Montaigne, Pascal e i cattolici

Nel mondo cattolico vi è una sostanziale incomprensione di Montaigne e Pascal. Sul primo, benché dichiaratamente cattolico, agisce un pregiudizio negativo; sul secondo, benché fideista e giansenista, agisce un pregiudizio positivo. E’ ben nota agli studiosi, benché quasi nascosta all’opinione pubblica, l’enorme influenza esercitata dal primo sul secondo. Non si esagera troppo se si afferma che in quasi ogni pagina dei “Pensieri” pascaliani risuona l’eco di qualche passo dei “Saggi” di Montaigne. E’ stupefacente, ad esempio, che dopo quasi quattro secoli si continui imperterriti ad attribuire a Pascal – a riprova del suo genio e perfino del suo cristianesimo – un passo che è di Montaigne: “L’homme n’est ni ange ni bête, et le malheur veut que qui veut faire l’ange fait la bête.” Si tratta infatti di una sintesi di un passo di Montaigne, scritto più di mezzo secolo prima: “Ils veulent se mettre hors d’eux, et échapper à l’homme. C’est folie: au lieu de se transformer en anges ils se transforment en bêtes; au lieu de se hausser, ils s’abattent” (Montaigne, Essais, III, 13). Questo passo da solo dimostra, peraltro, che non c’è in Montaigne alcuna equiparazione tra uomini e bestie.

Montaigne, figlio del Rinascimento e imbevuto di letture classiche, rappresentò in realtà una resistenza alle intemperanze e alla superbia dell’uomo rinascimentale. Il suo “scetticismo”, quello che cristianamente si traduce con “prudenza”,  – lo scetticismo a tutto tondo di Montaigne è anzi un’invenzione, una stigmatizzazione pascaliana –  è rivolto contro le pretese dell’uomo “nuovo”. Il senso di impotenza e di piccolezza dell’uomo di fronte al cosmo, che viene fuori dai passi citati da Fighera, sarà ripreso poi da Pascal. Ma mentre in Montaigne queste considerazioni rimangono nel cerchio di un’amabile ironia, in Pascal sprofondano nella disperazione tipica e ostentata del fideista. E il bello è che molti cristiani e cattolici in particolare sono pronti a commuoversi di fronte al piccolo uomo confrontato agli abissi impenetrabili di Pascal, quasi fosse una prova di grande cristianesimo! La ragione vera dell’odio che Pascal porta a Montaigne sta proprio in questo: che il secondo non “dispera”.

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