Matteo, la sinistra e l’Europa

Capiamo bene il dramma del povero elettore di sinistra italiano: quanto in cuor suo gli piacerebbe votare per uno di quegli stagionati partiti socialisti o socialdemocratici che regnano placidi a manca in tante lande della più civile Europa! Quanto gli piacerebbe uscire da quel radicalismo di massa che lacera la sinistra italiana dalla fine della prima guerra mondiale! E dopo questa liberazione quanto felice sarebbe di poter finalmente sventolare senza fastidiose riserve mentali la sua bandieretta rossa rossa, come fa persino il compassato compagno danese o svedese! Purtroppo questi son solo bellissimi sogni. Qui da noi se ha voglia di sentirsi il sangue scorrere nelle vene può solo abbruttirsi col vaffanculismo palingenetico o fare un tuffo nostalgico nel comunismo della Magna Grecia. Se invece non vuole ubriacarsi gli tocca sorbirsi la sbobba insapore di un democraticismo liberal che non ha neanche il pregio di esserlo sul serio. C’è da dire però, per sua fortuna, che il berluschino di famiglia democristiana, ex popolare ed ex margheritino Matteo Renzi si sta giocoforza ogni giorno sempre più adattando alla forma mentis del popolo post-comunista. Soprattutto, purtroppo, nella specialità indiscussa della sinistra italiana: il vizio della smemoria. Ieri in Piazza del Popolo ha detto: «Noi stiamo votando semplicemente per le europee, che significa votare per il nostro futuro ma anche partendo dal nostro passato. Nel 1957 in questa città tanti uomini e donne ebbero il coraggio di costruire una Europa partendo dal carbone e dall’acciaio. Una idea diversa di Europa consentì di portare questo continente alla pace». C’è anche da dire che il giovanotto Matteo certe cose effettivamente non le può ricordare e che forse semplicemente non le sa. Non sa, forse, che la sinistra italiana solo all’inizio degli anni ottanta si convertì definitivamente al progetto dell’Unione Europa (e dopo naturalmente, un passo alla volta, cominciò a rompere e a scomunicare); che fino ad allora questa Europa era stata combattuta come un progetto “americano” e “capitalista”; che ancora nel 1978 il PCI riuscì a votare, tra molte titubanze, contro l’adesione dell’Italia al Sistema Monetario Europeo. E la cosa stupefacente è che nessuno additò al pubblico ludibrio questi “antieuropeisti” di sinistra

[pubblicato su Giornalettismo.com]

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