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Auguri, Herr Weber!

Ma allora non era solo colpa del Berlusca! Qui c’è sotto qualcosa, lo scontro sempre latente fra due stirpi che si guardano in cagnesco. Guardiamo ai fatti.

Anno 2003: è il giorno dell’insediamento di Silvio Berlusconi come presidente di turno del Consiglio dell’Unione Europea. Il tedesco Martin Schulz, capogruppo socialista al Parlamento Europeo, attacca Berlusconi sulla questione del conflitto d’interessi, allude ai suoi problemi con la giustizia e, dulcis in fundo, ironizza pesantemente sul «quoziente d’intelligenza» (parole sulle quali scende un generale, omertoso silenzio, anche da parte italiana) di certi ministri del governo Berlusconi. Silvio, troppo buono, gli dà scherzosamente, ma giustamente, del «kapò».

Anno 2014: è il giorno dell’insediamento di Matteo Renzi come presidente di turno del Consiglio dell’Unione Europea. Il tedesco Manfred Weber, capogruppo popolare al Parlamento Europeo, sferra un attacco piuttosto pepato alla «flessibilità» in materia di conti pubblici perorata da Renzi, giudica sbagliato e quasi immorale fare eccezione per gli italiani, ed invita il premier italiano, con scoperta sfiducia, a mantenere piuttosto le promesse in materia di riforme. Matteo, sferzante, gli ricorda lo sforamento deliberato da parte dei crucchi del tetto del 3% al rapporto deficit/PIL ai tempi del governo Schroeder e gli risponde che «chi brandisce l’arma del pregiudizio sull’Italia sbaglia; è un atteggiamento da respingere al mittente: non accettiamo lezioni di morale da nessuno».

Fin qui le similitudini. Ora però osserviamo le differenze.

Nel 2003 Silvio viene massacrato dai media, dalla maggior parte di quelli italiani con più ferocia di tutti, e non riceve alcun segno di solidarietà, neanche da qualche esponente del gruppo popolare.

Nel 2014 Matteo non solo la passa liscia (anche se in Germania non manca chi ironizza sulle spacconate di Berluschino) ma viene osannato dai media italiani, che riscoprono il piacere del patriottismo italoforzuto, viene spalleggiato dal Presidente della Repubblica, e riceve attestazioni di solidarietà persino dai berlusconiani del gruppo popolare.

In quanto a Schulz, com’è sempre successo alle presunte vittime del Berlusca, da quel giorno diviene una star e nonostante non sia una cima continua a scalare bel bello le vette del potere con fortuna sfacciata.

Ed è qui che la faccenda per Weber si fa preoccupante: se tanto mi dà tanto, fossimo in Manfred cominceremmo a fare gli scongiuri.

[pubblicato su Giornalettismo.com]

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