Le sospirose sparate di Antonio Spadaro S.J.

«Perché l’Europa non è una “cosa”, ma un “processo”. Non è un sostantivo, ma un verbo. L’Europa non “è”, ma “si fa”.»

Antonio Spadaro scrive banalità anti-identitarie che al buon senso possono apparire condivisibili (sempre che si superi il muro possente dello zuccheroso quanto astratto gergo inclusivista), ma che essendo unidirezionali celano una rappresentazione falsa della realtà, compresa quella trascendente. Vorrei peraltro appena ricordare all’illustrissimo gesuita che se il Verbo era fin da principio, il Verbo era anche presso Dio, e il Verbo era Dio: era qualcosa, non escludeva l’Essere. Se il mondo in cui viviamo, e di cui costituiamo parte, è sottoposto al Divenire, ciò non significa che l’Essere ci sia stato completamente sottratto e che si sia annullato nel Divenire, pardon, nel politicamente corretto e nichilistico processo: sennò saremmo già all’inferno, giacché è proprio l’Essere a tenere in vita provvidenzialmente il Divenire e ad impedirgli di cadere nell’abisso della divisione da Dio, dove non potrà rimanere nemmeno Divenire. Ciò che ci resta è un Essere sottoposto alla corruzione, che aspira a ritrovare lo splendore dell’Essere che gli dà vita nella dimora eterna.

L’identitarismo cade nell’idolatria perché mette questo Essere diminuito che vive di luce riflessa al posto del vero Essere, cioè Dio. L’illustrissimo Spadaro cade nell’idolatria mettendo il Divenire (l’Essere diminuito nella sua totalità) al posto del vero Essere, cioè facendo la stessa cosa su più larga scala, come poi suggerisce questa sua frasetta tremendamente hegeliana:

«Questa visione dunque è profondamente legata al divenire, al superamento dialettico di muri e ostacoli.»

Ma per ritornare all’accento sul fare sopramenzionato notate come questo tipo di ragionamento riecheggi involontariamente quello di un filosofo ferocemente e coerentemente  anticristiano come Nietzsche: 

«Ma un tale sostrato non esiste: non esiste alcun “essere” al di sotto del fare, dell’agire, del divenire; “colui che fa” non è che fittiziamente aggiunto al fare; il fare è tutto.» (Nietzsche, Genealogia della morale, I, 13) 

Constatate dunque tante nefandezze, chiediamo rispettosamente a Papa Francesco di notificare a Antonio S.J. un foglio di via obbligatorio valido per almeno un decennio. A fin di bene, s’intende.

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