Articoli Giornalettismo

Una settimana di “Vergognamoci per lui” (69)

Un giorno di gogna non fa male a nessuno. Come dicono i filosofi più in gamba, è tutta esperienza. Su GIORNALETTISMO.COM

ROBERTO MARONI 09/04/2012 Lo stadio barbarico della politica, nel quale la politica nega se stessa, è quello della lotta tra bene e male, tra virtù e corruzione. Gli italiani hanno imparato a scappellarsi servilmente davanti a questa idiozia che ha assunto il nome altisonante di “questione morale” e che nasconde il più fetido spirito di fazione. Decenni di questione morale e decenni di mani pulite hanno iniettato un veleno paralizzante nella politica italiana. E sui costumi pubblici non hanno sortito alcun effetto benefico, com’è logico, quando si vive dentro la campana di vetro della menzogna. Ma c’è sempre il genio pronto a ripercorrere la stessa strada, e a ripetere, come un pappagallo, le stesse parole: pulizia, pulizia, pulizia…

LA REPUBBLICA 10/04/2012 Chi si sottopone, per una sua qualche ragione, davvero insondabile, al quasi quotidiano supplizio di seguire questa rubrica, ricorderà forse che giorni fa l’Unità.it credette suo preciso dovere onorare la memoria del defunto scrittore Tabucchi tirando fuori dall’archivio un suo raccontino, piuttosto bruttino, e piuttosto cretino, dedicato all’incubo Berlusconi. Talmente appassionata, infatti, era la sua coscienza civile, che lo scrittore si sognava di Silvio anche di notte, con ciò dimostrando che il sonno della ragione genera effettivamente mostri. Ieri è morta Miriam Mafai, tutta una vita dentro la sinistra italiana. La Repubblica.it piange la sua Miriam, e sull’esempio di quanto fatto dal quotidiano fondato da Antonio Gramsci, crede suo preciso dovere onorare la memoria della «ragazza rossa» tirando fuori dall’archivio «l’invettiva contro Silvio Berlusconi dopo gli insulti ai gay». L’ineffabile Silvio, ricorderete (senza essere per forza sventurati lettori di questa rubrica), aveva colpito ancora con quel candore conviviale un po’ imbecille ma molto simpatico che è il lato migliore del suo carattere. «Meglio essere appassionati di belle ragazze che gay», aveva detto nei giorni dell’uragano Bunga Bunga. Apriti cielo: non uno che gli rispose con spirito. Nemmeno Miriam, la ragazza rossa, che accusò il povero Silvio di «aver trasformato una sede pubblica in un luogo di grotteschi festini» quando invece fu forse uno sciame di donne pubbliche ad invadere una casa privata, ma di insulti ai gay non parlò affatto, non dimentica, probabilmente, che il suo compagno Giancarlo Pajetta, il ragazzo rosso, da bravo comunista ruspante dalla lingua salace, quelli lì li chiamava senz’altro «finocchi», e nel partito non li voleva vedere. Ma tant’è, la sinistra, illustrandoli con queste ridicole imprese, dimostra di non prendere sul serio i suoi più illustri figli, veri o presunti tali, nemmeno nel momento della loro dipartita e di volerli usare come artiglieria fino all’ultimo.

EMMA MARCEGAGLIA 11/04/2012 Dopo centinaia di giorni da pecorella, eccone uno da leonessa. Per uscire di scena in bellezza la presidentessa di Confindustria ha tirato fuori un ruggito: «il taglio della spesa pubblica deve esserci», ha detto. Ma non solo: «prima serve una riduzione della pressione fiscale su lavoratori e imprese. Penso che il governo si debba porre il problema serio di abbassare le tasse». Il problema è serio, indubbiamente. E’ per questo che ad occuparsene, per la parte che gli compete, sarà il suo successore: camerata Squinzi! Armiamoci! E parti.

IL QUINTO CONTO ENERGIA 12/04/2012 Il governo ha varato il Quinto conto energia, quello relativo agli incentivi per l’energia fotovoltaica, e anche il restante salato conto degli incentivi alle altre energie rinnovabili. Le mire del governo sono ambiziose: «programmare una crescita dell’energia rinnovabile più equilibrata che, oltre a garantire il superamento degli obiettivi comunitari al 2020 (dal 26% a circa il 35% nel settore elettrico), consenta di stabilizzare l’incidenza degli incentivi sulla bolletta elettrica». Il Quinto conto energia è già un bel traguardo, ed è un appellativo che incede con una certa sua sovietica monumentalità sul largo viale dell’Energia Verde; la Programmazione della Crescita non gli sfigura a fianco; il Grande Balzo in Avanti, l’ineluttabile conseguenza.

ALESSANDRO ROJA 13/04/2012 «Da cittadino, credo che sia perché siamo un popolo che predica bene e razzola male: abbiamo tante astuzie, e soprattutto non vogliamo ricordare.», dice l’attore, uno degli interpreti del film “Diaz” di Daniele Vicari. Il poveretto ha perfettamente ragione. Siamo un popolo che non vuole ricordare. Per esempio che nel 2001 a Genova arse un falò che doveva incenerire il governo Berlusconi appena insediatosi; che un’immensa catasta di materiale infiammabile fu accatastata per settimane senza che la sinistra «democratica» muovesse un dito; che ad alimentarla fu una tacita voglia di dare una bella spallata antidemocratica al regime del Caimano; che doveva essere un appuntamento con la storia cui tutti i progressisti erano invitati, meglio se equipaggiati di videocamere, perché qualcosa doveva sicuramente «succedere»; che da tutta Europa scesero sciami di lanzichenecchi, di compagni maneschi richiamati dalla speciale occasione di un G8 in casa Berlusconi, per mettere a ferro e fuoco la città, cosa che fecero egregiamente; che, disgraziatamente, il morto ci fu, ma in circostanze talmente chiare da non dare neanche un appiglio appena appena serio alla dietrologia antifascista; che nonostante una gigantesca provocazione portata all’estremo, anche se in parte inconscia, o meglio, vigliaccamente inconscia, intesa a testare fino alla rottura lo stato di diritto sotto il governo Berlusconi, nella notte della democrazia alla Diaz e alla Bolzaneto non morì nessuno, né il «massacro» lasciò un guercio od uno sciancato per strada. Il Culto della Memoria Deviata serve appunto ad inquadrare la storia attraverso uno sceltissimo buco della serratura, e a lasciar fuori tutto il resto. Serve appunto a dimenticare.

Advertisements
Articoli Giornalettismo

Una settimana di “Vergognamoci per lui” (29)

Un giorno di gogna non fa male a nessuno. Come dicono i filosofi più in gamba, è tutta esperienza. Su GIORNALETTISMO.COM

BEPPE GRILLO 04/07/2011 “La Torino-Lione è la più grande truffa del secolo. Pensare di fare viaggiare le merci a 300 all’ora è roba da anni settanta. Il futuro è fare viaggiare meno le merci, è il regionalismo.” Sembrerebbe che per Beppe la meglio economia sia quella a chilometri zero, autosufficiente, splendidamente legata alla zolla ed eco-sostenibilissima: una paletta eolica, una vacchetta, una pecorella, un orticello, una capannuccia. Una mini Arca di Noè + il cane, il gatto, io & te. Insomma quella nota agli storici col nome di economia feudale, quel buon tempo antico che seppe arginare i malefici della divisione del lavoro, tanto c’erano fior di servi della gleba capaci di far tutto. Con internet, però.

GIULIO TREMONTI 05/07/2011 Il superministro filosofo, che è un cultore magniloquente ma un po’ confuso del buon tempo antico e delle sane abitudini, dovrebbe saperlo: un’economia senza risparmi non esiste. La morte del piccolo risparmiatore è la morte dell’economia. Ci hanno provato con micidiale ostinazione in questi anni ad ucciderlo col denaro a costo zero, la pozione magica che ha alimentato lustri di fantomatico ultraliberismo, allegro come il welfare di cui fungeva da surrogato solo un po’ più selvaggio: era infatti sempre il vecchio statalismo a dare con la destra, attraverso le banche centrali, quello che toglieva con la sinistra. Saggio, o coglione in quanto troppo saggio, il piccolo risparmiatore non si fece sedurre dalla frenesia di indebitarsi per case, automobili, vacanze, elettrodomestici e nuove diavolerie tecnologiche. Crollato il baraccone, non poté godere di un tasso d’interesse del tutto naturalmente vicino allo strozzinaggio, perché sennò avrebbe rovinato mezzo mondo, e con gli sciagurati pure se stesso. Il destino di questo cittadino esemplare era di tirare la cinghia ancora un po’ di più, non per guadagnare qualcosa, non per difendere il gruzzoletto dall’inflazione, ma per non restare nudo di tutto. Tuttavia per il salvatore della patria, come da copione, il calvario non era ancora finito: ora vogliono metterlo in croce col pizzo sul risparmio. Sarà la sua gloria. Ma si ricordi, ministro, questo povero Cristo mica resuscita tanto facilmente.

LA RACCOLTA DIFFERENZIATA 06/07/2011 Una volta riempito, riponete il sacchetto del secco non riciclabile nel bidone grigio provvisto di rotelline di vostra competenza; una volta riempito, riponete il sacchetto dell’umido nel bidoncino marrone; la carta raccolta in casa la cacciate direttamente, meglio ancora se ordinatamente, nel bidone giallo; il vetro, in pratica bottiglie e barattoli risciacquati senza tappi e coperchietti, lo buttate sempre direttamente nel bidone blu; gli imballaggi in plastica e le lattine, possibilmente non sgocciolanti olio, devono finire in un grosso sacco di plastica azzurrognolo; anche per le sostanze vegetali c’è un bidone apposito di color beige, ma è facoltativo. Non mette conto entrare nei particolari, ma non preoccupatevi, dopo breve tirocinio questi riti complessi diventano una seconda natura. Quando allora uno dei vostri bidoni o dei grossi sacchi in plastica è colmo, guardate sull’ecocalendario il giorno della raccolta di quel particolare tipo di rifiuto. La sera prima lo portate, se è un sacco, o lo spingete, se è un bidone, sul marciapiede di fronte a casa vostra. Diciamo la verità: siete veramente fieri della vostra opera. Un lavoretto coi fiocchi. Il pattume così ordinato ha tutta un’altra cera. Ha già acquisito valore, grazie al sudore della vostra fronte. E’ per questo che con bella regolarità vi arriva a casa un premio: la bolletta.

WOODY ALLEN & GIANNI ALEMANNO 07/07/2011 Corresponsione d’amorosi sensi e fuochi d’artificio intellettuali in Campidoglio. Giunto nella Città Eterna per le riprese del suo nuovo film, il regista americano, con la finezza di spirito che tutto il mondo gli riconosce, ha osservato che “Roma è una città romantica, forse più di Barcellona e New York, ed è quell’anima che voglio tirare fuori”. Gianni non ha voluto essere da meno: con brio arguto, e con in mano l’omaggio per l’illustre artista, una Lupa Capitolina che non credeva alle proprie ultramillenarie orecchie, ha spiegato che Woody “è andato in giro per la città con molta spontaneità per vedere qual è l’aria che si respira a Roma, e ne è rimasto molto ben impressionato, trovando la città bellissima”. Se questi sono i presupposti io direi che possiamo solo aspettarci il meglio: sarà un capolavoro di acume, grazia ed inventiva. Se non altro per la spietata economia di energie mentali fatta prima di mettersi veramente all’opera.

LUCIA ANNUNZIATA 08/07/2011 La moda è tirannica: per questo neanche lei sapeva se sarebbe andata in onda. Il motivo: l’esistenza di piccole mafie dentro RaiTre. Il direttore della rete, Ruffini, che alla purezza antiberlusconiana conquistata comodissimamente sul campo tiene maledettamente, sentendosi accusato di qualcosa di simile al concorso esterno in struttura Delta, l’aveva mandata direttamente a quel paese. Lucia, furibonda, aveva risposto annunciando dimissioni definitive ed inoppugnabili. La tragicommedia era veramente spassosa, ma è stata silenziata dai media democratici, in quanto persecutore e perseguitata erano tutti e due ufficialmente e felicemente – visti gli esiti faustissimi – iscritti alla onnipotente Loggia dei Perseguitati. Adesso hanno fatto la pace. Si sono chiariti. I complotti sono svaniti come neve al sole. E’ tornato il sereno. La verità ha trionfato, senza neanche una mezza tacca di procuratore della repubblica che rompesse i coglioni.

Italia, Schei

Bandiera verde la trionferà

Ai bei tempi quando i comunisti erano rossi, e fieri di esserlo, nell’Unione Sovietica Felix i Gosplan, le Commissioni statali per la Pianificazione, sfornavano i famosi piani quinquennali di sviluppo economico, la cui favolosa efficienza non ha mai sofferto le dure smentite della Storia. Ora che il vecchio Partito Comunista Italiano gioca in serie A col nome di Partito Democratico, non poteva certo essere da meno dei confratelli dell’epoca del Piccolo Padre. Ecco dunque il grandioso piano decennale – rigorosamente da un milione di posti di lavoro tondo tondo – rigorosamente in dieci punti tondi tondi – annunciato da Walter Veltroni in occasione di un convegno organizzato dagli Ecologisti Democratici, il Comitato Centrale della consapevolezza biodemocratica. Se Iosif Vissarionovic Dzhugashvili, passato alla storia col mitico nome di Stalin (“d’acciaio”), aveva un debole giustificatissimo per l’industria pesante, il braccio armato della Rivoluzione economica rossa, per il nostro gentile Timoniere “La Rivoluzione verde è l’unica leva di sviluppo dell’economia occidentale”. Il piano è “serio”. E in sintesi questi sono i dieci punti del Decalogo Economico:

Ascolta, è il Segretario del Partito che ti parla:

  1. Tu costruirai, acquisterai, abiterai solo edifici ecologici
  2. Tu acquisterai e guiderai solo auto ecologiche
  3. Tu ti muoverai solo con mezzi di trasporto ecologici
  4. Tu acquisterai e userai solo elettrodomestici ecologici
  5. Onora e sostieni la bioenergia
  6. Onora e sostieni i bioregolamenti
  7. Onora e sostieni il bioturismo e la bioagricoltura
  8. Onora e sostieni la bioricerca
  9. Onora e sostieni il bioriciclo dei rifiuti
  10. Onora e sostieni le bioinfrastrutture

Se osserverai queste regole lo Stato ti premierà con sconti e facilitazioni finanziati dalle tasche dei controrivoluzionari, già fin d’ora colpevoli nel loro cuore di crimini contro l’umanità. Evviva l’ecocomunismo e la libertà!

Italia

Per il male dell’Italia

Mentre Prodi si appella, agitando il ditino moralizzatore, alla responsabilità collettiva (tranne la sua, ovviamente) accusando velatamente le regioni controrivoluzionarie, e Bassolino scarica le colpe su Vescovi e ecofondamentalisti, vale la pena di dare un’occhiata a cosa proponevano quasi due anni fa i programi elettorali della Casa della Libertà e dell’Unione in materia di munnezza.  Nel primo, assai più stringato, al PUNTO N. 8: RICERCA ED ENERGIA si può leggere:

1. Libera trasformabilità delle Università in Fondazioni, in modo da aprire le università italiane ai contributi della società civile, al mercato, all’estero.
2. Incremento degli investimenti pubblici in ricerca pubblica e privata.
3. Importazione tale e quale dalla Francia in Italia dei “fondi di fondi” per finanziare gli investimenti in ricerca.
4. Raddoppio della detassazione degli utili se reinvestiti in ricerca ed innovazione tecnologica.
5. Realizzazione dei rigassificatori già autorizzati (Nord, Centro, Sud) per ridurre la nostra dipendenza dall’estero.
6. Realizzazione di termovalorizzatori eliminando lo scandalo della spedizione all’estero dei rifiuti solidi urbani (applicando il principio di responsabilità nazionale e locale: tanto si produce, tanto si deve smaltire).
7. Incentivi alla diversificazione, alla cogenerazione, all’uso efficiente di energia, alle fonti rinnovabili (vere, non assimilate), dal solare al geotermico, dall’eolico alle biomasse, ai rifiuti urbani, per ridurre i costi dell’energia per le famiglie e per le imprese.
8. Diversificazione del funzionamento degli impianti elettrici ad olio combustibile attraverso il ricorso al carbone pulito.
9. Partecipazione ai progetti europei di sviluppo del nucleare di ultima generazione.

Nell’interminabile tomo PER IL BENE DELL’ITALIA, le quasi 300 tautologiche pagine che compongono il programma dell’Unione, si può ancora leggere alle pagine 149-150, prima di eventuali e provvidenziali manomissioni:

In questo quadro, noi crediamo nella necessità di:
garantire il principio di prossimità e responsabilità territoriale nella gestione dei rifiuti solidi urbani, attribuendo priorità alla prevenzione, al riuso ed al riciclo dei materiali;
– affermare il principio di responsabilità dei produttori e dei consumatori nella riduzione dei rifiuti e nella loro gestione sostenibile (riuso, riduzione degli imballaggi, diffusione dei beni alla spina, forme di deposito cauzionale, etc.); in particolare, promuovere la riduzione della produzione dei rifiuti attraverso innovazioni di processo e politiche integrate di prodotto;
– promuovere la partecipazione dei cittadini e del sistema delle autonomie locali alle politiche per la gestione dei rifiuti, anche al fine di superare le gestioni commissariali d’emergenza;
– assicurare con incisivo indirizzo pubblico ed adeguati controlli la legalità, l’economicità, l’efficacia delle gestioni, con un elevato livello di tutela della salute e dell’ambiente;
– dare impulso alla bonifica dei siti contaminati applicando il principio – ormai assorbito dal diritto comunitario – del “chi inquina paga”;
– per i rifiuti urbani, applicare la tariffa puntuale assicurando per i materiali conferiti in maniera differenziata una tariffa premiale inferiore e promuovere le buone pratiche e le migliori esperienze realizzate quali sistema di raccolta domiciliare, la raccolta della frazione organica, la realizzazione delle isole ecologiche; estendere le tipologie dei materiali da raccogliere in maniera differenziata come ad esempio quelli elettronici;
– per i rifiuti speciali, promuovere la separazione dei materiali risultanti da attività di costruzione e di demolizione evitando la miscelazione dei rifiuti pericolosi con altri, e sostenere il mercato dei beni realizzati con materie riciclate (campagne informative, acquisti verdi delle pubbliche amministrazioni, etc.).

Come si vede, il programma del Governo della Serietà contemplava una clausola segreta, implicita: Non pronunciare il nome dell’inceneritore invano, e nemmeno quello del termovalorizzatore. Queste cose si possono fare, ma non si possono dire. Così, con la solita doppia morale, la sinistra coltiva con le legioni della sua propaganda l’ecofondamentalismo, impedendo anche in questo campo la modernizzazione del nostro paese, mentre dov’essa regna incontrastata, grazie ad un sistema di potere capillare che non ha paragoni in nessun’altra contrada dell’Occidente, fa quello che vuole, nonostante i mugugni dei sudditi. Questo spiega perché l’Emilia Romagna e la Toscana sono le regioni che presentano, percentualmente in rapporto alla popolazione, il maggior numero di inceneritori, pardon, termovalorizzatori d’Italia. Il Veneto ne ha meno della metà, e c’è da chiedersi come mai la rachitica sinistra a nord del Po riesca, quando in ballo c’è il progetto di un inceneritore, a coinvolgere la popolazione e a tessere alleanze politiche tali da far naufragare ogni iniziativa in tal senso. Termovalorizzatori eco-bio-compatibili, evidentemente, quelli che si costruiscono a sud del grande fiume, che fanno bene ai cittadini, alle cooperative e alle municipalizzate: un esempio dell’efficientismo bersanistyle che, sono pronto a scommettere, trova sostenitori anche fra certi liberali che professano l’ideologia della concretezza, dimentichi che i deficit di democrazia scavano debiti altrettanto pericolosi di quelli che si contano in Euro.

Italia

Razzismo politicamente corretto

I gironi infernali dell’immondezzaio napoletano, solo l’ultima e quasi artistica interpretazione di quel masochismo circense per il quale il genio italico va giustamente famoso pel mondo, hanno lasciato come percolato immateriale un rifiorire maligno di sbrigativi trattati di antropologia meridionale. Non molti però si sono accorti che la montagna tiepida dei rifiuti partenopei esalava un vapore velenoso che s’alzava verso il cielo sino a diventare un vero e proprio segnale di fumo: un razzismo sottotraccia, inodore, quello sì politicamente corretto. In tutto lo sconclusionato j’accuse che La Repubblica ha fatto scrivere all’esperto di Gomorra Saviano una sola parolina era quella che contava, una parolina d’ordine che il popolo della sinistra, come sempre, ha capito al volo: Nord Est. L’enorme complesso di colpa antidemocratico della sinistra, da sessant’anni, ha bisogno di un nemico, di un colpevole, mentr’essa viaggia sempre con la Grande Giustificazione in tasca, e se la sceglie a seconda dei ruoli del momento: dalla “la legge truffa”, agli “evasori fiscali”, passando per “il golpe”, “le stragi di stato”, “la P2”, “lo stalliere di Arcore”, e compagnia cantante. Ora è il momento del complotto plutogiudaicoserenissimo. Gli intellettuali italici sono un po’ come quelle transgeniche creature dello stato assistenziale chiamate pentiti, quei piagnucolosi collaboratori di giustizia, sfortunatamente sfuggiti alla forca, usi ad annusare l’aria che tira prima di annunziare il Verbo. E’ quindi inutile cercare di far capire a Saviano che, quand’anche la razza rapace dei padroncini veneti tutti chiesa e mignotte fosse riuscita nell’impresa epocale di ficcare nelle viscere della campagna campana un Everest di rifiuti tossici, certo non poteva aver eretta la catena Himalayana di rifiuti ordinari che fa da corona al Golfo, oramai in procinto di trasformarsi essa stessa in una straordinaria attrazione turistica per guaste partite di uomini, stanche del solito turismo sessuale.

Ma Saviano e La Repubblica, tirando fuori dal cilindro il coniglio nordestino, sapevano perfettamente di titillare il razzismo dei salotti buoni, che ogni tanto viene fuori anche dalle pagine insospettabili dei grandi giornali della cosiddetta borghesia. Ne fa fede, ad esempio, un rozzo articolo di Tito Boeri apparso sulla Stampa qualche giorno fa.
Bisogna sapere che in provincia di Treviso gli immigrati hanno superato da tempo la soglia del 10% della popolazione, con ovvie conseguenze sul sistema scolastico: in certe realtà, per ora marginali,  i problemi derivanti da questa crescita hanno spinto gli amministratori comunali a muoversi, nei modi – di scarso sex appeal veltroniano – così riassunti in un articolo non certo simpatetico apparso nel sito internet de La Repubblica (ripreso, credo, dalla Tribuna di Treviso, quotidiano del gruppo L’Espresso):

TREVISO – Dopo l’altolà all’iscrizione degli stranieri all’anagrafe, lanciato dal sindaco Bitonci di Cittadella, arriva il «tetto» al numero degli studenti immigrati, che non dovrà superare il 30% del totale: è la richiesta avanzata dal Comune di Chiarano (Treviso) al ministro dell´Istruzione Giuseppe Fioroni. Il Consiglio comunale, dominato dal Carroccio, ha approvato infatti una mozione in questo senso, tra le proteste dell´opposizione di centrosinistra, che ha abbandonato l´aula al momento del voto. «La questione è semplice – afferma il sindaco Giampaolo Vallardi – in alcune classi elementari del paese gli extracomunitari superano ormai il 50 per cento. Tanti, troppi, perché, se si supera un livello massimo di integrazione, alla fine saranno loro che “integrano” noi. Il razzismo non c’entra per niente, non vogliamo che i nostri ragazzi subiscano un danno, ecco tutto».
Il sindaco leghista traccia uno scenario a tinte fosche del piccolo centro, che conta 3.500 abitanti e vanta la primogenitura delle ronde padane in Veneto: «In una classe della frazione di Fossalta Maggiore i ragazzi extracomunitari sono 7 su 14 e alcuni di loro non conoscono una parola di italiano. Come si fa, in queste condizioni, a svolgere un programma didattico che dovrebbe partire dalle radici, dalla cultura e dall’identità veneta, se la metà degli alunni non sa neanche di cosa si parla?». A sentire Vallardi, l’affluenza multietnica alla scuola dell’obbligo sta provocando seri problemi: «I genitori sono preoccupati, i docenti lamentano gravi difficoltà. Occorre un limite, anche a tutela dei ragazzi stranieri: “paracadutarli” in una classe, spesso nell’impossibilità di comunicare con i compagni e con gli insegnanti, equivale a condannarli all’emarginazione. Quando poi sono in percentuale massiccia, come avviene a Chiarano, impediscono ai professori di portare avanti il programma, penalizzando così i nostri figli».
Alla richiesta di Vallardi si è associato immediatamente il collega “padano” Firmino Vettori, sindaco del vicino Gorgo al Monticano. E il vicepresidente leghista della Regione Veneto, Luca Zaia, ha offerto una sponda istituzionale alla sortita trevigiana: «Propongo che l’ammissione in classe degli alunni stranieri sia vincolata al superamento di una prova d’esame. Chi non dimostrasse sufficiente padronanza della lingua italiana, dovrà seguire corsi di recupero e solo allora potrà essere inserito nelle classi frequentate da bambini italiani».
Ma sui temi dell´immigrazione e dei diritti civili, Zaia è stato spesso in disaccordo con il governatore azzurro Giancarlo Galan (schierato su posizioni più liberali). Ma questa [volta? N.d.Z.] il vicepresidente non ci sta a passare per gendarme della razza Piave: «Questa è una battaglia di civiltà nei confronti di tutti i bambini. È un’ipocrisia fingere che l’integrazione coincida con la semplice coesistenza in classe: per non sentirsi estranei tra estranei, e per apprendere le nozioni, i piccoli immigrati devono conoscere la loro lingua d´adozione. Viceversa, resteranno ai margini e ritarderanno la crescita dei loro compagni italiani».

Filippo Tosatto, la Repubblica.it

Che in lingua Boeriana si traduce così:

In Veneto diverse amministrazioni comunali guidate dal Carroccio intendono introdurre quote al numero dei figli di immigrati iscritti alle scuole elementari. Dato che, in questi centri, quasi solo gli immigrati fanno figli, le quote significano impedire ai figli degli immigrati di andare a scuola. È una «battaglia di civiltà», secondo il vicepresidente della Regione Veneto, Luca Zaia. Peccato che gli «incivili» facciano ricco il nostro Paese: il 50 per cento della nuova occupazione creata nell’ultimo anno sono lavori di immigrati, che hanno contribuito ad almeno un quarto della nostra crescita economica negli ultimi dodici mesi. Li tratteremo come i dittatori di Pechino trattano la manodopera che arriva dalle campagne cinesi. Vogliono proprio mandare i loro figli a scuola? Bene, che se la paghino! Non importa se questo ci condanna ad avere cittadini senza neanche la licenza elementare. Non importa se questo significa ritardare, se non impedire del tutto, l’integrazione.

A parte la menzogna globale della versione di Boeri (è ovvio che i figli d’immigrati sopra la “quota” sarebbero redistribuiti nelle classi di qualche altra frazione: il successivo corollario frivolo e saputo  di osservazioni bigotto-democratiche non merita neanche lo sforzo di una confutazione) vorrei fargli notare alcune cose. 1) Perché dice in questi centri quasi solo gli immigrati fanno figli?” Non lo sa, Boeri, che per quanto basso il tasso di natalità fra gli indigeni in Veneto, non per nobili motivi, s’intende, ma per psicosottosviluppo cattolico, è sempre stato generalmente superiore al resto delle regioni centrosettentrionali? Quello stesso tasso di natalità in fondo alla classifica proprio in quelle regioni da lui lodate, “significativamente non quelle oggi all’avanguardia nel combattere l’integrazione degli immigrati.”? 2) Non lo sa, Boeri, che proprio queste ultime, al contrario, hanno ottenuto il miglior punteggio nell’indice di integrazione degli immigrati secondo gli ultimi Dossier sull’immigrazione della Caritas? 3) Che nel penultimo di questi Dossier la provincia di Treviso otteneva un’onorevolissima posizione attestandosi con bello slancio nella parte alta della classifica di quel centinaio di entità territoriali, addirittura nelle prime venti, anzi, nelle prime dieci, anzi, nelle prime cinque, anzi – è incredibile! – sul podio, anzi, non vorrei bestemmiare, ma era proprio – Signore e Signori – al primo?!

Quisquilie. Boeri aveva solo fretta di arrivare in fondo per formulare la sua accusa:

Perché allora i sindaci che dicono di voler combattere la piaga dell’immigrazione illegale non rivolgono le loro attenzioni agli ispettorati del lavoro, spingendoli a intensificare i controlli sui posti di lavoro nel loro Comune, perché non chiedono ai loro concittadini di aiutarli nel segnalare il lavoro irregolare degli immigrati? Un sospetto ce l’abbiamo: forse tra i loro grandi elettori ci sono anche coloro che assumono illegalmente manodopera immigrata e vogliono pochi controlli sui posti di lavoro per non pagare i contributi sociali e tenere basso il costo del lavoro. C’è solo un modo per convincerci del contrario: ci dimostrino coi fatti che non è vero.

Ecco allora dove i giacobini-liberali alla Boeri e i giacobini-rivoluzionari alla Saviano si danno la mano: calunnia, calunnia, qualcosa resta! E siano coloro mostrati a dito a dimostrare la loro innocenza. Dimostrino che l’economia veneta non sta in piedi per l’importazione di schiavi, dimostrino che non si fonda sull’avvelenamento delle campagne meridionali. Ci sarebbe da sorridere di questi deliri, se non fosse che nutrono l’ormai storica insofferenza di una certa Italia superlaica e de sinistra – in una parola, bigotta – per l’inesplicabile progresso della contrada dei villici. Caro Boeri, quando ci si fa trascinare dalle passioni anche un valente economista assomiglia parecchio a quei fededegni e stimati astrochiromanti con studio a Londra, Parigi, New York e Casalpusterlengo: ci dimostri a noi che non è così.

Italia

Il cervello, chi se lo fuma e chi se lo beve

In attesa del Big One, il blackout energetico prossimo venturo, possiamo solo constatare, allarmati, che intanto qualche lampadina comincia già a spegnersi. Com’è universalmente noto, c’è chi gradisce fumarsi il cervello, c’è invece chi preferisce berselo. Avendo il ragionevole sospetto che il  Ministro dell’Ambiente  rientri nella prima categoria, credo si possa formulare l’ipotesi che il fumo e il genio italico oggi si siano fusi, come raramente accade, in una miscela esplosiva quando, aprendo la Conferenza Nazionale sui mutamenti climatici in corso a Roma, Pecoraro Scanio ha detto, confortato dai dati scientifici fornitigli con tutta evidenza dall’astrochiromanzia statistica eco/bio/compatibile degli amici della Terra:

Nel nostro Paese i costi per far fronte ai danni prodotti dai cambiamenti climatici si stimano a partire da 50 miliardi di euro all’anno. Per mettere in campo le azioni che permettono di tagliare le nostre emissioni di gas-serra ci servono da tre a cinque miliardi l’anno, mentre predisporre le misure di adattamento costa da un miliardo e mezzo a due miliardi di euro l’anno […] la differenza tra quello che ci costa non agire e quello che ci costa agire è tra 10 e 40 volte maggiore a favore dell’azione […] la temperatura in Italia è aumentata 4 volte di più rispetto al resto del mondo *** e cioè 1,4 gradi negli ultimi 50 anni mentre la media mondiale è di 0,7 gradi nell’intero secolo.

Mentre sono del parere che gente terragna e con la testa sulle spalle come quella dei Coldiretti preferisca, di quando in quando, berselo, il cervello. Una proposta alternativa per scongiurare i rischi del blackout arriva infatti dalla Coldiretti:

Promuovere nelle case italiane la diffusione di sistemi di riscaldamento alternativi a quelli alimentati con il tradizionale gas o gasolio che funzionano a legno, granoturco o altro tipo di biomasse che consentono di ridurre il rischio di blackout, di risparmiare ma anche di ridurre l’emissione di gas ad effetto serra con un risultato positivo sui mutamenti del clima.

Secondo me è un’idea geniale, che solo i rinomati think tanks della Coldiretti potevano partorire. Ma andrebbe completata. Infatti, per esempio, visto che la popolazione carceraria scoppia, si potrebbero istituire dei campi di lavoro in zone boschive che i piromani organizzati hanno già incluso nei piani attuativi di incendio intensivo per il prossimo anno. I carcerati non dovrebbero solo limitarsi a spaccar legna, ma anche ammonticchiare con cura le proprie deiezioni corporali (all’uopo, infatti, non sarebbero previste latrine), che, una volta essiccate bionaturalmente dai raggi del sole, fornirebbero un’eccellente biomassa.  Sconti di pena sarebbero previsti per i galeotti più produttivi. Pecoraro Scanio inoltre potrebbe consegnare un premio Stakhanov a chi, oltre a raggiungere l’ eccellenza nella spaccatura della legna e nella produzione di biomassa fecale, saprà nel contempo limitare al massimo l’emissione di peti.

*** Per me o è un complotto giudeo o è un colpo di sole

Update: Pensavo, riguardo alle dichiarazioni, e alle non troppo velate accuse al Ministro dell’Ambiente, rilasciate dall’amministratore delegato dell’ENEL Conti: “Siamo ancora a rischio di rimanere al freddo e al buio e siamo ancora più fragili di quanto eravamo due anni fa perché sono aumentati i consumi e sono stati ridotti gli stoccaggi”, ecco, pensavo che costui non era a conoscenza dei dati raccolti dai Servizi Segreti del Ministro delle Ecoballe Spaziali, che certificano di un’Italia sulla via dell’ebollizione.

Update 2: Ho cancellato i links, perché la lista dei perplessi si sta allungando a dismisura…

Update 3: Propongo una raccolta di firme per la costruzione di un centro per il trattamento dei rifiuti speciali, adibito unicamente all’incinerazione delle Ecoballe Spaziali, e l’emanazione di norme che contemplino pene draconiane (taglio della lingua con scimitarra turca) per chi le propaga.

Update 4: Non ho mai creduto alla storia degli anomali cambiamenti climatici che affliggerebbero l’epoca che stiamo vivendo. Ma comincio a crederci visti i folli discorsi da meteopatici delle nostre italiche autorità.

Update 5: Rifaccio un link per chi è interessato all’aspetto scientifico della questione; noi infatti, caro Zagazig (vedi commenti), ci siamo interessati a quello psicopatologico, che molto c’ispira.