L’inappuntabile pacifismo di Andrea Riccardi

Sappiamo bene che in qualsiasi conflitto le colpe non stanno mai tutte dalla stessa parte. Ciò basta all’ineffabile Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, e «operatore di pace» di statura internazionale, per non sbilanciarsi mai più del dovuto, e per lanciare i suoi gridi d’allarme e i suoi appelli, sempre ornati da firme illustri del bel mondo politico, religioso ed intellettuale, senza peraltro dire mai una parola chiara. Qualche settimana fa, ad esempio, lanciò un appello per la «liberazione di Aleppo», che si concludeva così: «Si deve fermare una strage che dura da due anni. Occorre un intervento internazionale per liberare Aleppo dall’assedio. Ci vuole un soprassalto di responsabilità da parte dei Governi coinvolti: dalla Turchia, schierata con i ribelli, alla Russia, autorevole presso Assad. Salvare Aleppo val più che un’affermazione di parte sul campo! Si debbono predisporre corridoi umanitari e rifornimenti per i civili. E poi si deve trattare a oltranza la fine dei combattimenti. Una forza d’interposizione Onu sarebbe opportuna. Certo richiede tempo per essere realizzata e collaborazione da parte di Damasco. Intanto la gente di Aleppo muore. Bisogna imporre la pace in nome di chi soffre. Una sorta di “Aleppo città aperta”.» Corridoi umanitari, trattative ad oltranza, forza d’interposizione, “Aleppo città aperta”: in una parola, aria fritta; aria talmente fritta, e perfino frivola in quell’accenno alla “città aperta”, che sarebbe bene non arrivasse mai sotto gli occhi dei cristiani bloccati in città, per non farli cadere in depressione ancora di più. 

L’altro giorno, invece, Riccardi ha scritto un articolo sul Corrierone sulla situazione dei cristiani in Irak e in Siria. Il titolo sembrava incoraggiante: “Persecuzioni, l’allarme non basta più. Ora si pensi a soluzioni concrete”. Ma leggendo tutto l’articolo si scopre che di queste “soluzioni concrete” lui non ne propone alcuna. Di interventi militari non si fa alcun cenno, e con l’Islam Riccardi è riguardoso fino alla comicità. Il “si pensi a soluzione concrete” va letto infatti come se fosse seguito da un punto esclamativo: è solo l’ennesimo allarme o appello di Riccardi, che così conclude: «Cristiani e laici in Occidente sono sfidati a uscire dall’impotenza. C’è la necessità di pensare in modo realistico e fattivo; (…) Infatti ci vuole un “di più” di riflessione e di azione.» Campa cavallo. Che Dio ce la mandi buona. Non è sarcasmo. E’ una preghiera. Davvero.

[pubblicato su Giornalettismo.com]

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