Il peccato originale di Mattarella, quelli che ne sono scaturiti, e quello commesso assieme al M5S e alla Lega

Sergio MattarellaPrima ancora di un vero e proprio atto, il peccato originale commesso da Mattarella consiste in una riserva mentale negativa, per non dire peggio, nei confronti del centrodestra berlusconiano che lo accomuna ai suoi sciagurati predecessori. Tale riserva gli ha impedito di procedere, se vi è un’etica nelle procedure democratiche, per la via maestra istituzionalmente corretta, che era quella di dare l’incarico di formare un nuovo governo a Salvini, leader della coalizione di maggioranza relativa. Per impedirgli ciò, ha subordinato tale incarico alla formazione e alla verifica extraparlamentare di una maggioranza precostituita dai numeri certi. Cosa alquanto bizzarra, talmente bizzarra che ora, alla fine della giostra, Mattarella ha affidato l’incarico ad un tale che può godere solo dell’appoggio della certissima minoranza del parlamento.

Ora, è ben vero che il presidente di una repubblica non presidenziale non è un soprammobile ma, in una certa misura, anche un attore politico. Tuttavia, lo è solamente in maniera riflessa. Non spetta a lui determinare subdolamente o per via indiretta l’indirizzo politico di un governo, non limitandosi ai consigli ma ponendo veti di squisito sapore politico. La firma delle nomine del presidente del consiglio e dei ministri da parte del presidente della repubblica e la controfirma delle stesse da parte del presidente del consiglio nominato hanno significati diversi: la prima è garanzia di correttezza costituzionale delle nomine, la seconda implica responsabilità politiche. Non si può con un’interpretazione estensiva e capziosa trasformare il potere di nomina del capo dello stato da formale in sostanziale: portata alle estreme e logiche conseguenze allora anche le elezioni diverrebbero inutili, e il presidente di una repubblica, per di più non presidenziale, si trasformerebbe in sovrano.

Da questo peccato originale sono nati in successione tutti gli altri. Mattarella ha lasciato che le parti esplorassero tutte le opzioni possibili tranne quella naturale. Quando per forza di cose si è arrivati finalmente ad essa, cioè dare l’incarico a Salvini di formare un governo di centrodestra che cercasse in parlamento i voti necessari a costituire una maggioranza parlamentare di sostegno, ha espresso la sua indisponibilità senza fornire spiegazioni plausibili. Esauriti tutti i tentativi di trovare maggioranze precostituite, l’unica via percorribile (e doverosa) era quella. Il governo Salvini avrebbe potuto avere tre esiti: 1) trovare la maggioranza in parlamento; 2) insediarsi come governo di minoranza grazie all’astensione di alcune forze politiche; 3) essere sfiduciato e gestire la nuova fase pre-elettorale. Ma al centrodestra è stato negato anche questo. Si pensi a quanto accaduto invece negli anni scorsi in Spagna: per due volte di seguito Rajoy ha vinto le elezioni ed è stato messo in minoranza; poi le terze elezioni di fila sono state evitate a seguito di rivolgimenti interni al Partito Socialista, per cui Rajoy ha potuto formare un terzo governo contando sull’astensione dei socialisti.

Fatta questa scelleratezza con la compunta incoscienza del democristiano di sinistra perfettamente addomesticato, Mattarella ha quindi perorato la causa di un tartufesco governo neutrale, di servizio, burocratico understatement che nella sua goffaggine pareva fatto apposta per imbestialire ancor di più le plebi italiche.

Ma prigioniero del suo gioco non ha saputo o potuto poi dire di no a Salvini quando il capo della Lega è tornato alla carica per tentare un accordo di governo in solitario coi pentastellati, questa volta quasi senza neanche fingere di rappresentare il centrodestra. Con ciò Mattarella ha avallato un’altra delle aberrazioni di queste consultazioni. L’accordo M5S-Lega costituiva una violazione dello spirito della legge elettorale e perciò un vulnus democratico. Chi ciancia di maggioranza degli italiani fa consapevolmente o inconsapevolmente demagogia. Un accordo rispettoso della legge poteva essere solo quello tra coalizioni (il M5S è un partito/coalizione) non quello tra una coalizione e un partito di una coalizione avversa. Quest’ultimo costituiva un tradimento di quell’elettorato che aveva votato una lista sapendo bene di averlo fatto (in buona o cattiva fede non cambia la questione) nella logica della coalizione. Senza neanche contare che l’elettorato si adegua sempre allo spirito della legge elettorale, per cui è falso e demagogico parlare di una maggioranza M5S-Lega come se parlassimo nella logica di un sistema perfettamente proporzionale o in ogni caso basato solo sul voto di lista. Nessuno può dire come sarebbe stato l’esito del voto in quei casi, giacché l’elettore valuta sempre le conseguenze del suo voto in base al sistema in essere. Anche se i sovranisti fanno finta di non vederlo, il patto M5S-Lega sarebbe stata proprio la copia sovranista di quell’elitista Patto del Nazareno post-elezioni denunciato con tanta foga dagli stessi sovranisti.

Per fermare l’accordo Mattarella è stato poi costretto a porre il suo veto a Savona con motivazioni tutte politiche che per non apparire tali hanno dovuto essere iscritte al senso supremo di responsabilità di un salvatore della patria cantato dalle più importanti gazzette della penisola.

E quindi ha conferito l’incarico a Cottarelli, forse con l’ambizioso obiettivo di gettare le fondamenta del governo più copiosamente sfiduciato della storia italiana. Che disastro, e che disastrosa pedagogia per la nostra già fin troppo avvelenata democrazia!

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One thought on “Il peccato originale di Mattarella, quelli che ne sono scaturiti, e quello commesso assieme al M5S e alla Lega

  1. Pienamente d’accordo con la stringente analisi, il primo a non credere alle arruffate motivazioni, o meglio giustificazioni che andava elencando, sembrava proprio lo stesso Mattarella. Il linguaggio del corpo, suo , del segretario e del portavoce della presidenza erano molto eloquenti …

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