Articoli Giornalettismo

Eh no, caro Corriere, col piffero!

Colpo da maestro di Angelino Alfano, ancorché involontario. L’altro giorno, mentre il presunto omicida di Yara Gambirasio era sottoposto a fermo dai carabinieri, preso da un ingenuo entusiasmo e da una non proprio commendevole voglia di far bella figura, ha twittato: «Individuato l’assassino di Yara Gambirasio». Il procuratore Francesco Dettori, al quale non è spiaciuta tanto la gaffe giustizialista del Ministro dell’Interno, quanto piuttosto la fuga di notizie, ha detto: «Era intenzione della Procura mantenere il massimo riserbo. Questo anche a tutela dell’indagato in relazione al quale, secondo la Costituzione, esiste la presunzione d’innocenza.» Il Ministro dell’Interno, gaffe a parte, ha avuto allora buon gioco nel ricordare un fatto incontestabile: la notizia era già apparsa nel web. Il primo sito a dare la notizia dell’arresto del presunto assassino era stato quello del Corriere, con toni che trasudavano stentoree certezze. E il Corriere ne era fiero, tanto è vero che di rincalzo sul sito si poteva leggere: «Non ci credeva più nessuno. Noi stessi, quando sul sito abbiamo lanciato per primi la notizia (una Buona Notizia, con le maiuscole di rigore), stentavamo a prenderne atto. Eppure la svolta è arrivata.» 

Le parole del procuratore hanno finito perciò per mettere nell’imbarazzo il Corriere. Che naturalmente ha fatto finta di niente, ma nello stesso tempo ha apprestato le prime difese. Il critico televisivo Aldo Grasso (al pari di tanti tartufi della stampa giacobina) si è reso protagonista di una manovra diversiva, concentrando il fuoco sulla gaffe dello sventurato neo-giustizialista Angelino; mentre Fiorenza Sarzanini, la leggendaria inviata che da anni vive in simbiosi con le procure di mezza Italia (come faccia non so, dev’essere una marziana) ha vergato un articoletto dal titolo eloquente: “Botta e risposta Alfano-Procura – Non è l’ora delle liti”, che è sembrato un invito a smetterla, nel senso manzoniano, però, di troncare e sopire. Dopo aver rampognato, pure lei, l’Angelino Sterminatore, poveretto, la Sarzanini è venuta al dunque: «Ma anche il capo dei pubblici ministeri», ha scritto, «sembra aver preso un abbaglio. Il sito Internet del Corriere della Sera ha dato la notizia del fermo di un uomo accusato del delitto prima della nota del Viminale. Dunque non è vero che la Procura aveva stabilito di agire nel massimo riserbo come ha dichiarato pubblicamente l’alto magistrato, oppure se l’aveva deciso non è comunque riuscita a custodire il segreto.»

Discorso apparentemente franco, ma in realtà elusivo, giacché implica come conseguenza tre possibili e non esplorati scenari: 1) o il Corriere ha una talpa in procura; 2) oppure in ogni procura d’Italia c’è sempre qualcuno geneticamente predisposto a divulgare notizie al primo giornalista che incontra, o a quello bravo che sa lavorarlo meglio; 3) oppure la Procura racconta balle, e il pasticcio è nato da un corto-circuito nei sistemi di comunicazione tra procura e stampa, innescato dal tweet di Alfano. Insomma, mi sembra una buonissima occasione per vederci chiaro in questa «collusiva», «inquietante», «depistante», «oscura», «deviata», ecc. ecc. ecc. ecc. ecc. pluridecennale corresponsione d’amorosi sensi tra magistrati e gazzette, di vedere finalmente come funziona dal di dentro il circo mediatico-giudiziario ai livelli altissimi; per scoprire poi, magari, che a vederlo da vicino non è poi tanto più bello e tanto meno sgangherato del mondo delle nefande cricche e dei luridi comitati d’affari.

Ma la Sarzanini non la pensa così. Altre sono le priorità: «È la loro esigenza [dei genitori di Yara] che adesso bisogna soddisfare. Ed è necessario farlo senza alimentare inutili e sterili diatribe che rischiano soltanto di inquinare un’indagine delicatissima che coinvolge tante altre persone e rischia di distruggere moltissime vite. Il lavoro degli investigatori e degli inquirenti è ancora lungo e ricco di insidie. Bisogna procedere un passo dopo l’altro analizzando ogni elemento, valutando ogni mossa. Sarebbe auspicabile che si pensi soltanto a questo, lasciando il resto – soprattutto la politica e i suoi protagonisti – fuori da tutto.» Che c’entrano i politici? I politici in questa faccenda non c’entrano per niente. Sono un depistaggio. Per dirla con Letta (il giovanotto): e che, c’abbiamo scritto Jo Condor? Noi invece siamo irresponsabili. Sì, irresponsabili! Vogliamo rompere! Non vogliamo che il pasticcio sia insabbiato! Vogliamo la trasparenza! Vogliamo la verità! Anche noi per un giorno (mica siamo fanatici, siamo sempre berlusconiani) vogliamo praticare il culto della legalità e sentire l’effetto che fa! Così, per sport.

[pubblicato su Giornalettismo.com]

 

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s