Il Sole 24 Ore berlusconiano

Se il fato capriccioso ha voluto che la fama di Émile Zola poggiasse più sul suo «J’accuse» che su tutta la sua opera letteraria, non ci dobbiamo poi scandalizzare se il direttore de “Il Sole 24 Ore” deve la sua limitata notorietà più al suo “Fare presto!” che a tutti i suoi libri ed articoli. La straordinaria petulanza dimostrata dal Sole nelle settimane di fuoco che portarono alle dimissioni di Berlusconi e al varo del governo Monti rimarrà nella storia del giornalismo italiano: pareva che si contassero i giorni, le ore, i minuti, i secondi, i decimi e i centesimi di secondo che ci separavano dal baratro o dalla salvezza. Ciò che non si capiva assolutamente è in cosa questa fretta indiavolata si dovesse concretare, a parte mettere una macchietta seriosa come Monti al posto del nefando Berlusconi. Nonostante la dose massiccia di esclamativi, la nebbia era fittissima. E infatti Monti dimostrò poi di non avere né idee chiare né propositi fermi, nonostante una timida e sarcastica sentenziosità, che era il suo modo di parlare per esclamativi.

A quasi tre anni di distanza il mistero rimane e, anzi, diventa sempre più intrigante. Ieri, per esempio, nel giorno delle elezioni europee il Sole ha pubblicato un articolo del direttore impregnato di quel senso d’urgenza che caratterizzò i giorni indimenticabili del “Fare presto!”. Il meglio dell’articolo si concentra in questo brano: «Non è di poco conto prendere atto che la crisi non è solo dei Paesi periferici, ma è strutturale e riguarda quasi tutti i Paesi europei con la sola eccezione della Germania. Bisogna chiedersi se è ancora un modello al quale tutti gli altri si debbono ispirare o se essa stessa debba condividere qualcosa di diverso. Il dubbio di molti è che la Germania si sia appropriata di qualcosa che non le appartiene e l’impegno concreto deve essere quello di non arrivare al paradosso che venda a tutti ma non compri da nessuno. È bene che realizzi un surplus consistente e che anche gli altri Paesi ne accumulino vendendo di più all’estero, fuori dall’Europa, ma che cosa dobbiamo fare per spendere in casa questi surplus e fare crescere la domanda interna? Perché rinunciare a spendere questa ricchezza in Europa? La Cina e gli Stati Uniti hanno messo soldi nel sistema, hanno fatto una politica nel campo dell’energia, la Russia si muove a 360 gradi, e noi dove siamo? Che cosa facciamo? Questo è il punto. Bisogna andare a votare perché l’Europa faccia una vera azione anti-crisi, si doti delle armi monetarie “non convenzionali” giuste e metta al centro della sua azione di politica industriale la manifattura e l’innovazione…» A parte lo stile riguardoso, mi sembra perfetto, nel senso che mi sembra una sintesi perfetta del pensiero berlusconiano in materia, comprese le corbellerie sulla bontà delle bombe nucleari monetarie, che a Silvio non ho mai perdonato. Il che non vuol dire, cari i miei lettori, che ieri non abbia fatto il mio dovere.

[pubblicato su Giornalettismo.com]

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