La prima riforma di Renzi

Ma non stiamo parlando di quella del Senato, che fra l’altro non ci piace. La vera riforma è che Renzi ha parlato con Berlusconi, riconoscendolo come interlocutore privilegiato in un progetto di riforma istituzionale, in quanto primo rappresentante dell’opposizione. E’ solo un primo passo, naturalmente, ma gli altri che gli terranno dietro, se ci saranno, porteranno necessariamente a quel doloroso cambiamento “morale” che la sinistra italiana attende da decenni.

Prima ancora di fondamenta istituzionali, infatti, un paese ha bisogno di fondamenta morali che lo tengano unito (solo allora un paese può arrivare a capire e a sopportare scelte difficili: lo dico ai «liberali» di casa nostra, quasi tutti di cultura radicaleggiante, i quali ingenuamente pensano sia solo una questione d’istruzione, e perciò, per disperazione, arrivano a flirtare con le pulsioni palingenetiche dei grillini); e in politica questo significa l’emarginazione dei partiti-fazione. In Italia, invece, l’informale partito della “questione morale” è stato, ed è ancora, il più grande partito-fazione (e quindi immorale) dell’era postcomunista. Lo abbiamo visto anche in questi giorni: il “neo-craxismo” (che tedio mortale! ma non se ne può proprio più di questi bigotti!) di Renzi ha messo d’accordo, con sfumature diverse, i due grandi giornali della sinistra, “La Repubblica” e “Il Fatto Quotidiano”. Ma ha messo in agitazione pure l’altra nomenklatura italica, il partito-fazione dei cosiddetti “poteri forti”, che era stato fautore di un “partito della nazione” che relegava però Berlusconi al ruolo di morente anomalia anti-sistema; il quale partito ha cominciato a bastonare Renzi sui temi economici con subitanea e perciò sospetta sollecitudine. Di questo secondo partito-fazione scrivevo tempo fa in questi termini: «Fallita l’impresa di destrutturare la politica italiana disprezzandone i protagonisti [con l’opzione “tecnocratica” dei governi Monti e Letta] hanno deciso di arrendersi alla politica lanciando un’Opa sul Pd attraverso Renzi, il quale dovrà scegliere se restare prigioniero di un progetto asetticamente liberal che al popolo di sinistra non dirà un bel nulla e destinato a finire nel nulla, oppure se al contrario finire in bocca – in assenza di una matura, onesta, pacifica, non giacobina piattaforma politica socialdemocratica – al Partito di “Repubblica” o, peggio ancora, a quello dei vaffanculisti.»

Ma Renzi non è finito, per ora, né in bocca al Partito di “Repubblica” né in bocca al Partito del “Sole 24 Ore”. Confrontandosi apertamente con Berlusconi ha fatta una scelta “tutta” politica che ha messo in allarme gli avversari non soltanto dei politici, ma anche della politica tout-court: chiamiamoli pure “ladri di democrazia”.

[pubblicato su Giornalettismo.com]

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