Se la pace diventa una specie di idolo

Il vescovo ausiliare del Patriarcato di Babilonia della chiesa cattolica dei Caldei, Shlemon Wardouni, presente al “Meeting di Rimini”, in merito all’avanzata dell’Isis ha detto che «Quello che sta accadendo rappresenta una tragedia inimmaginabile. (…) Io sono qui per gridare all’Occidente di svegliarsi da un sonno profondo durato troppo tempo. Bisogna ricominciare a costruire la pace.» E che quindi bisogna «intervenire, sia per via diplomatica sia, se necessario, per via armata.» Anche i Patriarchi delle Chiese Orientali, intanto, chiedono all’Occidente «un intervento deciso». L’uso della forza, dichiarano, è legittimo: «abbiamo il diritto di difenderci e chiediamo di essere difesi.» Ma il serafico padre Antonio Spadaro, direttore di Civiltà Cattolica, pure presente al Meeting, da quell’orecchio non ci sente proprio: Papa Francesco, dice, invita a «fermare, disarmare. I bombardamenti e gli interventi ai quali abbiamo assistito in anni recenti non hanno risolto nulla.» E allora chiediamo al direttore di Civiltà Cattolica: per quale motivo il Papa avrebbe sentito il dovere di precisare che «fermare l’aggressore ingiusto» è lecito, se quest’azione non fosse necessariamente un’azione di forza e non potesse contemplare la possibilità di un intervento armato? In caso contrario la precisazione papale sarebbe stata perfettamente inutile, e perfino bizzarra. Il Papa, alludendo poi ai bombardamenti e alla guerre, come è chiaro a qualsiasi persona onesta e di buon senso, intendeva solo dire che l’azione di forza non deve andare oltre il ragionevole e non deve avere secondi fini. In questo caso specifico, fra l’altro, non si tratta di risolvere un bel nulla, ma di rispondere prima di tutto ad una terribile emergenza. A volte si ha come l’impressione che per certi cattolici la “pace fra le nazioni” sia divenuta una specie di idolo, che impedisce loro perfino di parlare dei mezzi di coercizione, quasi che quest’ultimi fossero per natura cattivi: ed è come cadere in una seconda idolatria, un’idolatria in negativo, per così dire. La “pace fra le nazioni” è una buona cosa, però non è la pace vera di cui parlava Gesù, il quale disse: «Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi.» Anche il mondo può dare la pace, e la “pace fra le nazioni”, pur essendo, ripetiamo, una buona cosa, rimane nel perimetro del mondo.

[pubblicato su Giornalettismo.com]

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One thought on “Se la pace diventa una specie di idolo”

  1. Reblogged this on vincenzillo and commented:
    Quando a messa ci si scambia la pace, io amo dire al mio prossimo: “La pace del Signore.” Perché so che non coincide con l’idea di pace che hanno, per esempio, i pacifisti, e forse anche il cattolico a cui sto stringendo la mano. Come dimostrano certi interventi al Meeting di Rimini.

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