La Germania di …Guardiola

Una nazionale ai mondiali di calcio è questo: una ventina di giocatori, undici dei quali vanno in campo, un allenatore, un gioco. Il resto sono bubbole per chiacchieroni. La grande Spagna degli ultimi anni è stata un’emanazione del Barcellona di Guardiola: il gioco e gran parte dei giocatori. Il gioco del Barcellona di Guardiola (e della Spagna) si basava essenzialmente sul pressing offensivo. Il pressing offensivo è il pressing applicato al momento del possesso di palla, cioè la logica della superiorità numerica applicata alla fase d’attacco. Il tiki-taka è essenzialmente l’effetto della superiorità numerica in fase offensiva, solo secondariamente l’effetto della proprietà di palleggio dei giocatori. Per avere una superiorità numerica costante bisogna trasformare idealmente la squadra in una specie di rete a strascico che viaggia compattissima su e giù per il campo, e quindi questo tipo di gioco comprende anche la fase difensiva del pressing. Non occorre correre tanto, occorre correre bene, insieme. Quando la squadra corre bene corre in modo più produttivo e fa meno fatica e “arriva sempre prima sul pallone”.

La versione originale del pressing difensivo fu quella del Milan di Sacchi. Sacchi s’ispirò alle squadre olandesi e belghe degli anni settanta e ottanta, il grande Ajax di Michels in primis naturalmente, ma anche al Goteborg di Eriksson che nel 1982 vinse a sorpresa la Coppa Uefa. Era un pressing difensivo (cioè tipicamente “italiano”, come capì istintivamente il madridista Valdano): il fatto che il Milan di Sacchi schiacciasse sistematicamente gli avversari nella loro metà campo derivava dal fatto che questi ultimi non sapevano letteralmente che pesci prendere. Il Porto di Mourinho e il Valencia di Benitez s’ispirarono al Milan di Sacchi. Fondamentalmente il pressing difensivo (di squadra; ripeto: di squadra) è stato il segreto di squadre come Cile, Costa Rica e Messico che hanno figurato bene in questo mondiale.

La versione originale del pressing offensivo fu quella del grande Ajax di Van Gaal. Una versione parziale e “contropiedistica”, tutta in velocità, del pressing offensivo la fece vedere la grande Dinamo Kiev di Lobanovsky (e l’Urss dello stesso Lobanovsky); una variante recente del pressing offensivo “contropiedistico” è stata quella del magnifico Zenit San Pietroburgo di Advocaat. Il Barcellona di Guardiola portò alla perfezione questo tipo di gioco. Il declino del Barcellona (cioè del suo gioco) è coinciso col declino del gioco della Spagna. E’ il Bayern di Guardiola ad aver trasformato la noiosa Germania di Loew in una squadra di palleggiatori grazie alla ricerca della superiorità numerica, anche se il gioco della Germania è molto inferiore a quello della grande Spagna di Del Bosque (cioè di Guardiola). E’ il gioco della Germania di …Guardiola che ha schiantato il Brasile senz’arte né parte di Scolari. L’assenza di Thiago Silva e di Neymar è solo un dettaglio. Ma voi, cari italiani, continuate pure a credere il contrario. Cioè a non capirci niente, e a chiacchierare all’infinito.

P.S. Qualcuno mi dirà: “Ma il Bayern di Guardiola è stato schiantato dal Real Madrid di Ancelotti”. Bravi! Continuate così, a giudicare le squadre solo dalle vittorie o dalle sconfitte, cioè dall’ultima delle vittorie o dall’ultima delle sconfitte. Il Real Madrid di Ancelotti gioca male. Solo un cieco non se ne accorge.

[pubblicato su Giornalettismo.com]

 

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3 thoughts on “La Germania di …Guardiola

  1. sìsssì, ma dimentichi regolarmente il primo esempio di pressing a tutto campo (offensivo e difensivo e centrocampico quindi) di Gigi Radice e del Torino della seconda metà dei ’70.
    quella squadra faceva un gioco finora mai visto in Italia (in Europa non so dire, all’epoca ero troppo gagno)

    1. Be’, per gli standard italici forse sì. In Europa ho qualche dubbio. Comunque mi ricordo di quel Toro di Graziani, Pulici, Pecci, Patrizio Sala, Claudio Sala, Castellini e… e… e… boh (giuro che non ho consultato Wikipedia) ..e Zaccarelli! e… e… basta… non mi ricordo quelli dietro… ma il mio preferito era Claudio Sala, il mancino col n. 7: per qualche tempo, secondo me, è stato il miglior giocatore italiano anche se in nazionale non ha avuta molta fortuna.

  2. (non grandi nomi, ma c’erano Pecci, Caporale, Mozzini, Patrizio Sala, figurine qusi anonime che rendevamo al 100% proprio per l’impostazione di gioco a tutto campo che Radice aveva importato, e che è poi la base del gioco di Sacchi del decennio successivo, un modulo che se ben applicato prescinde dall’eccellenza del fuoriclasse)

    comunque, nessun giocatore del Toro ha mai avuto fortuna in nazionale dopo il 1949….. Pulici usato poco e male, Graziani pure, Sala ignorato platealmente, Meroni buttato a far l’agnello sacrificale…. non che la cosa ci tocchi poi molto, ma restare perlomeno tiepidi verso una nazionale che da decenni è semplice emanazione di clubz e procuratori e sponsor, alla faccia dello spettacolo e dei risultati, è il minimo che ci si possa aspettare. e parlo di tifosi di calcioin genere, non legati a una squadra particolare. ora, io non sono il CT della nazionale, ma se uso un blocco difensivo collaudato e efficace come quello gobbo, lo stesso ragionamento dovrei farlo per la coppia di attaccanti o di terzini (se ci sono, naturalmente), e invece basta vedere quest’anno, l’unica coppia d’attacco tutta italiana, 35 gol in due, si trovano a memoria, intesa e affiatamento rodati e collaudati, e non li fai mai giocare una partita insieme, nemmeno in amichevole?
    ma provaci, almeno, osa per una volta ignorare i diktat di chi lavora nell’ombra. se va male pazienza, ma se va bene nessuno oserà poi darti torto a posteriori…..

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