Putin, il catalizzatore

Se si pensa che arriva dopo secoli di zarismo e settant’anni di comunismo, non si capisce cosa vi sia di strano nel fatto che la ventennale democrazia russa mostri un volto ancora così grezzo. Per brutta che paia a noi, la Russia di Putin non rappresenta una patologia; e ci piaccia o non ci piaccia, i progressi di questa Russia autocratica dai tempi dell’Unione Sovietica nel campo delle libertà civili sono stati incalcolabili. E’ strano piuttosto che questo semplice ragionamento faccia così fatica a farsi in strada in Occidente. Da noi la Russia di Putin è diventata il catalizzatore di vecchie e false idee sulla natura della civiltà cristiana-occidentale. In un certo senso la diatriba tra occidentalisti e slavofili che dominò il mondo intellettuale russo soprattutto nel secondo ottocento, e che ora, dopo il lungo inverno comunista, sta rifacendo capolino da quelle parti, sembra essersi spostata da noi capovolgendone i termini: siamo noi, ora, che cerchiamo di definirci guardando alla Russia.

Ed è così che, da una parte, e un po’ alla volta, nel mondo conservatore occidentale è spuntato un partito russo, dai contorni alquanto confusi, che nella Russia di Putin ha visto l’incarnazione di un baluardo identitario, sia esso nazionalista, sia esso cristiano, contro la secolarizzazione dei costumi, contro l’arroganza del laicismo progressista, contro la globalizzazione dei popoli e delle religioni. Mentre dall’altra parte, parlando sempre in termini generalissimi, quello stesso mondo liberal e progressista che per tanti decenni aveva flirtato col marxismo, chiusi gli occhi davanti ai crimini del comunismo, e infine demonizzato l’anticomunismo; quello stesso mondo progressista che tanta indulgenza, se non peggio, aveva mostrato nei confronti della Russia sovietica, ora è diventato, con grande sprezzo del ridicolo, il più spietato fustigatore della Russia di Putin, sentina, oggi, di ogni nefandezza.

Siamo in presenza in effetti di due ideologie che negano i valori migliori dell’Occidente. La civiltà occidentale che si fonda sull’universalismo cristiano è per natura orientata alla democrazia e alla globalizzazione; ma nello stesso tempo non fa violenza alla storia e ai popoli: incanala, modella la storia raccogliendone tutta la ricchezza. Questa duttilità, però, è feconda solo se l’Occidente tiene fede a se stesso facendosi presidio della legge naturale. L’ideologia nazionalista-identitaria, invece, assolutizza la storia e quando si professa cristiana mette ciò che è accidentale nel cristianesimo al posto di ciò che è sostanziale, cadendo nell’idolatria. L’ideologia democraticista-illuminista al contrario nega la storia e fa della democrazia una nuova religione universale ma immanentista, cadendo anch’essa nell’idolatria. Non deve stupire più di tanto, tuttavia, se spesso i due campi tendano a sovrapporsi; se vediamo, ad esempio, comunisti puri e duri difendere le ragioni della Russia di Putin; oppure zelanti neo-conservatori cristiano-occidentalisti fare il contrario: unica è la radice dell’errore.

Oggi l’agenda liberal sembra essersi impadronita di quell’idea dell’Occidente che fu da essa negletta e finanche disprezzata durante i lunghi decenni della guerra fredda. Nello stesso tempo i partiti cosiddetti conservatori dei paesi occidentali sembrano incapaci di resistere all’avanzata del politicamente corretto. Ciò è pericolosissimo anche per la politica estera di Europa e Stati Uniti. Lo si è visto nella disastrosa lettura fatta in Occidente delle primavere arabe. Lo si è visto nei lunghi anni d’incubazione della crisi ucraina. L’incredibile Hollande nei giorni scorsi è arrivato a dire che «Se la nostra proposta di pace fallirà, l’unico scenario è la guerra». Per fortuna gli ha risposto per le rime l’impresentabile Berlusconi: «È inaccettabile che si rischi la guerra con la Russia senza che l’Italia faccia sentire la sua voce per fermare questa follia». Lo stesso impresentabile Berlusconi che vide giusto all’inizio della primavera egiziana e che fu l’unico leader occidentale ad avere il coraggio, prendendosi un sacco di insulti, di difendere Mubarak, improvvisamente scomunicato come despota e dittatore dai politici e dai gazzettieri del fatuo Occidente. Gli stessi politici e gazzettieri che adesso non hanno nulla da ridire sul generalissimo Al-Sisi, e che seppero flirtare coi Fratelli Musulmani. E che a Berlusconi non chiederanno mai scusa.

[pubblicato su Giornalettismo.com]

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3 thoughts on “Putin, il catalizzatore

  1. Salve! Non so come sono incappato in alcuni dei suoi articoli ed ho voluto approfondire la lettura nel suo blog. Da cattolico praticante sono rimasto stupefatto dalla grande mano “gnostica” che seppur sembri solo sfiorare i suoi articoli senz’altro riempie molti testi ed opinioni di articoli di altri che ho trovato (assieme ai suoi) su giornalettismo et similia. I miei insegnanti di teologia, il mio padre spirituale ed in genere i miei confratelli Diaconi sempre mi richiamano al pericolo gnostico a cui, per mia natura, tendo dalla lontana giovinezza. Un mio insegnante di teologia fondamentale una volta mi disse che i cattolici (si riferiva a qualli autenticamente praticanti e non solo ai sedicenti…) tendono naturalmente ad un bivio che spesso li porta ora al “protestantesimo” cattolico ora al più appetibile “gnosticismo”. Gesù Cristo ci voleva tutti uno, voleva che ci lavassimo i piedi l’un l’altro ed invece noi siamo sempre a prenderci le misure… siamo un po’ come i discepoli quando valutavano il loro “grado”… siamo in continua ascesa agli inferi. Poi leggo spesso commenti ma anche vere e propie espressioni ammirate verso una persona che invece, da cristiani, andrebbe amata ma anche guidata e seguita con mano dolce ma ferma, l’amore schietto ma fermo ed un po’ anche sofferente, che i cristiani dovrebbero ai più grandi peccatori.
    Chi infatti è in stato di peccato mortale non è più in Grazia di Dio ed uno come Berlusconi, dato anche il suo comportamento -almeno quallo pubblico- è ancora lontano dal ravvedersi e pentirsi e sicuramente nessuna cristiano, pur amandolo con l’amore del fratello che soffre, non può portarlo a nessun esempio per nessuno. Dovrebbe anzi dire, non fate come lui, non pensate come lui, non agite come lui, non mostratevi come lui. Ma, come dicevo, le tendenze gnostiche possono portare ad un tale tipo di errori nel seguire gli esempi per la propria santa vita cristiana. Che Dio vi protegga che Gesù vi doni il Suo Santo Spirito e la Madonna preghi per voi e per me, che ne abbiamo tanto bisogno. Saluti. Roberto A.

  2. Le concederò una cosa: che sono audace, ma non senza qualche giustificazione. E’ forse per questo che lei dice che la grande mano gnostica “sembra solo sfiorare i miei scritti.” Vede, io so benissimo, cioè RICONOSCO che alla base della fede c’è la volontà di accettare un dono, e che questo dono è esso stesso la Verità. Senza questo cardine tutta la ragione gira a vuoto, se si applica alle cose di Dio. In un articolo per un sito “cattolico” che non mi hanno pubblicato (sul “Peccato contro lo spirito”, e che non so se mi pubblicheranno, anche se me l’hanno chiesto loro) ho scritto:
    “Ma chi è Cristo? Cristo è via, verità, vita; ed è figlio di quel Dio che s’identifica col sommo bene. Perciò rinnegare Cristo, prima ancora che rinnegare il nome di Cristo (questa distinzione verrà utile più in là), significa non credere in una verità che con la vita s’identifica perché si odia la verità e la vita; significa rinunciare a ricercare il sommo bene perché si odia il sommo bene. In una parola, significa non amare Dio. Credere, invece, in quella verità che è la vera vita e ricercare il sommo bene significano avere una fede attiva: quella che comunemente chiamiamo semplicemente fede. Il dono della fede, intesa come la capacità di avvertire la presenza di Dio e di una verità, è stato infatti dato a tutti: se così non fosse saremmo privi di quel libero arbitrio che è la caratteristica dei figli di Dio, nati a sua immagine e somiglianza. Il diavolo sa benissimo chi è Dio: eppure lo rifiuta. E i figli del diavolo fanno lo stesso.”
    Ma all’inizio dell’articolo ho scritto pure che si trattava di una “libera riflessione”, con ciò intendendo, naturalmente, che si trattava di un contributo opinabilissimo. Se sbaglio, correggetemi. D’altronde non si deve credere che scriva queste cose a cuor leggero. Sono frutto di silenziose meditazioni trentennali, ancorché “dilettantesche”.
    In quanto a Berlusconi, io non lo porto certo “ad esempio”. Lei parla del suo comportamento pubblico; ma forse è nel comportamento “privato” (quantunque non lo si possa scindere completamente da quello pubblico) che il nostro Berlusconi ha peccato maggiormente. Se poi questo diventa pubblico perché lo si spia, be’, questa è un’altra faccenda. Ma io non ho mai “giustificato” questo Berlusconi: anzi, se proprio lo vuole sapere, gli ho dato spesso del “puttaniere”, ancorché spesso in tono faceto, ma non per questo falso. Giudico piuttosto che da questo punto di vista egli sia meno fariseo di tanti altri: il che, ovviamente, non lo scusa. Converrà però che la Chiesa da sempre si è rapportata verso il potere politico con realismo, compresi re “cattolici” con mogli di convenienza ed eserciti di amanti. Se dovesse “dare fiducia” solo a politici esemplarmente cristiani (veramente cristiani, non macchiette seriose) praticamente resterebbe muta in questo campo. Le faccio notare, inoltre, che i commenti politici non possono essere scritti col registro che si usa per articoli che riguardano le cose di Dio. E di conseguenza intesi con discernimento.
    La ringrazio delle sue preghiere. E spero di non deluderla.
    E naturalmente, se qualche persona autorevole vorrà “esaminare” l’ortodossia dei miei scritti, ne sarò felice.

    P.S. So anche benissimo che non soltanto sui “giornaletti” ma anche sui grandi quotidiani ci sono giornalisti “veri” che scrivono sciocchezze “teologiche” in tutta tranquillità, per lo più correndo dietro alle parole alla moda. Io non credo di fare parte di questi, se non per la dottrina, intesa più che altro in senso quantitativo, almeno per una certa prudenza e profondità che mi viene da tanti anni di silenziosa “contemplazione”.

    1. Grazie per la risposta. Mi rammarico di non averle fatto dei complimenti per i suoi articoli, che spesso esprimono opinioni abbastanza diverse dalle mie, ad esempio sull’Islam (noi occidentali tendiamo a dimenticare che i musulmani sono tanti, tantissimi e diversi, molto diversi fra loro e sopratutto dimentichiamo che abbiamo condiviso con l’Islam la Spagna e Gerusalemme …ecc…), ma che sono ben scritti ed esprimono intelligenza. La fede è un dono dato a tutti e l’accettazione di questo dono “impiega” il cristiano per tutta la vita (non siamo “impiegati”, ma la parola mi piace per l’impegno quotidiano che esprime). Siamo tutti peccatori (il primo a dirlo è il Papa stesso) ed è per questo che solo l’amore donato fra di noi ci può rendere migliori… purtroppo, come dicevo, non appena ci accorgiamo di avere percorso molta strada (nella Fede) tendiamo a deviare a diventare ora gnostici ora protestanti…
      Forse è proprio il discernimento il punto su cui ruota di ogni aspetto della vita crtistiana ed è forse per questo che il Papa lo ha messo come punto centrale. Che la Pace di Dio sia con lei. Saluti. R.A.

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