Ma l’hanno presa davvero sul serio!

«Il Premio Strega è come un allucinogeno. Adesso che è finito sono tornato gentile e socievole, anche se alcuni (giustamente) non mi rivolgono più la parola.» (Francesco Piccolo, vincitore del Premio Strega)

«Antonio Scurati ha dimostrato una grande determinazione; accettando di scendere in gara in una situazione in cui non era favorito ha dimostrato di essere un grande.» (Paolo Mieli, presidente di Rcs libri)

«E’ lecito dedicare una sconfitta? La consuetudine autorizza solo i vincitori a illudersi di poter trasmettere ad altri quel pezzetto di vita che invece rimarrà sempre e solo nostro. Ieri sono stato sconfitto per una manciata di voti al Premio Strega. Ero già stato sconfitto nel 2009 per un solo voto. Gli amici mi dicevano: “Chi te lo fa fare?”. Il pronostico dava, infatti, per superfavorito Francesco Piccolo, sostenuto da un fortissimo partito trasversale…» (Antonio Scurati, arrivato secondo per 5 voti, che «dedica la sconfitta alla figlia»)

Sbaglio o questi pilastri della cultura italiana hanno presa molto sul serio questa faccenda del Premio Strega? Che ve ne pare? Antonio Scurati, che si sente benissimo come sia lì lì per piangere dal dispetto, posa da filosofo dall’animo magnanimo, come se avesse subito stoicamente l’ostracismo dalla patria ingrata, col risultato invece di sembrare un bambino immusonito, umiliato e offeso, mentre l’unica filosofia accettabile in una congiuntura così tragica per uno scrittore di una qualche vera ambizione, e col senso del ridicolo ancora intatto, sarebbe quella di bersi una birra in compagnia per celebrare, ridendo, «la sconfitta». Paolo Mieli celebra l’eroismo generoso di Antonio, novello Don Chisciotte dei premi letterari, e si stenterebbe a credere a quel che si legge, se non sapessimo che il Buddha del giornalismo italiano il meglio di sé lo dà in video, col quel suo elegante ed insieme ostentato distacco, con quel suo serafico, imperturbabile ed amabilissimo senso di superiorità stampato in viso che ipnotizza i babbei da trent’anni, qualunque cosa dica, anche più incredibile di questa. Quanto a Francesco Piccolo, nonostante sia dichiaratamente di sinistra, ammette candidamente di essere entrato in trance agonistica nella volatona finale del Premio Strega. Il bello è che i giornali italiani non ridacchiano minimamente di queste fisime. Al contrario, tutto è riportato con la massima serietà e quasi con trepida partecipazione, neanche si stesse scrivendo un capitolo decisivo della storia della letteratura di tutti i tempi.

[pubblicato su Giornalettismo.com]

 

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