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Doppia noia

La titanica sfida tra Massimo Giannini e Giovanni Floris risveglia in me solamente un interesse di tipo sociologico. Mi stufai di questo tipo di circhi già più di vent’anni fa al tempo della Samarcanda di Santoro. Da allora ho detto loro addio, anche se ogni tanto passo cinque minuti in loro compagnia solo per sincerarmi che sia sempre la solita sbobba. Ma sarebbe più che sufficiente seguire il riverbero che questi programmi televisivi hanno sui giornali per capire che in effetti della solita micidiale sbobba si tratta. Per cui non ho certo perso tempo a guardare gli show di Giannini e Floris. E’ una questione di serietà. Ho troppa stima della mia intelligenza per aver bisogno, in certi casi, della prova sperimentale. Già, perché possono cambiare i nomi, i caratteri, i toni, i tirapiedi del conduttore, il tasso di manifesta faziosità, ma a dominare su tutto, implacabilmente, è sempre quell’aria da compagnia di giro formata da quei giovanotti della Migliore Italia che a forza di chiagnere e di atteggiarsi da oppositori del regime hanno occupato tutto ciò che c’era da occupare, e che adesso non possono fare altro che passare il tempo combattendosi l’un l’altro. Ed ora che la sfida è partita, sento parlare di doppioni ed avverto in giro anche un certa stanchezza, come di chi comincia a confessare a se stesso che di questi riti ha piene le scatole. Coi soliti vent’anni di ritardo.

[pubblicato su Giornalettismo.com]

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