Ma basta con questa “crescita”!

Diciamolo: questa storia della crescita ha proprio rotto. Non se ne può più. Anche perché a forza d’invocarla si è creato quel clima malsano di attesa che paralizza ogni attività ed ogni sensato ragionamento. Per di più chi ne parla sembra che lo faccia apposta per ingenerare confusione nell’opinione pubblica. Ieri per esempio non è mancato in materia l’auspicio del Presidente della Repubblica. Il quale ha peraltro molte attenuanti: sappiamo tutti come certe figure istituzionali siano, per così dire, costrette a dire banalità da mane a sera (questa è una delle ragioni per cui non ho mai invidiato i politici). Fatto sta, però, che Napolitano ha detto, con l’aria di chi esprime la più pacifica delle verità: «Di certo all’Unione Europea tocca ora imboccare la strada di politiche più favorevoli alla crescita, anche perché – nonostante indubbie differenze nel suo seno – è l’Europa nel suo insieme che accusa i colpi di una tendenziale stagnazione se non deflazione.» 

In questa frase non c’è niente di nuovo; anzi, l’uomo della strada l’ha ormai imparata a memoria ascoltando i notiziari. Purtroppo. Purtroppo in primo luogo perché gli si è ficcata in mente l’idea che la deflazione e la recessione vadano necessariamente di conserva, e magari coincidano. Quando invece in una situazione ideale la deflazione dovrebbe essere il sintomo per eccellenza della crescita economica: i beni costano meno per l’aumento della produttività; siamo tutti, in generale, più ricchi perché con gli stessi soldi possiamo acquistare più cose. E purtroppo in secondo luogo perché ormai pure lui si è convinto che la crescita dipenda sostanzialmente da un atto di volontà: la crescita, sì, la crescita, questa è la via che vogliamo seguire, sembrano dire gli scopritori dell’acqua calda. Quando invece bisognerebbe far capire all’ometto quello che in cuor suo ha sempre saputo e che l’esperienza gli ha sempre insegnato: che cioè anche in economia tutto si tiene. Questa continua evocazione della crescita non fa altro che aumentare la demagogia e l’impazienza. Diamoci un taglio. Anche perché a questo punto abbiamo ormai il fondatissimo sospetto che porti pure sfortuna.

[pubblicato su Giornalettismo.com]

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