Ma la deflazione è innocente, caro Saviano!

Prima o dopo doveva succedere. Ed è successo: Roberto Saviano passa il Rubicone e nella sua rubrica sull’Espresso attacca Renzi con l’artiglieria pesante. Lo paragona nientepopodimeno che a Berlusconi, il mostro. Sarà che mostro chiama mostro, fatto sta che Saviano ne tira fuori anche un secondo, la famigerata deflazione, in questo passaggio piuttosto interessante del suo articolo: «Se il giorno in cui si è ufficializzata la deflazione che ha portato l’economia italiana al 1959 il nostro premier ha teatralmente mangiato il gelato, forse a breve sarà costretto a presentarsi al Paese in ginocchio e con la testa bassa, in un vuoto di parole, finalmente rappresentativo del disastro.» La frase è un tantino confusa, scoordinata, ma ciò è scusabile. I giornalisti – e parlo anche di quelli veri (allusione al dilettante, non a Saviano) – devono andare di fretta e la necessità di sintesi li porta spesso ad imbrogliarsi nelle loro stesse parole. Roberto Saviano voleva dire: «Proprio nel giorno in cui l’economia italiana conosce ufficialmente, per la prima volta dal lontanissimo 1959, il funestissimo fenomeno della deflazione, il nostro spiritoso premier non trova di meglio da fare che mangiarsi bel bello un gelato in piazza alla faccia della perfida Albione, come un fanfarone qualsiasi appena uscito dalla scuola dell’obbligo berlusconiana; senza rendersi minimamente conto che, invece, di qui a breve sarà forse costretto a presentarsi davanti al Paese in ginocchio e con la testa bassa, nella muta consapevolezza di essere la vivente rappresentazione di un disastro immane.» Ciò detto, bisogna pur gridare alto e forte che la deflazione è gravemente calunniata. In fin dei conti all’uomo della strada con la testa sulle spalle non può sfuggire il fatto che il calo dei prezzi è per lui una manna. In una situazione normale è anzi il più sano indicatore della crescita economica. Così avvenne, per esempio, in Europa e negli Stati Uniti nella seconda metà dell’ottocento. E così avveniva nel 1959 in un’Italia che cresceva economicamente al ritmo cinese del 7%. Eravamo un paese emergente, e il calo dei prezzi rifletteva la crescita della produttività. Magari l’odierna deflazione fosse fatta sullo stampino di quella del 1959! Perfino a Saviano verrebbe a noia quell’aria cupa da Califfo che si porta addosso ormai da troppo tempo!

[pubblicato su Giornalettismo.com]

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