Mario Draghi, populista per un giorno

Personaggi come il presidente della Bce Mario Draghi, un po’ per il ruolo che ricoprono, un po’ per la tediosa e mummificante esemplarità dei loro studi e della loro carriera, sono quasi costrette a dire banalità. Ma le dicono con quel tono misurato, anzi, sorvegliato, e in più sommesso e solenne insieme, di chi centellina tesori di saggezza, o di chi adombra segreti innominabili, o di chi annuncia l’ora segnata dal destino. Detto volgarmente: fanno con molto garbo i preziosi, e questo garbo solo è un dono di cui l’umanità dovrebbe esser loro profondamente grata. Quindi non si capisce cosa sia successo ieri al nostro Mario nel corso di un incontro alla Brookings Institution di Washington, l’universalmente celebre e prestigioso think tank americano di cui non avevo mai sentito parlare. La mia ignoranza può sembrare strana: in fin dei conti, cos’è un think tank se non un tuttologo in forma collettiva? E come può un tuttologo come il sottoscritto ignorare uno dei colossi della concorrenza? Ciò si spiega col fatto che un tuttologo dalla vocazione autentica per natura e per comodità considera se stesso il solo essere capace di cogliere l’intima unità di tutti i rami del sapere: è la posizione di un Dio, e di Dio ce n’è uno solo. Ma abbandoniamo pure al loro triste destino queste osservazioni cliniche. Dicevamo dunque di Mario, che ieri si è scandalosamente lasciato scappare di bocca questa strabiliante dichiarazione di schiettissimo sapore populista: «gli elettori devono mandare a casa i governi che non sono riusciti ad agire contro la disoccupazione». Ora, il presidente della Bce non può non sapere – è persino imbarazzante dirlo – che in economia tutto si tiene, e che dunque «agire contro la disoccupazione» è un’asserzione che in se stessa non significa nulla, visto che qualsiasi governo d’imbroglioni può lottare con successo per qualche tempo contro la disoccupazione, almeno fino a quando in cassa non c’è più una palanca. E allora perché ha detta questa fesseria? La mia opinione è che anche Mario Draghi è un uomo, e ieri ha sentito improvvisamente il bisogno di uscire dal personaggio, di sentire il sangue scorrergli nelle vene, di battere, per così dire, anche lui il pugno sul tavolo. Un’ebbrezza cui non era abituato, e che lo ha fatto, per un attimo, sbandare paurosamente. Ma siamo sicuri che poi, a mente fredda, e in cuor suo, non abbia giudicato la topica un prezzo troppo alto per un così nuovo e sorprendente piacere.

[pubblicato su Giornalettismo.com]

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