Prudenti più dei serpenti

Non è detto che sia proprio impossibile conciliare la schiettezza con la diplomazia, la sincerità con la politica. Si può dire sempre la verità, ma non occorre sempre dirla tutta. Una ben ponderata reticenza può essere il segno di saggezza e responsabilità. Bisogna essere candidi come colombe e prudenti come serpenti, come disse una volta per tutte il mister: ecco un insegnamento valido anche in questo campo un po’ profano. E’ perciò comprensibile che da ampia parte del mondo cattolico si mostri cautela sulle iniziative da intraprendere per fermare i tagliagole del “Califfato”. E’ meno comprensibile, però, che in tanta parte di questa ampia parte l’approccio alla questione risulti così riguardoso da sconfinare nel ridicolo.

Monsignor Mario Toso, segretario del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, ad esempio, correndo davvero un po’ troppo, arriva a dire che bisogna rinunciare «definitivamente all’idea di ricercare la giustizia mediante il ricorso alla guerra». Definitivamente? Ma caro monsignore, questo è un sogno messianico, simile a quello di abolire il male sulla terra! Tanto è vero che subito dopo lo stesso Toso si contraddice: «Occorre», dice, arzigogolando insopportabilmente, «imboccare vie alternative: va cioè coltivata la multilateralità come via che offre maggiori garanzie di giustizia, anche nel caso che si debba attuare il principio di responsabilità di proteggere etnie e gruppi che sono minacciati di morte, come sta avvenendo in Iraq, da gruppi terroristici». Anche nel caso, cioè, «che si debba usare la forza per proteggere etnie e gruppi ecc. ecc.»: espressione di evidente e colpevole brutalità.

E che dire del Segretario di Stato Pietro Parolin? Ad una domanda del vaticanista de “La Stampa” Andrea Tornielli, sul presunto scontro tra Cristianesimo e Islam, risponde: «Io credo che sia una semplificazione. Leggevo proprio in questi giorni alcuni rapporti del nunzio in Siria, nei quali raccontava quanti musulmani soffrono per questa situazione e sono solidali con i cristiani. Quindi non si tratta assolutamente di uno scontro tra islam e cristianesimo.» Come? Prima dice che è una semplificazione; e poi, forse sentendo di aver osato troppo, di essere stato, forse, troppo possibilista, diciamo – lo diciamo o non lo diciamo? diciamo che lo diciamo – e poi, dunque, afferma che «non si tratta assolutamente di uno scontro»? Quando in realtà lo scontro è latente da più di mille anni?

E che dire poi di certi editorialisti cattolici che più che con l’Isis sembrano avercela coi “crociati” nostrani neo o teocon (a loro volta spesso candidi più delle colombe: è la loro forma, contraria, di intemperanza) colpevoli di piegare il Cristianesimo alle ragioni dell’Occidente, e anzi di identificare l’Occidente col Cristianesimo? Ma nessuno, ovviamente, si sogna di «identificare» Cristianesimo ed Occidente! Io per esempio sostengo che l’Occidente, in senso lato, è la civiltà cristiana. Ma è evidente che la civiltà cristiana non s’identifica col Cristianesimo. E’ vero piuttosto che l’Occidente è stato marchiato dal Cristianesimo: anche quando si dimostra anticristiano l’Occidente tradisce questo marchio di fabbrica. Ma adesso questi signori, pur di dare addosso ai “crociati” nostrani e a Bush, giungono perfino a rivalutare la figura di Saddam Hussein, durante il regime del quale i cristiani erano rispettati. Vero. Ma perché? Perché Saddam Hussein era un dittatore “laico”; perché era un esponente di quel Partito Ba’ath che come linee direttive aveva panarabismo, socialismo e nazionalismo arabo; partito che era stato fondato da siriani che avevano studiato in Europa; perché insomma Saddam Hussein, a suo modo, era in parte figlio dell’Occidente.

[pubblicato su Giornalettismo.com]

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