Il nuovo governo e il pericolo dell’utile-idiotismo sovranista

Se l’analisi della situazione politica risulta tutto sommato piuttosto semplice, la soluzione per la formazione di un nuovo governo si presenta oltre modo difficile. Il M5S è il nuovo partitone egemone della sinistra senza se e senza ma; dall’altra parte c’è il centrodestra, che è una creatura berlusconiana, e che solo Berlusconi ha tenuto insieme per un quarto di secolo, con Salvini in pole position; in mezzo c’è il Pd che fondamentalmente paga la sua mancanza di identità politica. Un governo che abbia qualche sensatezza (politica, s’intende) si fa solo con le spoglie del Pd. Il M5S ha recitato la commedia per un po’, ma poi il veto, mai esplicitato, verso il Pd è caduto. Salvini invece si è fatto prendere dalla fretta di scomunicare il Pd, piuttosto di lavorare alla sua rottura stando semplicemente alla finestra senza esporsi. Il problema del M5S è che gli mancano molti seggi, e oltre a LeU (il partito che gli è più vicino spiritualmente e che non aspetta altro che un fischio) dovrebbe imbarcare almeno 3/4 del Pd (e satelliti): cosa ardua. Il problema del centrodestra è l’inverso: gli mancano molti meno seggi ma la differenza politica coi piddini è molto più grande. Renzi non c’entra. Lui, per sopravvivere, non può arrendersi né a sinistra né a destra. I fissati col nefando patto del Nazareno (creatura della mitologia antiberlusconiana di sinistra passato pari pari nella destra più ottusa) possono dormire sonni tranquilli. Salvini prenda nota, e invece di emettere imprudentemente veti sui piddini all’ingrosso, li metta di fronte all’incubo di un governo monopolizzato da giacobini puri e duri (M5S-LeU) e giacobini dalle buone maniere che tornano alla barbarie (i reduci dal Pd). Non si faccia intimidire dal bigottismo antiberlusconiano e si serva intelligentemente di Silvio, che gli può essere utile per agganciare la divisione dei responsabili anticomunisti e come copertura sul piano internazionale: impresa quasi impossibile, quasi.

Ci sono dei bei tomi a destra i quali affermano che un governo M5S-Lega non costituirebbe un tradimento degli alleati e degli elettori e che in ogni caso Berlusconi avrebbe tradito la Lega in passato appoggiando il governo Monti e il primo governo Letta, senza neanche parlare dei successivi inciuci col Pd. Sulla prima affermazione non mi soffermo tanto è peregrina: faccio solo notare che l’unico sicuro tradimento dentro il centrodestra fu quello perpetrato alla fine del 1994 dalla Lega ai danni del governo di centrodestra dopo otto mesi scarsi di legislatura, quando Berlusconi veniva colpito dalla raffica degli avvisi a scomparire ed era alle prese con la riforma delle pensioni, sulla quale fu lasciato solo per opportunismo anche dall’establishment economico (e dai giornali di riferimento) che la ritenevano necessaria: volevano incassarla senza pagare il dazio dell’impopolarità, come dimostrò l’appello di Agnelli e De Benedetti, fatto quando ormai la situazione stava precipitando. Sulla seconda dimostrano una certa smemoratezza degli avvenimenti. Per cui procedo ad una succinta ricapitolazione degli stessi.

Berlusconi soccombette al golpe Napolitano nel novembre 2011, dopo aver resistito praticamente da solo per mesi e mesi. Lo fece in modo intelligente, senza farsi travolgere dall’ira. Resistette fino all’ultimo, cioè fino a quando capì che non c’erano più margini ragionevoli per poter superare senza rischi una mozione di sfiducia. Ricordiamoci che la grande campagna di sputtanamento ad personam del 2010 aveva già causati smottamenti nella maggioranza berlusconiana, e che essa veniva già data per morta e sepolta verso la fine di quello stesso anno. Berlusconi diede le dimissioni senza farsi sfiduciare: l’assenza di una formale delegittimazione era un modo per restare legittimamente nel gioco politico. Molti cretinetti isterici di destra, invece, compresi quelli dei giornali che appoggiavano il centrodestra, avrebbero voluto che rovesciasse il tavolo per andare a nuove elezioni. Ipotesi assolutamente scervellata: primo, l’Italia era sotto ricatto finanziario e non era il caso di rispondere con atteggiamenti autodistruttivi; secondo, le elezioni sarebbero state disastrose per il centrodestra e di fatto lo avrebbero fatto scomparire politicamente. Quando non si può vincere, quando si è sotto il tallone di forze nazionali ed internazionali più forti è saggio piegarsi e prendere tempo, almeno fin quando è possibile farlo senza perdere la dignità, e non andare in cerca della bella e stupida morte.

Quanto alla divisione del centrodestra riguardo al governo Monti, essa non era altro, in sostanza, che una tacita divisione tattica. Il Pdl dava l’appoggio esterno al governo, mentre la Lega, che nella coalizione ha sempre svolto il ruolo di succhiaruote, mai volendo pagare dazio con scelte impopolari, stava all’opposizione: il centrodestra veniva a configurarsi più per necessità che per scelta come una coalizione di lotta e di governo. Ciò serviva a tenerlo in vita e a farlo uscire col tempo dalla sala di rianimazione. L’inettitudine del governo Monti lo agevolò e Berlusconi tolse per tempo l’appoggio a Monti poco prima della scadenza naturale della legislatura, e in vista delle elezioni del 2013 il centrodestra, a dispetto dei ferrei propositi  leghisti di segno contrario espressi in precedenza, si ricompose con tutta naturalezza. Il Berlusca fece una campagna elettorale da leone che trasformò quasi miracolosamente, grazie anche al boom grillino, in sconfitta la vittoria sul filo di lana di Bersani, predestinato trionfatore. Col Letta I fece lo stesso che con Monti.

Quanto al Letta 2, al governo Renzi e al governo Gentiloni parlare di sostegno di FI è una scemenza e una menzogna. Curioso: quando qualcuno da sinistra passa a destra è pagato dal Berlusconi; quando invece i traditori di Berlusconi passano a sinistra diventano agenti di Berlusconi. Anche in queste corbellerie certi sovranisti di destra dimostrano di essere succubi della propaganda di sinistra. Una delle cose più divertenti dei destrorsi sovranisti, spezzatori di reni, tutta chiacchiera e distintivo, è che almeno metà del loro cervello è stata colonizzata dal luogocomunismo sinistrorso, che essi nella loro debolezza intellettuale ripetono come pappagalli. Il senso storico-culturale dell’aut-aut di Di Maio a Salvini concernente gli impresentabili italoforzuti sfugge loro completamente. I giornaloni vogliono far fuori Berlusconi, i grillini vogliono fare fuori Berlusconi, e loro pure vogliono farlo, senza che la bella compagnia non li induca a pensare che forse c’è qualcosa non va nelle loro elucubrazioni. La Lega sola egemone nel centrodestra è il sogno dei giornaloni, della sinistra e anche di Bruxelles: è la forte ridotta lepenista, eternamente minoritaria ed eternamente sconfitta. E’ per questo che se l’alleanza di governo tra M5S e Pd non dovesse concretarsi, ai nemici di Berlusconi e di un centrodestra potenzialmente vincitore anche un governo di scopo M5S-Lega, in sottordine, potrebbe andare bene.

Ma forse costoro ambiscono ad impersonare la nuova frontiera dell’utile idiotismo: l’antiberlusconismo acceca. Solo chi si tappa gli occhi non può non vedere la vicinanza politico-culturale tra grillini e piddini. Non parlo di chi ha votato M5S – per buona parte un esercito di fessi o utili idioti – ma dei suoi militanti e del suo – chiamiamolo così – gruppo dirigente. I grillini sono i figli di Berlinguer e dell’immorale questione morale e quindi polli di allevamento del regime culturale sinistrorso: giacobinismo, statalismo, ecologismo cripto-religioso e insieme laicismo sfrenato anticristiano, gay pride ed economia a km zero, antifascismo resistenziale, manipulitismo rosso e antimafiosità di regime. Sono il precipitato del vecchio, altro che il nuovo. Sono il vecchio rimesso a nuovo, e stanno al Pd come i montagnardi stavano ai girondini. Per parte del Pd e del suo elettorato costituiscono tuttavia un richiamo della foresta fortissimo, giacché il Pd non è mai diventato socialdemocratico nel senso culturale del termine, non avendo mai fatta mea culpa, mai fatti i conti con la storia, e mai riabilitato la storia dei socialisti italiani. No, è diventato liberal cambiando etichetta ma senza rinnegare né Togliatti né Berlinguer. Per cui può sempre tornare indietro. Se Renzi oggi viene demonizzato come Berlusconi, non è perché Renzi somigli a Berlusconi, come vuole la nuova vulgata che trova anche tanti sprovveduti discepoli a destra, ma perché, molto più semplicemente, chi di anti-berlusconismo ferisce di anti-berlusconismo perisce. E’ la vecchia fenomenologia delle epurazioni comuniste.

E in conclusione: un M5S di governo può sempre riposizionarsi; abbandonare un po’ del suo estremismo chavista, e diventare un partito radicale di massa ultra-liberal e così unirsi in coito coi resti del Pd, alla stregua di un Podemos normalizzato. Ma i sovranisti alle vongole nel loro accecamento anti-berlusconiano (mutuato dal pensiero dominante, altro che dimostrazione d’indipendenza) non hanno voluto vedere nulla di questo; si sono incartati nella loro ideologica, caricaturale contrapposizione senza sbocchi tra sovranisti e globalisti, fino a diventare più putiniani di Putin, l’amico del loro odiato Berlusca: il quale Vladimir, al contrario di loro, il buon senso l’ha ancora sicuramente conservato, per quante sfumature russe si porti dietro.

P.S. Naturalmente qualcuno potrà pensare che Salvini voglia accordarsi col M5S al solo scopo di fare una nuova legge elettorale che preveda un sistema a doppio turno alla francese. Soluzione buona solo sulla carta. Tra alcuni mesi o tra un anno quale sarà il sentimento di un corpo elettorale alquanto ballerino, tanto più che sia quest’ultimo sia le formazioni politiche si adeguano sempre ai nuovi sistemi elettorali?

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