Il miope Salvini e l’irresponsabile Mattarella

Forse a causa dell’abitudine degli abitanti della penisola di fottersi a vicenda, una delle caratteristiche peggiori dello spirito italico è l’incapacità di pensare politicamente in maniera lineare; cosicché la barbara e stolida sensatezza dello straniero ha avuta spessissimo la meglio sul nostro genio contorto: è per questo che nel mondo si ride molto di noi. Salvini ha in mano la possibilità di diventare premier ma si sta facendo sfuggire l’occasione con scelte cervellotiche e contronatura, dettate in parte dall’impazienza e in parte dalla convinzione tutta italiota di essere il più furbo di tutti o dalla preoccupazione di non volerlo essere meno degli altri: chiare manifestazioni della sindrome tipica degli imbecilli nostrani di qualche ambizione.

Tutti i sondaggi, compresa l’aria che tira, danno il centrodestra in netta ascesa da quel già buon 37% (inimmaginabile solo qualche tempo fa, quando lo stesso centrodestra era dato per morto dai gazzettieri di regime) che gli ha permesso di ottenere la maggioranza relativa alle recenti elezioni. Ma lui niente. La tentazione dell’inciucio coi neo-giacobini grillini pur di metter mano sulla torta del potere e inconfessabilmente di liberarsi dei suoi alleati, o di fagocitarli, è troppo forte, anche a costo di fare il socio di minoranza della nuova compagine governativa, nella prospettiva di giocarsi poi coi grillini l’intera posta alla prossima tornata elettorale.

Alla via maestra suggerita dal buon senso e dalla correttezza istituzionale di chiedere l’incarico per formare un governo di centrodestra che andasse poi alla ricerca di una maggioranza in parlamento, via promossa da Berlusconi fin dall’inizio delle consultazioni, Salvini si è acconciato di mala voglia solo dopo che le altre vie esplorate erano fallite. Il tentativo era assai difficile ma la richiesta era assolutamente legittima e doveva essere esaudita. Mattarella, irresponsabilmente ma non del tutto sorprendentemente, vi si è opposto. Mattarella è un personaggio che brilla per una sua speciale non aurea mediocrità che gli mette in bocca stupefacenti banalità tratte dal bignamino del pensiero laico & repubblicano dell’Italia nata dalla Resistenza, biascicate con lo stile sommesso del democristiano di sinistra perfettamente irregimentato. Per queste rare qualità gli si tessono naturalmente molti elogi. Ricordate quella macchietta seriosa chiamata Monti? Arrivò fra di noi mortali salutato come l’Angelo della Sobrietà e della Competenza, ma quale uomo di governo si rivelò una schiappa memorabile. Mattarella per mediocrità e inadeguatezza invece si è già montato la testa, come provano i suoi recenti spropositi su Einaudi.

Del rifiuto di Mattarella Salvini non si è doluto più di tanto, al contrario di una Meloni che avrebbe dato furente un bel calcio sulle palle al presidente della repubblica, come ogni spirito fine e maschile può cogliere leggendo fra le righe di una lettera indirizzata dalla prima Sorella d’Italia al direttore del Giornale. Anzi, ringalluzzito dalla scorrettezza di Mattarella, si è rituffato nel tentativo di portare a compimento il malsano connubio contronatura leghista-pentastellato fallito in prima istanza, contando sul fragile collante sentimentale della comune credenza nei poteri taumaturgici della superstizione sovranista. Chi si mette in bocca espressioni come establishment globalista dovrebbe capire che in realtà parla di una forma di sovranismo di respiro internazionale, che conculca le libertà particolari e individuali. Credere di combattere questo sovranismo con forme nazionali di sovranismo è un errore che cambia solo le forme esteriori della malattia. Inoltre, sia i fautori del tanto odiato partito tecnocratico globalista sia i grillini, nonché certi nostrani tracotanti sostenitori del sovranismo, si servono abbondantemente della retorica qualunquista della fine della contrapposizione fra destra e sinistra, cioè alimentano quel caos e quella mancanza di chiarezza che sono funzionali ai disegni di chi vuole manovrare sudditi ed elettorato.

Un Salvini uscito dallo stato di ebbrezza dovrebbe invece capire che le strade da battere sono solo due: riformulare la richiesta dell’incarico per formare un governo di centrodestra; in caso di probabilissimo diniego chiedere nuove elezioni. Salvini, insieme al M5S e FdI, ha tutti i mezzi per sfiduciare l’ennesimo governo del presidente, tanto più che anche la FI del riabilitato Berlusconi avrebbe tutte le ragioni per vedere di buon occhio nuove elezioni. In ogni caso, per quanto volesse tirarla per le lunghe, anche un governo del presidente di scopo non potrebbe durare più di una manciata di mesi, utili solo, probabilmente, a rinforzare il sentimento anti-elitista e a cementare l’ipotesi di un nuovo bipolarismo M5S (ed eventuali satelliti) – Cdx.

Un Salvini sobrio e che pensi sanamente in grande dovrebbe capire che un Berlusconi vivo e vegeto con una FI in salute gli potrebbero fare da utile copertura in Europa e nella politica estera in generale. Si ricordi che il suo amico Orbán è a capo di un partito che fa nominalmente parte della famiglia popolare europea; che l’Ungheria anti-Soros, così come la Polonia, fanno parte dell’Unione Europea e della Nato perché a loro conviene moltissimo; che i suoi amici liberal-nazionali austriaci hanno fatto un governo coi popolari del neo-cancelliere Kurz; che la battaglia contro questa Europa e questo Occidente anticristiani e neo-giacobini, rinnegatori di se stessi, e contro il sovranismo globalista che passa per liberale, va fatta attraverso una fronda intelligente, che sappia tessere alleanze e creare massa critica, in nome della stessa Europa e dello stesso Occidente, non attraverso le rodomontate del sovranismo nazionalista tutto chiacchiera e distintivo che risponde alla malattia con la malattia; che l’Italia per il suo peso economico e demografico potrebbe diventare leader di fatto questa fronda costruttiva – se ben guidata – fondamentalmente cattolica che metterebbe insieme il nostro paese, l’Austria, l’Ungheria, la Cechia, la Slovacchia, la Polonia, con una testa di ponte germanica in Baviera; che l’europeista Berlusconi è un amico di Putin e uno dei pochi politici europei veramente amati in Russia, il che potrebbe regalare all’Italia un ruolo di mediazione fra Russia e Occidente. E lasci stare i pasticci col M5S che forse non sarà comunista ma che comunque rimane un partito statalista, giacobino, antimafioso di professione, pro gender, pro centri sociali, anticristiano, eco-pauperista; il che costituisce oggi il massimo del comunismo possibile senza essere marxisti.

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