Juan Carlos, l’elefante espiatorio

A pensarci bene l’atmosfera da funerale che circonda la monarchia spagnola è maledettamente strana. Per tre decenni almeno, e fino a qualche anno fa, la casa reale spagnola era l’immagine di una monarchia da favola. Non tutti i suoi componenti erano belli, però tutti apparivano cordiali, illuminati e quando serviva anche alla mano: incarnavano il trionfo fra le teste coronate di una latinità finalmente elegante.

Poi vennero fuori le magagne. Si scoprì che Juan Carlos era un vero e proprio mandrillo. Si fecero numeri fantasmagorici, come succede sempre in questi casi, da Don Giovanni a Antonio Cassano. Era roba che era stata tenuta sotto il tappeto per molto tempo, ma in fin dei conti roba di ordinaria regalità, vecchia come il cucco. Nel secolo XVI un uomo di mondo come l’ambasciatore veneziano Paolo Tiepolo nella sua relazione dalla Corte di Spagna scriveva: «Gl’intertenimenti suoi [del re Filippo II] sono i privati ragionamenti dei più domestici, i buffoni, e alcuna volta la caccia, giuochi di canna e torneamenti, ma più di tutto le donne, delle quali mirabilmente si diletta e con loro di nascosto spesso si ritrova.» Ecco un modo pieno di tatto di descrivere un puttaniere fedifrago di straordinaria valentia.

Poi arrivò lo scandalo finanziario in cui è ancora implicata l’Infanta Cristina, la figlia più giovane di Juan Carlos, che probabilmente sarà rinviata a giudizio. E infine nel 2012 il re si ruppe un’anca durante un safari in Africa. Da sotto il tappeto spuntò stavolta la sua vecchia passione per la caccia grossa. In Botswana Juan Carlos, presidente onorario del WWF spagnolo, era andato a caccia di elefanti! Fece una figura da imbecille, certo, ma ricordiamoci che per un re sarà sempre difficilissimo acclimatarsi pienamente al moralismo ficcanaso dei tempi democratici.

E tuttavia, diciamolo: è robetta. E’ veramente bastato questo per risvegliare le voglie repubblicane in Spagna? Ma per favore. Il fatto è che con la crisi gli spagnoli hanno un diavolo per capello, hanno bisogno di sfogarsi, e il re è proprio un capro espiatorio bello grosso: un elefante espiatorio. Non so perché i giornali la facciano tanto complicata.

[pubblicato su Giornalettismo.com]

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