio senso di responsabilità nell’aver rinunciato ad una vittoria schiacciante e sicura in caso di elezioni, che i “Responsabili” spiegano sia la formidabile resistenza di Berlusconi sia le sue dimissioni: infatti col venire meno del pericolo per loro mortale delle elezioni, veniva meno anche la necessità di sostenere Berlusconi. E’ per questo che Berlusconi non fu mai sfiduciato in parlamento.

E tuttavia caro Sallusti, tu e i tuoi amici, per tutto il 2011 scrivevate che Berlusconi doveva dimettersi e sfidare il mondo. Che così-non-si-poteva-andare-avanti! Sì, ma per andare dove? La verità è, caro Sallusti, che tu e i tuoi amici con tutte le vostre confuse rodomontate facevate i disfattisti. Quando arrivò la tempesta finanziaria la crisi degli spread investì i cosiddetti PIIGS, ciascuno dei quali aveva i suoi squilibri particolari. L’Italia aveva soprattutto un debito pubblico grandioso, ma di una stazza che sostanzialmente era stabile da vent’anni. La cosa per l’Italia era piuttosto beffarda in un momento nel quale le economie europee si stavano italianizzando a velocità vertiginosa proprio dal lato del debito pubblico (l’aumento del quale era anche dovuto ai salvataggi delle banche e quindi originato dai debiti privati). L’Impresentabile divenne il capro-espiatorio di questa situazione. Bisognava rimuoverlo per «dare un segnale» a mercati. E bisognava «fare presto». I piani di commissariamento della democrazia giacobino-tecnocratici di casa nostra poterono prendere corpo. Il Cavaliere però resisteva e voi che facevate? Facevate gli isterici, esattamente come i vostri avversari. Continuavate a chiedere le dimissioni e nuove elezioni. Poi l’accerchiato Berlusconi si dimise. Fece il buono. Non rovesciò il tavolo. I governi Monti e Letta ripresero sostanzialmente la politica di galleggiamento finanziario di tipo ragionieristico di Tremonti e lo spread piano piano abbassò la cresta lo stesso.

[pubblicato su Giornalettismo.com]

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