I consigli di Cazeneuve

Bernard Cazeneuve, ministro dell’interno dell’attuale governo socialista nel paese dei diritti umani, l’inimitabile Francia, ha rilasciato un’interessante – e interessantissima per noi italiani – intervista televisiva sul problema dei migranti bloccati alla frontiera di Ventimiglia. Eccone alcuni brani riportati da “Le Figaro”:

«Cosa succede a Ventimiglia? C’è la necessità di far rispettare le regole di Schengen e di Dublino. Quali sono queste regole? Quando in Francia arrivano dei migranti passati per l’Italia e registrati in Italia, il diritto europeo vuole che siano ricondotti in Italia. (…) Abbiamo avuto circa 8.000 ingressi dall’inizio dell’anno e abbiamo ricondotto più di 6.000 persone in Italia. Alcuni migranti che sono stati ricondotti in Italia vogliono rientrare in Francia (…) Non devono entrare e devono essere presi in carico dall’Italia. Non c’è un blocco della frontiera, perché siamo in uno spazio aperto; c’è semplicemente il rispetto alla frontiera franco-italiana delle regole di Schengen e Dublino. (…) Dall’inizio dell’anno 50.000 migranti sono arrivati in Grecia, 50.000 sono arrivati in Italia (…) Ci sono dei migranti irregolari per ragioni economiche, che vengono dall’Africa occidentale [in buona parte francofona, NdZ] che non sono sulla via dell’esodo a motivo di persecuzioni subite, ma per la volontà di vivere meglio in Europa. Non possiamo accoglierli, bisogna che siano ricondotti alla frontiera, in Africa.»

Parole di una chiarezza cristallina e sommamente ipocrita allo stesso tempo, come non di rado succede in politica: l’umanità e la fraternità vengono tranquillamente spazzate via dalla necessità di rispettare le regole, le stesse che quando fa comodo vengono a loro volta spazzate vie dal diritto di ingerenza umanitaria. Chissà cosa succederebbe se l’Italia seguisse davvero la “retta via” indicata da Cazeneuve. Probabilmente con lo strepito col quale riusciamo, o meglio, non riusciamo a fare le cose, passeremmo subito per carnefici agli occhi del mondo. Sì, perché tra le righe del discorso del ministro francese si può leggere anche l’irritazione verso un paese, il nostro, che non ha ancora imparato a stare il mondo. Un discorsetto che si può riassumere così:

«Cari italiani, sappiamo come stanno le cose: di questi cosiddetti migranti solo una piccola parte fugge davvero le persecuzioni, la guerra, la fame. La grande maggioranza è spinta dal sogno di una vita migliore che sembra loro a portata di mano. Lo vedete anche voi: nonostante i patimenti del viaggio, è quasi tutta gente in carne; pochissimi sono vestiti di stracci; c’è molta gioventù prestante, abile ed arruolabile. Noi umanamente li capiamo, ma – siamo seri – non possiamo mica assistere passivi a queste nuove invasioni barbariche. Quindi, cari italiani, non fate tanto casino. Datevi da fare, piuttosto. Organizzatevi. Rinchiudeteli in vari centri. Identificate chi veramente ha diritto all’asilo. Diciamo che il 10% è una percentuale credibile. Gli altri rispediteli senza tanto chiasso in Africa. Allora sulla base di quel 10% potremmo parlare di quote da sparpagliare nella nostra bella Europa. Se foste un paese serio, un paese con un minimo d’amor proprio, con un minimo di sentimento nazionale, fareste tutto ciò con la massima discrezione possibile. E parlo anche dei vostri giornalisti chiacchieroni. Mille anni di storia nazionale hanno insegnato ai nostri imbrattacarte a sapersi elegantemente autocensurare, o almeno a misurare le parole, quando ciò giova alla patria.»

[pubblicato su LSblog]

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