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De Gasperi: da «forchettone» a «compagno»?

E’ il complesso dell’ex-democristiano inghiottito dalla sinistra. Cioè dell’utile idiota. Pur di nascondere a se stesso questa pacifica e amara verità, l’ex-democristiano arruolatosi a sinistra, nell’angolo più risposto del suo cuore, cioè del suo morboso orgoglio, immagina se stesso come colui che ha trionfalmente convertito o addomesticato l’avversario politico di sempre: i post-comunisti, insomma, sarebbero i suoi figli adottivi. Quindi non è del tutto sbalorditivo che Beppe Fioroni abbia proposto di dedicare la Festa de l’Unità ad Alcide De Gasperi nel 60° avversario della sua morte. Attenzione però. La proposta di Fioroni alla fine potrebbe anche essere accettata. La sinistra ha sempre vituperato ciò di cui successivamente si è impadronita. E’ successo con la figura di Aldo Moro, col tricolore, col Festival di Sanremo, con l’Ubalda tutta nuda e tutta calda. E’ successo, in definitiva, con l’Italia repubblicana, il paese di merda per eccellenza, il paese mai “compiutamente” democratico, così intimamente clerico-fascista, così repellente, così corrotto, così volgare, che è davvero difficile capire perché l’insaziabile società civile progressista non ne voglia lasciare neanche un pezzettino ai bifolchi. Perché allora la stessa cosa non potrebbe succedere con l’ex «forchettone» tanto inviso agli «onesti» comunisti un anno appena prima della sua morte?

[pubblicato su Giornalettismo.com]

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