Una “Forte” ambiguità

Monsignor Bruno Forte, arcivescovo di Chieti-Vasto, si arrende all’evidenza dei fatti e tuona contro il nuovo Califfato. Le sue parole, però, sono avvolte nella solita irritante ambiguità. Dice monsignor Forte : «La verità è che il nuovo nemico dell’umanità è più che mai il fondamentalismo, che non va assolutamente confuso con le forme dell’Islam autentico e con le aspirazioni alla pace e alla giustizia che pervadono il cuore e l’impegno di tanti musulmani.» A me sembra, in realtà, una frase infelicissima che nasconde sotto l’enfasi la scarsa convinzione e la confusione di chi sente tirato per i capelli dentro la questione.

Solo la parte finale, a riguardo delle «aspirazioni alla pace e alla giustizia che pervadono il cuore e l’impegno di tanti musulmani» è giusta: sia il buon senso, sia la ragione, sia la carità cristiana ci assicurano di questo. Sarebbe irragionevole pensare che presi individualmente i musulmani siano peggiori degli altri, cristiani compresi: ci sono uomini, infatti, che professano, sì, e in buona fede, una religione sbagliata, ma che nel loro cuore albergano quei sentimenti di giustizia che saranno computati a loro giustificazione. Anche per loro parlò Gesù quando disse: «Chiunque parlerà male del Figlio dell’uomo sarà perdonato; ma la bestemmia contro lo Spirito non gli sarà perdonata né in questo secolo, né in quello futuro.» Naturalmente la frase è anche un ammonimento per i cristiani: si può, cioè, parlar bene del Figlio dell’uomo e bestemmiare contro lo Spirito.

«La verità è che il nuovo nemico dell’umanità è più che mai il fondamentalismo» è, invece, un’affermazione che, a parte la vaghezza, sembrerebbe star bene in bocca ad un ministro di quella Religione dei Diritti Umani che è sicuramente figlia della civiltà cristiana ma che ha anche l’ambizione di sostituirsi al Cristianesimo. Sappiamo bene come i nemici dell’umanità cominciassero a popolare la terra nel momento stesso in cui l’umanità cominciò a pensare di sostituirsi a Dio e a fare strage di ciò che essa riteneva umana zizzania.

Quanto alle «forme dell’Islam autentico», la verità è che, semplicemente, queste forme non esistono in quanto non esiste nessun Islam autentico. Alla base del Corano c’è un pasticciato, affastellato, contraddittorio assemblaggio di materiali biblici: la sua erratica spiritualità è solo il riflesso di questi materiali, ma non ne costituisce l’essenza, cioè lo spirito; mentre l’ossessiva precettistica riflette il consolidarsi di un disegno terreno. Se monsignor Forte ritiene che il fondamentalismo, come sembra di capire dall’accenno evangelico alla condanna di scribi e farisei, sia un disseccarsi della coscienza e della fede nell’obbedienza al precetto, ebbene l’Islam non può uscire dal fondamentalismo, perché fuori del precetto quell’Islam che non conosce clero e chiesa muore. Per cui in realtà l’Islam è fondamentalista per natura; è sempre rinchiuso nella sua gabbia, anche quando è moderato, anche quando è di manica larghissima: non è un caso che secoli addietro in Europa l’immagine dell’Islam trasudasse perfino lascivia e sensualità.

E’ sempre necessario dire tutto questo? No. «Siate candidi come le colombe e prudenti come i serpenti» ci è stato insegnato. Ciò significa – fra le altre cose – che bisogna sempre dire la verità, ma che non necessariamente bisogna sempre dir tutto. A volte esiste una buona reticenza che è segno di sensibilità cristiana. D’altronde anche Gesù cominciò a parlar per parabole. E S. Paolo ai Corinzi diede «da bere latte, non cibo solido» perché per quest’ultimo non erano ancora preparati. Però quel poco che si dice dovrebbe sempre essere vero.

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