L’infelice metafora del grigio

Mesi or sono, sempre sul tema del discernimento, Papa Francesco usò la metafora del grigio: «Non basta vedere il bianco e il nero.» disse, «Il discernimento è andare avanti nel grigio della vita e cercare lì la volontà di Dio, non nel fissismo del pensiero». Non metto in dubbio i buoni propositi del Papa, ma questa metafora riassume bene i pericoli interpretativi (che sono le porte attraverso le quali i lupi entrano nell’ovile) cui va incontro una cura pastorale che manca di chiarezza, giacché è proprio la chiarezza che dovrebbe fare, pedagogicamente, da contrappeso alla misericordia ed esserne allo stesso tempo il presupposto.

Cosa capisce il popolo di Dio da questo genere di affermazioni? Non solo che la vita è un miscuglio di bene e di male – la qual cosa è una banalità, per il senso comune – ma che essendo espressa dal supremo custode della fede questa banalità acquista un senso più pregnante e sottile: e cioè che la stessa realtà è un miscuglio di male e di bene, e che il male e il bene non esistono di per se stessi. Ma noi sappiamo che il male non si mescola col bene, non si scioglie in esso né si fonde con esso. Il male si attacca al bene come un’erba maligna e cerca di soffocarlo, come tanti neri filamenti che cerchino di oscurare il bianco del bene. E’ per questo che la realtà si presenta all’occhio con toni inevitabilmente grigi vista da lontano o da media distanza; o, per dire più precisamente, se non viene osservata con l’occhio interiore di una coscienza che cerchi la verità.

L’insoddisfazione che fatalmente proviamo quotidianamente per noi stessi per non essere stati perfettamente all’altezza della situazione da cosa deriva se non dal fatto che il grigio della vita ci condiziona e ci altera? E non ci costringe poi, questo malessere, a raccogliere i pensieri per ritrovare la chiarezza offuscata, staccando pazientemente i neri filamenti che opprimono la nostra anima? E non è questa la strada normalmente battuta per vivere con più serenità e senza nevrosi le nostre debolezze e per fortificarci progressivamente nei confronti delle situazioni concrete? Il che non significa abbracciare ideologicamente il Cristianesimo come il partito del partito preso, ma cercare di coniugare chiarezza di visione, presenza di spirito, longanimità, pazienza ecc. nel nostro agire quotidiano.

Quindi il discernimento verso noi stessi e verso gli altri, che è figlio della verità e della carità, serve sì per «andare avanti nel grigio della vita», ma proprio per vedere il bianco e il nero, nettamente distinti, che esso nasconde; serve cioè a cercare la luce nelle tenebre perché essa faciliti l’incontro tra la nostra persona e la volontà di Dio.

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4 thoughts on “L’infelice metafora del grigio

  1. Sig. Zamax,
    non conoscendo la sua email privata, approfitto di questo spazio per rispondere alla sua controreplica riguardo al nostro scambio di commenti sull’Isola di Patmos, Anche se siamo un po’ tutti contagiati dalla “vis polemica” del carissimo ed inarrivabile maestro Don Ariel, non voglio proseguire in quella sede la discussione, abusando della ospitale cortesia dei Padri.
    Alla sua conclusione, diciamo così che mi suona un tantino maliziosa, “Posso arguire che ne sentisse il bisogno?” rispondo qui, senza alcun sottinteso:
    “Naturalmente, lei è libero di arguire quello che vuole e di esprimersi come meglio crede, ci mancherebbe altro …”.
    Al di là della diversità di opinioni che possiamo avere su mons. Livi … (può approfondirne la conoscenza qui http://www.fidesetratio.it/ )
    è comunque sempre un piacere per me discutere con lei.
    Ovviamente, quale ospite del suo blog, per di più fuori dal tema di questo post, lascio a Lei decidere l’opportunità di pubblicare e conservare questo commento.

    Cordialità.

    ettore

  2. So di avere un modo di esprimermi che a volte indulge in qualche familiarità e in qualche ironia di troppo, cercando comunque di non uscire dal cerchio dell’amabilità. Ma non vorrei che fosse preso per una mancanza di rispetto. In compenso non mi offendo se qualcuno usa le stesse armi nei miei confronti anche in modo ben più pesante. Per rompere la cortina di certe malintese suscettibilità a volte bisogna anche stuzzicarle.
    Non posso dire di conoscere la persona di Mons. Antonio Livi, ma ho letto molti dei suoi articoli negli ultimi anni, sull’Isola di Patmos, sulla NBQ e anche su altri siti; e conosco anche il sito che Lei mi ha indicato. Per questo mi è dispiaciuto che Mons.Livi si sia fatto coinvolgere in un’iniziativa che giudico negativa e fondamentalmente sleale nelle modalità. Anche se non sono sorpreso: la situazione è tale che anche in chi è in buona fede nelle critiche al Papa la tentazione di trascendere è sempre più difficile da resistere. Le riporto il commento che feci sul sito Fb della NBQ dopo il primo articolo di Mons. Livi scritto alcuni giorni dopo la pubblicazione della “Correzione Filiale”: “Che sconforto. Purtroppo è un autogol clamoroso. Le puntualizzazioni di Mons. Livi possono valere per lui, non certo per quanto riguarda l’oggettivo contenuto del documento e l’equivoca compagnia nella quale firmando si è intruppato, almeno agli occhi dell’opinione pubblica. Un documento nel quale si elencano in virgolettato sette proposizioni eretiche sostenute dal Papa, ricostruite – in sostanza – attraverso i contenuti ambigui di AL, alcune sue dichiarazioni pubbliche, e i suoi silenzi nei riguardi delle corbellerie che oggi vengono propalate tranquillamente e perfino con l’accompagnamento della grancassa nel seno della Chiesa Cattolica. Ci si salva in corner dicendo di non conoscere e di non voler giudicare il grado di consapevolezza del Papa nel farsi complice o attore di queste derive eterodosse. Ma il metodo è arbitrario, l’esposizione contorta e le deduzioni maliziose.”
    E’ evidente, a mio avviso, che lo stesso Livi, sentendone la necessità, ha approfittato del successivo articolo dedicato al Catechismo per chiarire ancora meglio i presupposti della sua posizione critica nei confronti del Papa, e penso lo abbia fatto in maniera esemplare. Non credo che ciò significhi una completa sconfessione della “Correzione”, ma mi ha fatto piacere leggere questa indiretta o almeno parziale palinodia.
    Capisco che abbia trovato irridente il mio primo commento, e ne sia stato urtato. Ma spero di avere chiarito.
    P.S. – Detto tra noi, penso che Don Ariel abbia esagerato nei confronti di Mons. Livi.
    P.S. 2 – Ma non mi dispiacerebbe se per caso venisse a conoscenza di questo mio parere passando da queste parti…

  3. Tutto chiarito, caro Massimo, e grazie della pazienza che ha voluto usare nei miei confronti con questa lunga ed articolata risposta. Quanto scrive e mi trascrive le fa onore.
    A proposito della disputatio con Livi, credo che lei abbia già letto questo:
    http://isoladipatmos.com/me-lo-impone-lossequio-alla-verita-la-petizione-a-favore-di-amoris-laetitia-e-molto-peggiore-della-correctio-filialis-che-accusa-di-eresia-il-sommo-pontefice-e-in-appendice-una-piccol/
    Come era prevedibile, Don Ariel stesso ammette d’aver calcato troppo la mano.
    Don Ariel è fatto così, a volte si lascia trasportare dall’impeto, ma poi ripensandoci, lealmente, serenamente, un po’ la critica si attenua e riconosce i meriti degli altri …
    In fondo facciamo un po’ tutti così.
    Cordialmente.
    ettore

    P.S. Se Lei gradisce e me lo riconferma, non ho problemi a trasmettere a Don Ariel questo scambio di corrispondenza o ad invitarlo a visitare questo suo sito. Già in passato gli ho segnalato alcuni suoi interessanti post – di lei Massimo intendo.

    1. Queste piccolissime incomprensioni tra persone che sostanzialmente la pensano allo stesso modo spesso nascono per diversità di carattere; ma poi con la buona volontà vengono superate. Ricambio i saluti.
      P.S.Sulla trasmissione dello scambio di corrispondenza da parte mia nessun problema, ovviamente.

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