Genova, l’Italia che funziona

L’alluvione di Genova è la metafora perfetta dell’Italia che funziona. Come dell’Italia che funziona? Ma certo, dell’Italia che funziona o come si vorrebbe funzionasse. Pensateci bene: che dice la gente? Dice che questo scempio è colpa dei politici, che a Genova è tutto fermo da decenni, e che ormai la città della Lanterna va sott’acqua almeno una volta all’anno. Però, diciamo noi, questa bella gente non si sta forse dimenticando che sono decenni che vota per la stessa famiglia politica, nonostante, a sua detta, non abbia combinato nulla? E che dicono i politici? Dicono che le progettate (e in parte iniziate) opere di difesa idrogeologica del territorio sono ferme a causa della burocrazia, di contenziosi al Tar e al Consiglio di Stato. E cosa avrebbero dovuto fare? Passare sopra le norme e le leggi pur di portarle a termine? Ed inoltre, diciamo noi, non ci stiamo forse dimenticando che la burocrazia svolge anche quel basico e pubblico ruolo di controllo della legalità che tanto abbonda nella bocca dell’Italia perbene? Ci dobbiamo forse lamentare se burocrati e magistrati svolgono il loro lavoro con quella certosina attenzione, con quel rispetto meticoloso delle procedure che soli possono garantirci della bontà e della regolarità dei passi intrapresi? Qualcuno, più vile, ha dato la colpa ai meteorologi. Ma la meteorologia non è una scienza esatta. E d’altra parte, se anche fosse stato emesso il grado di allerta “giusto”, non si vede di quale decisiva utilità sarebbe stato, vista l’assenza delle imprescindibili opere di salvaguardia. Insomma, fino a prova contraria qui non si vede l’ombra di corruzione. La gente ha votato, i politici deliberato, i burocrati controllato, i magistrati vagliato, i tecnici valutato: tutti, nei limiti del possibile, e nel rispetto rigoroso delle loro prerogative, hanno fatto il loro dovere. Come da manuale.

[pubblicato su Giornalettismo.com]

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