Articoli Giornalettismo

Il tuttologo

Inizia oggi la mia nuova rubrica su Giornalettismo. L’appuntamento è settimanale. Scrivendo un pezzo alla settimana torno all’antico, ai primi tempi della mia collaborazione con Giornalettismo. Giocoforza gli articoli saranno più lunghi e avranno un carattere più meditato, meno legato alla strettissima attualità, di quello di “Vergognamoci per lui” o de “Lo schiaffo di Zamarion”. Un mio affezionato lettore (c’è anche questo genere di umanità) mi ha offerto spontaneamente (e gratuitamente) una consulenza (altamente) professionale sull’eventuale nuovo nome della rubrica. Mi ha spedito una profusione di titoli, tutti rigorosamente motivati. Alla fine la scelta (mia e della redazione) è caduta su “Il tuttologo”. Essendo i tuttologi una categoria assai disprezzata, anzi, spernacchiata, mi sembra faccia perfettamente al mio caso. Ed inoltre il solo fatto che io mi onori di questa etichetta è di per sé una provocazione per me irresistibile. S’intende che nel mio caso la tuttologia va intesa nel suo senso più nobile, non orizzontale o quantitativo (che fra l’altro è troppo faticoso), ma verticale o qualitativo, filosofico al massimo grado (che fra l’altro ha qualcosa di riposante): l’arte, cioè, di cogliere l’intima unità del sapere ogniqualvolta se ne esamini anche il più piccolo aspetto. S’intende.

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3 thoughts on “Il tuttologo”

  1. Egregio Signor Zamarion (chissà se un giorno mi permetterà di iniziare con un “Caro Massimo),
    seguo sempre i suoi scritti che mi trovano sempre, o quasi, d’accordo con Lei.
    Mi sono scaricato tutti i Suoi articoli in una cartella del PC e, ogni tanto, ne rileggo qualcuno. Ebbene sono sempre attuali e poche volte sono stati superati dagli eventi.
    Le voglio bene, anche se non La conosco di persona e Le assicuro che nella preghiera serale per i miei amici è compreso a nche Lei.
    Un caro saluto e un abbraccio da una persona che La stima.
    (nonno) renzo

    1. Leggo che è nonno. Quindi una cosa è sicura: Io per il momento Le darò del Lei. Nonostante l’amichevole informalità (a volte fin troppo scherzosa e per questo equivocata) che mi caratterizza nei rapporti col prossimo, sono sempre stato una persona molto “all’antica”, come si suol dire. Ricordo ancora che alle medie inferiori ero l’unico moccioso che dava del “lei” al bidello. Proprio non ce la facevo a chiamare “Anselmo” un omone grande, grosso e già anziano. Ma lei naturalmente può darmi del “tu”, ci mancherebbe altro, sebbene anch’io non sia un giovanotto.
      Le confesso però che dopo aver letto il suo lusinghiero commento ho pensato anche alla possibilità di uno scherzo. Mi sembra però troppo originale per essere uno scherzo, perché la perfidia nella sua ingegnosità pecca spesso di prevedibilità. In ogni caso, e fino a prova contraria, ho deciso di crederci. Non me ne può venire nulla di male.

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