Bello & Brutto, Italia

Fedez il parruccone

La cosa più divertente dei tipi alla Fedez è che nonostante si diano arie da personaggi di straordinaria e riconosciuta apertura mentale, non appena li tocchi sul vivo s’immusoniscono come bambini. Un tratto comune a molti rapper (è un modo per dire tutti, naturalmente) è che mancano completamente di senso dell’umorismo, che si prendono terribilmente sul serio, che non sanno incassare, che sono insomma di una suscettibilità a mio ben ponderato avviso non compatibile con la maturità virile. Un altro tratto comune a molti rapper è il narcisismo. Guardateli: ci fissano serissimi negli occhi come per dirci: «Guardatemi! Non sono forse irresistibile?» E noi guardiamo. E ridacchiamo. Proprio non ce la facciamo a restar seri. E’ quello che è successo al sempre ruspante Gasparri, il quale, alludendo alla devastazione di tatuaggi che oltraggia le membra del rapper (scherzo! scherzo!), su Twitter gli ha dato del «coso dipinto», chiosando poi la superba intuizione estetica con queste alate parole: «Uno che tratta così il suo corpo chissà come ha trattato il cervello, credo sia già una gioia non essere ridotti come lui».

Fedez, fulminato da questo uppercut, ha risposto serissimo con parole altrettanto alate, postando meschinamente una foto assai infelice di un uomo – Maurizio Gasparri – al naturale già brutto quasi come il peccato. Ma, alla fin fine, qual è la colpa del povero Gasparri se non di aver visto il re nudo, cioè il lato ridicolo del rapper? Mi ricordo che circa un quarto di secolo fa (ammazza, come passa il tempo) Frank Zappa (che aveva fama luciferina) disse di Michael Jackson: «E’ talmente strambo da far apparire normale persino me. Passerà certamente alla storia, non tanto per la sua musica o per il suo esibizionismo pacchiano, ma perché non sono biodegradabili i chili di plastica che si è fatti iniettare addosso». Frank vide il re nudo e fu come se rompesse un incantesimo.

Ma l’infame Gasparri non si è fermato là. Da straordinario sciabolatore qual è, ha risposto per le rime ad una ragazzina intervenuta in difesa del tatuato, twittando un vero e proprio ceffone: «Meno droga, più dieta, messa male». Insomma, è tutta da ridere. Tranne che per l’offesissimo Fedez, il quale, tutto compreso di sé, a questo punto ha postato su Facebook un pippone moralistico (non ve l’avevo detto tempo fa che al rapper piace posare da predicatore?), un pippone moralistico, dicevo, infarcito di luogocomunismi politicamente corretti imparati alla scuola elementare della società civile, prendendosela pure con «l’ego debordante» di certi tristi personaggi, intendendo certi intoccabili personaggi politici. Di quello del suo personaggio naturalmente non si è affatto accorto. Ma che mondo di bambini!

E tutto ciò sarebbe anche perdonabile, se dietro le pose ci fosse almeno un briciolo di musica. Negli anni settanta (e ancora negli anni ottanta) i protagonisti della musica pop erano spesso molto più ridicoli, ingenuamente ridicoli, di quelli di adesso, ma dietro c’era anche molta musica (perfino nel caso di Michael Jackson): adesso sono rimaste solo le pose e la fuffa modaiola, alla cui vacuità nessun messaggio goffamente impegnato potrà mai rimediare.

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