Achtung, ultra-cattolici!

E’ altamente probabile che il novantanove per cento delle Sentinelle in piedi sia contro il matrimonio omosessuale. (A proposito: si può dire ancora matrimonio omosessuale? Star dietro ai mirabolanti sviluppi linguistici della cultura di genere è diventato impossibile, benché non si possa negare che in un certo senso ci si diverte molto). Però non è detto. Contro il DDL Scalfarotto si sono levate voci anche da sponda laico-liberale. Infatti la protesta silenziosa inscenata l’altro giorno dalle Sentinelle non era contro il matrimonio gay, ma contro chi vuol negare loro il diritto di esprimersi contro il matrimonio gay e di agire politicamente come cittadini in tal senso, ed inoltre quello di poter esprimere liberamente le proprie vedute morali sulla questione dell’omosessualità. Il bel mondo progressista e quasi tutti i media hanno fatto finta di non capire.

Sono arrivate, naturalmente, anche le spiegazioni capziose su quella che potremmo chiamare l’oggettiva intolleranza delle pacifiche Sentinelle, tutte basate, però, su un trucco vecchio come il cucco dell’armamentario retorico giacobino: trasformare una propria opinione in un indiscutibile principio democratico (per esempio l’invocato inalienabile diritto al matrimonio omosessuale) per sottrarla al dibattito democratico, e per gettare l’anatema su chi la contrasta. E questo tipo di trasformazione di base è il modo per trasformare tutta la democrazia in una sorta di prontuario, di catechismo civico continuamente aggiornato, che il cittadino deve consultare per saper bene cosa fare e cosa dire. Ed è il modo per far coincidere questa nuova cangiante morale civica con la legge, quando invece la civiltà liberale di cui ci si riempie la bocca si basa sulla distinzione fra legge positiva e morale.

Se la legge positiva diventasse solo lo specchio, sempre cangiante, della morale della maggioranza, tutti gli altri si considererebbero degli estranei alla società. La legge certamente non può essere a-morale e capricciosa, ma non deve confondersi con la morale. La legge regola, condanna penalmente, non moralmente; assolve penalmente, ma non santifica. E’ questa distinzione che crea la tolleranza: cioè un tacito accordo fra noi per creare, compatibilmente con le esigenze della società, una zona di non punibilità per quegli atti e quei comportamenti che reciprocamente ci potremmo rimproverare. Ne risulta che tutti questi atti sono legittimi, ma che ognuno allo stesso tempo mantiene il diritto di critica morale sugli stessi. Non si dà una cosa senza l’altra. Una legislazione che rinsaldi sempre di più la difesa dei diritti della persona mette al riparo l’individuo, qualsiasi individuo, dagli ondeggiamenti della massa. In questo, senza essere invasiva, la legge indirettamente mantiene e confessa il suo fondamento etico. Mentre l’altra, quella ad personas, ottiene l’effetto opposto.

Ma a cosa serve ragionare? Tanto poi arriva il solito muezzin della società civile a lanciare l’allarme: achtung, ultra-cattolici! E tutto il branco lo segue, facinorosi compresi.

[pubblicato su Giornalettismo.com]

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