Ncd, l’ultimo capitolo della saga centrista

Uno dei grandi privilegi che la politica italiana offre impunemente ai suoi protagonisti è quello dell’inversione di marcia: nessuno ve ne chiederà la ragione; potrete anzi presentarla all’opinione pubblica come un esempio di coerenza – che solo i disonesti potranno fraintendere – con le vere, profonde ragioni dell’impegno politico di tutta una vita: il vostro. Così non vi è nulla di strabiliante nel fatto che un campione di garbata amabilità come il capogruppo Ncd alla Camera Maurizio Lupi abbia il fegato di prodursi in questa strabiliante affermazione in merito alle elezioni comunali milanesi del prossimo anno: «Credo che Milano – ma non solo io, credo che tutti noi lo condividiamo – possa essere la grande opportunità, la grande occasione storica per dimostrare che ci si può rimettere insieme, non dimenticando le nostre diversità, ma anzi facendo diventare le nostre diversità una ricchezza.»

Il Nuovo Centrodestra si chiama così non perché al momento della sua fondazione fosse nuovo, ma perché intendeva distinguersi da quel centrodestra volgare che infatti il volgo ha continuato imperterrito a preferire, nonostante le patenti di affidabilità democratica rilasciate dalla sinistra e dai grandi giornali agli alfaniani. Era l’ennesimo capitolo della saga infinita del centrismo italiano perbene aperta dal Partito Popolare di Martinazzoli nei giorni di Mani Pulite, destinato con ogni probabilità a finire come tutti i precedenti: nella sparizione tranquilla nella bocca del nulla o in quella della sinistra della truppa centrista.

Ora, è a tutti noto che il Nuovo Centrodestra nacque, a detta dei suoi campioni, sulla base della definitiva presa di coscienza del fatto che il vecchio centrodestra berlusconiano si era ormai ridotto ad un’alleanza impresentabile – populista e antisistema – tra Forza Italia e dei partiti – in primis la Lega Nord – sempre più attratti dalle sirene lepeniste. Oggi che la Lega Nord si presenta come il partito forte (ancorché io non lo dia affatto per scontato) di una nuova eventuale coalizione di centrodestra (o addirittura la corrente egemonica di un futuro grande partito conservatore) una parte del Ncd pare aver cambiato completamente idea, e una natura maliziosa potrebbe vedere in ciò solo l’effetto dell’Italicum nella sua versione attuale.

Tuttavia nelle disperate acrobazie dei neo-centrodestristi pentiti si avverte oggi qualcosa di nuovo: una certa stanchezza, i sintomi incipienti di una resa di fronte alle dure e ostinate repliche di una storia ormai ultraventennale; che va di pari passo con l’ammorbidimento guardingo verso Berlusconi di una Lega Nord che proprio nel momento in cui i sondaggi la danno ai massimi si sta rendendo conto che da sola non potrà mai diventare un partito nazionale. Insomma, è il vecchio disegno berlusconiano che torna a galla, più forte di tutto: della vecchiaia, degli errori e dell’indebolimento del Cavaliere; delle persecuzioni giudiziarie; delle demonizzazioni; dei capricci e degli egoismi dei suoi alleati; e dei petulanti giudizi liquidatori che oggi la grande stampa riserva, con qualche grado di condiscendenza, alle sue fortune politiche.

[pubblicato su Giornalettismo.com]

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