Un complotto così grandeeeee…

Come insegnò una volta per tutte il Poe de “La lettera rubata”, il miglior modo per nascondervi una cosa che state cercando è di mettervela negligentemente, come se niente fosse, sotto il naso, mentre voi frugate diligentemente e comprensibilmente nei buchi e negli angoli. La morale del “complotto” contro Berlusconi è la stessa. Si può dire che nei primi mesi del 2011 tutta l’Italia Migliore fosse impegnata nel trovare un modo per mandare a casa il Caimano a tutti i costi, impegnata cioè nel famigerato “complotto”: articoli di giornale, interviste, proposte, appelli. Tutto alla luce del sole, tutto meritorio, tutto democratico. Tutto talmente spudorato da apparire normale. Lo spread era ancora sconosciuto alle plebi. La parola d’ordine era questa: Berlusconi è una barzelletta, è una vergogna, è una minaccia per la democrazia, ergo lo dobbiamo mandare a casa. Di economia non si parlava affatto. Questo programma fu nobilmente fatto proprio da Carlo De Benedetti in un’intervista concessa al quotidiano tedesco “Die Zeit” ai primi di marzo del 2011. Dopo aver descritto il mostro e la sua pericolosità, dopo aver lamentato l’assenza di una «vera opposizione», De Benedetti profetò che Berlusconi sarebbe stato rovesciato dal popolo. All’uopo, il democratico numero uno auspicava una “primavera araba” italiana. Siccome all’epoca tutto l’occidente salottiero si era infatuato della “rivoluzione di Twitter” di piazza Tahrir, De Benedetti magnificò la potenza di fuoco di internet con un esempio su tutti: il sito di “Repubblica”. Poi lo spocchioso nemico numero uno del becero populismo si concesse il lusso di una massima dal finissimo gusto grillino: «La gente non ha bisogno di partiti. La gente ha più potere dei politici. Si possono creare le condizioni per la caduta di Berlusconi.» L’intervistatore allora chiese, per puro dovere professionale, non per cattiveria, giacché tutta l’intervista è come permeata da un rilassato cameratismo: «Perché non attraverso il voto?» De Benedetti rispose schietto: «Se il governo non cade, non restano che le elezioni del 2013.» Hai capito. E chi avrebbe guidato un’opposizione divisa e litigiosa? «Tutto il Pd, il più grande partito d’opposizione, vuole Monti.» Ma come? Il Pd è lacerato dalle divisioni! «Esattamente. E’ per questo che potrebbe mettersi d’accordo su un outsider.» La primavera arrivò, ma non arrivò la “primavera araba”, e nemmeno piazza Maidan. Però i preparativi per l’intronizzazione di Monti andavano avanti. Mancava solo l’occasione buona per l’agguato. E l’occasione venne, per la gioia dell’Italia nata dalla Resistenza. Ma non era quello il “complotto”.

[pubblicato su Giornalettismo.com]

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