Il Papa non ha detto che non si può bombardare

Di ritorno dalla visita in Corea del Sud, sull’aereo che lo stava riportando in Italia, Papa Francesco ha risposto ad alcune domande dei giornalisti, compresa una sulla drammatica situazione dei cristiani in Iraq e sulle modalità dell’intervento militare intrapreso in loro aiuto. I media hanno sintetizzato la risposta del Papa così: «E’ lecito fermare l’aggressore, ma non bombardare.» Ma non è questo che il Papa ha detto. Le sue esatte parole sono state queste: «In questi casi, dove c’è un’aggressione ingiusta, soltanto posso dire che è lecito “fermare” l’aggressore ingiusto. Sottolineo il verbo “fermare”, non dico bombardare, fare la guerra, ma fermarlo. I mezzi con i quali si può fermare dovranno essere valutati. Fermare l’aggressore ingiusto è lecito. Ma dobbiamo avere memoria, quante volte sotto questa scusa di fermare l’aggressore ingiusto le potenze si sono impadronite dei popoli e hanno fatto la vera guerra di conquista.» Il discorso è chiarissimo, per chi lo vuole intendere. Il Papa ha detto che è lecito reagire ad un’aggressione, ma bisogna commisurare la forza della risposta alle necessità della situazione. La violenza subita non deve diventare il pretesto per andare oltre la legittima difesa, e nei casi in cui essa coinvolga intere popolazioni, non deve tramutarsi “automaticamente” in azioni ingiustificate di guerra aperta, ivi compresi i bombardamenti. L’uccidere, e anche il “bombardare”, in sé, e sottolineo “in sé”, non sono atti che hanno sempre, necessariamente, una valenza morale negativa. Il “non uccidere” biblico comprende nel divieto tutti gli atti di violenza e di sopraffazione immaginabili, anche di tipo psicologico: però, in certi casi, estremi, l’azione di forza, finanche potenzialmente omicida, può essere giustificata. E’ la volontà, il libero arbitrio che qualifica l’azione di forza: quasi sempre è “violenza”, cioè male; ma a volte è una risposta che non equivale a rispondere al male con il male. I comandamenti biblici vanno sempre letti alla luce della volontà. Quel “non desiderare la donna d’altri”, per esempio, non significa affatto “non provare attrazione” per quella donna, che magari è bellissima: sarebbe una cosa contro natura, oltre che ridicola, e Dio non apprezza le cose contro natura. Significa “volerla”, significa essere disposti a “possederla” se se ne presentasse la possibilità. Lo stesso pleonasmo usato dal Papa, “aggressore ingiusto” (cioè una persona che usa la forza ingiustificatamente contro un’altra persona) indica che vi può essere, per così dire, un “aggressore giusto” (cioè una persona che usa giustificatamente la forza contro un’altra persona). Anche se è chiaro che la Chiesa userà sempre la massima cautela prima di giustificare qualsiasi azione di forza.

[pubblicato su Giornalettismo.com]

[P.S. – Le stesse parole del Papa, a leggerle bene, non hanno messo un limite “tecnico” all’intervento militare. E non lo potevano fare: bombe o moschetti non hanno una diversa consistenza etica, perché non ne hanno alcuna: restano sempre dei mezzi. Il male e il bene, il giusto l’ingiusto, sono questioni che riguardano l’uso. “In questi casi, dove c’è un’aggressione ingiusta, soltanto posso dire che è lecito “fermare” l’aggressore ingiusto. Sottolineo il verbo ‘fermare’, non dico bombardare, fare la guerra, ma fermarlo. I mezzi con i quali si può fermare dovranno essere valutati. In video, arricchita dalla gestualità e dall’espressione facciale del Papa, il significato della frase risulta ancora più chiaro. Il Papa vuole dire, in soldoni: “E’ lecito fermare l’aggressore. Ma attenzione: ho detto fermare, non necessariamente bombardare, o fare la guerra. La cosa va valutata.”  D’altronde basta consultare il catechismo della Chiesa Cattolica, che non esclude il ricorso alla guerra, per capire che quella è la posizione del Papa. Poi ci sono le sfumature più propriamente politiche della questione, e lì si può criticare fin che si vuole…]

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