La gioiosa macchina da guerra renziana

C’è l’onesto e c’è l’onesto furbacchione iscritto al partito degli onesti. La fortuna elettorale del partito degli onesti è sempre stata alterna; storicamente parlando, piuttosto scarsa. La natura più vera del partito degli onesti è quella di una corporazione, una fazione, una falange, una setta. La segreta attrazione per il giacobinismo deriva dal fatto che se non vi promette la vittoria con la rivoluzione, vi assicura quantomeno una protezione e una promozione di tipo mafioso dei vostri interessi. E’ una cosa che il disonesto capisce al volo, per puro istinto. E’ per questo che il partito degli onesti, a dispetto dei rovesci elettorali e del Sistema cui s’oppone da sempre, ha okkupato progressivamente tutta la società italiana. Arriva un giorno che si stenta a trovare un solo notabile di un qualsiasi angoletto dell’establishment, dall’associazione dei raccattapalle a quella dei banchieri, dal Festival di Sanremo alla Corte Costituzionale, che non faccia idealmente parte dell’onesta falange chiagnifottista. E’ il giorno in cui il partito degli onesti s’accorge che non c’è più bisogno di alcuna rivoluzione, visto che ormai si è pappato tutto: si è sistemato benissimo, senza aver avuto bisogno di rifondare la società. Ed è il giorno in cui spunta un nuovo partito degli onesti pronto a ripetere l’operazione ai suoi danni: rivoluzione o okkupazione.

Il grande cruccio di questo partito egemone (che non c’entra un bel nulla con la vecchia DC, la cui presa sulla società era molle, paternalista e tutt’altro che pervasiva) è di non esser mai riuscito a convincere la plebe a plebiscitarlo. Sono lustri e lustri che questo matrimonio s’ha da fare. Alla sventurata l’hanno fatto capire in tutti i modi possibili i bravi della magistratura, i predicatori sui giornali, i felpati attori istituzionali. Bisognava prendere la recalcitrante promessa sposa per stanchezza, come in un matrimonio combinato, e farle capire che non c’erano alternative. Col trionfo alle elezioni europee di Renzi, candidato unico di Repubblica, Corriere, Stampa, Sole 24 Ore, Unità, Confindustria, Sindacati, e compagnia cantante (e nonostante ciò il perspicace Scanzi è riuscito a paragonare la vittoria del 2014 di Renzi a quella del 1994 di Berlusconi!), questo disegno sembra essersi concretizzato, e la gioiosa macchina da guerra renziana pare pronta per nuove vittoriose campagne, anche se in giro più che l’entusiasmo si respira la rassegnazione di un paese sfiancato dal mobbing della società civile.

Ma è un’illusione ottica. Più di quattro elettori su dieci non hanno votato. Per ragioni giuste o sbagliate l’appeal del voto europeo è così scarso che qualcuno avrà votato perfino per sport. E l’offerta politica era ridotta in sostanza al Candidato Unico, al Fuori di Testa, e allo Sputtanato. In futuro il PD non potrà all’infinito raccogliere i frutti dell’ambiguità di un partito che con Renzi presenta una faccia giovanilistica, democrat, liberal; che però s’intruppa in Europa nella famiglia socialista; e che rivendica nel contempo l’eredità di Berlinguer: tre cose che si escludono l’una con l’altra. E il M5S invece dovrà prima o poi (dolorosamente) chiarire a che genere di vaffanculismo appartiene: a quello di sinistra (che è senza dubbio quello originario) o a quello di destra? Tale mancanza di progettualità politica spiega in parte anche la straordinaria e per molti inesplicabile resistenza del fenomeno Berlusconi, nonostante viva sotto i bombardamenti da vent’anni: il berlusconismo – al netto di quell’aspetto pittoresco o di quel lato questurino che interessa gli spiriti superficiali, faziosi e tremendamente noiosi – è il progetto di un rassemblement politico che presidi tutta la destra, senza cedere ad infecondi identitarismi o a centrismi equivoci. E’ l’unico progetto politico serio e coerente degli ultimi vent’anni, e per questo è sempre pronto a rifiorire. Si è ben visto come l’indebolimento di Berlusconi non abbia partorito la “destra perbene” promessaci dagli imbonitori della grande stampa. Al contrario: leghisti e fratelloni d’Italia si son riscoperti lepenisti, e i berlusconiani perbene o rinsaviti son tornati alle acrobatiche pratiche del centrismo parallelamente convergente.

[pubblicato su Giornalettismo.com]

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2 thoughts on “La gioiosa macchina da guerra renziana

  1. Anche io ho avuto la forte impressione che ci fosse un Candidato Unico, ma nella lista dei suoi propinatori, così d’istinto, non avrei messo Confindustria (ma confesso che non seguo il Sole), e soprattutto i sindacati. Tu lo dici perché comunque, magari senza troppo entusiasmo, ma anche loro hanno aderito allo schema Candidato Unico / Fuori di Testa / Sputtanato, o perché?

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