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Una materia nuova al giorno toglie la scuola di torno

Il ministro per l’Istruzione, l’Università e la Ricerca (a proposito di tagli: non si potrebbe cominciare da questi titoli spagnoleschi?) Stefania Giannini vuole introdurre (o reintrodurre, in alcuni casi) lo studio della storia dell’arte in tutti i livelli dei licei, perché «non è pensabile che oggi solo chi sceglie il liceo classico o nasce in una famiglia che ha una biblioteca familiare con centinaia o migliaia di volumi possa arrivare in età adulta ad avere una sensibilità per l’arte». Non solo: il ministro ha in serbo qualche progetto anche per quanto riguarda la musica: «nella patria di Puccini e Verdi deve tornare a essere protagonista formativa e di prodotto sulla scena internazionale». In teoria potrei anche essere favorevole, ma c’è un problema bello grosso. Le materie scolastiche sono come le tasse: aumentano sempre di numero, magari impercettibilmente. E come le tasse, non si sa per quale misterioso motivo, diventano tutte indispensabili. Inoltre, in base ai miei ricordi di liceo posso con certezza affermare che lo studio della storia dell’arte non folgorò sulla via di Damasco nessuno dei miei compagni. Era una materia di terza fascia, nonostante tre libroni seri seri e grossi grossi, letti per un terzo e solo una volta, proprio quando serviva: una materia di complemento, che si doveva fare, ma che nessuno prendeva veramente sul serio. In breve, ore trascorse in completa rilassatezza. E’ straordinariamente ridicola poi l’affermazione secondo la quale solo chi frequenta il liceo classico o vive in una casa provvista di una ben ordinata e ricca biblioteca possa sviluppare una sensibilità per l’arte. Chi ce l’ha, ha sempre trovato il modo di svilupparla. Figuriamoci se non lo può fare al tempo delle biblioteche comunali e di internet. Ma che il ministro (che poi passa pure per “liberale”) dica queste sciocchezze non è poi un caso: lo stato, se ogni tanto non lo prendi per il bavero e non gli dici di stare al suo posto, tende sempre a considerare il cittadino un babbeo da educare in tutto; così come lo studente, costretto a piluccare il sapere da cento materie e a sorbirsi cento tipi di educazioni, da quella sessuale a quella alimentare, nell’illusione di formarlo come uomo per via quantitativa, o nella segreta volontà di farne una scimmietta ammaestrata. Per parafrasare Tacito: moltissime sono le materie quando la scuola non funziona.

[pubblicato su Giornalettismo.com]

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