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Lunga vita alla nipote di Mubarak

Si sa cos’è, purtroppo, il popolo di sinistra in Italia: un gregge. E’ per questo che ha il brutto vizio di accusare compulsivamente di pecoraggine il popolo di destra; e anche i compagni meno settari, giacché a sinistra della sinistra c’è sempre una pecora più pecora di te che bela con particolarissima sollecitudine il leit-motiv del giorno. Ieri, per esempio, il leit-motiv del gregge era «la nipote di Mubarak». Questa formula sciamanica trionfava come la spuma del mare sulle onde possenti dell’indignazione civica quasi riassumesse in sé, evocandole, le diverse essenze dell’arbitrio, della sordidezza e del ridicolo. Ma è chiaro che queste manifestazioni morbose si addicono solo ad un mondo esacerbato e incattivito. A noi, per esempio, non solo «la nipote di Mubarak», ma anche «Ruby Rubacuori» e il «Bunga Bunga» sono apparsi come elementi di una irresistibile pochade sullo sfondo di un bacchettonismo di regime mostruosamente affettato. E alla nostra natura delicata, sognatrice ed artistica non è parso vero, in questo particolare frangente, di prendere idealmente le parti di una Ruby Rubacuori vigliaccamente svillaneggiata dall’Italia progressista e di quella sua meravigliosa, femminile presenza di spirito che le dettò la frottola prodigiosa. Se il nonnetto la bevve, significa che ha ancora un cuore. Sono cose che i bruti antiberlusconiani non capiranno mai. Essi ragionano come Massimo Gramellini. Cioè così: «E allora quell’erotomane di John Kennedy che si intratteneva con due donne al giorno? Intanto è morto prima che lo si scoprisse, ma soprattutto agiva con discrezione, appunto, presidenziale. Non è moralismo. E’ la consapevolezza di rappresentare un Paese senza mettersi nelle condizioni di sputtanarlo a livello planetario. E’ senso dello Stato. Qualcosa che Berlusconi e i suoi seguaci non comprenderanno mai.» Intanto ci sarebbe da dire che di norma gli “statisti” del resto del mondo civile non sono spiati ed intercettati al telefono allo scopo puro e semplice di sputtanarli, con qualsiasi pretesto e in un clima generale di omertosa complicità da parte della sussiegosa “società civile”. Ma a parte questo, noi capiamo bene la natura inferiore e volgare delle sue seriose rampogne, e ad esse rispondiamo, sulle orme di Dante, con quel tocco cordiale ed artistico che ci è proprio, del cul facendo trombetta.

[pubblicato su Giornalettismo.com]

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