Libia stuprata e abbandonata

Il fallimento lo avevo messo in conto: tre anni fa, agli inizi del conflitto, quando ancora Al Jazeera e la diplomazia occidentale parlavano la stessa lingua, io avevo parlato, invece, de «l’intervento militare più cretino di questo secolo» e di «una storiaccia che non può finir bene»; ma certo un esito così disastroso, o per meglio dire, un esito così ignominiosamente disastroso, andava al di là di ogni possibile immaginazione. Non essendovi stata alcuna «primavera libica», tranne che nella testa del vanesio Bernard-Henry Lévy e del vasto popolo dei rivoluzionari da salotto, oggi non è neanche possibile intravvedere dietro la cortina della guerra per bande e del caos totale una qualche «società civile» sulla quale in un futuro più o meno prossimo rifondare una nuova Libia. Sarkozy, Cameron e Obama agirono per semplice opportunismo: scelsero di voltare le spalle al loro amico Gheddafi – amico da almeno più di un lustro – pensando di portarsi a casa facilmente un bel trofeo, di compiacere parte del mondo arabo, di estendere la propria influenza nella regione, il tutto a prezzo scontatissimo, impegnandosi quel tanto che bastava per portare a termine con successo la caccia grossa al Raìs. Il falso umanitarismo democratico che li aveva spinti ad intervenire senza costrutto, ora, quando un intervento «umanitario» assai muscolare e deciso sarebbe più che mai necessario, li spinge a mollare l’osso e ad abbandonare a se stesso un paese in macerie ed in mano non a uno, ma a orde di banditi che ammazzano con allegra ferocia «il loro stesso popolo».

[pubblicato su Giornalettismo.com]

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Una settimana di “Vergognamoci per lui” (169)

Un giorno di gogna non fa male a nessuno. Come dicono i filosofi più in gamba, è tutta esperienza. Su GIORNALETTISMO.COM

MICHELE ANZALDI 10/03/2014 Scandalizzato dall’imitazione di Virginia Raffaele della ministra Boschi a “Ballarò”, l’onorevole democratico nonché giornalista Michele Anzaldi ha preso carta e penna e ha scritto alla presidentessa della RAI Anna Maria Tarantola una lettera toccante e preoccupata: «Mi permetto di chiederle», si può leggere fra l’altro nella supplica redatta nello stile contegnoso delle cancellerie municipali «se condivide l’imitazione e se ritiene opportuno che un ministro giovane che finora ha dimostrato preparazione e capacità, sia ritratta come una scaltra ammaliatrice che conta solo sul suo essere affascinante. È questa l’immagine che il servizio pubblico della RAI, e RAI3 in particolare, vuole dare alla vigilia dell’otto marzo?» Ma come può quest’uomo – Anzaldi, dico – pensare che a una donna – e parlo proprio del gender festeggiato l’otto marzo – possa dispiacere di essere ritratta come un’avvenente maliarda in un modo così smaccatamente caricaturale e scherzoso da essere privo anche della più microscopica puntina di veleno? La ministra Boschi, da femmina niente affatto turbata, dell’imitazione ha ritenuto infatti la sola cosa essenziale: «Caspiterina!» ha pensato, «Allora è proprio vero! Sono un irresistibile pezzo di figliola!» E con quale segreto, ineffabile piacere ha poi nascosto le gioie della vanità dietro il paravento della cordiale, amichevolissima accettazione della carinissima ironia di quell’imitatrice così straordinaria che tanto, ma proprio tanto le piace! Scommetto che alla Virginia ha mandato pure un bigliettino di ringraziamento, non senza una perfida allusione a «quel cretino».

LE QUOTE ROSA 11/03/2014 Non seguo molto le fantasmagoriche novità della cultura di genere, anche perché star dietro disciplinatamente a tali lambiccate assurdità sta diventando più faticoso di mandare a memoria il calendario repubblicano della rivoluzione francese, coi suoi frimaio, germinale, pratile, fruttidoro, le decadi, e i giorni sanculottidi, però mi sembra che nelle lande civilizzate che ci dovrebbero far da modello il rosa sia stato da tempo messo in castigo: «pink stinks», dicono laggiù dove se ne intendono; il rosa puzza, il rosa imprigiona la donna, il rosa è uno stigma. Adesso che la Camera ha detto no alle quote rosa in lista, sono sicuro che per dispetto il mondo progressista vorrà immediatamente aggiornare il proprio vocabolario: tempo due settimane e «quote rosa» diverrà ufficialmente un’espressione sessista; solo «parità di genere» sarà tollerata. Fin quando non si sa. Comunque ci sarà da divertirsi.

GIORGIA MELONI 12/03/2014 Giorgia è stata appena eletta presidentessa di “Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale”, la nuova versione dei vecchi fratelli. Il nuovo corso meloniano del partito però sa alquanto di muffa: «Italia fuori dall’Euro!», «sovranità monetaria!», questi gli slogan che hanno accompagnato il trionfo di Giorgia. Quando sento parlare i fautori della sovranità monetaria, quasi quasi, con mio orrore, mi riconcilio coi burocrati di Bruxelles. Come questi ultimi, infatti, o come i Greenspan e i Bernanke, anche i sovranisti monetari hanno una sterminata fiducia nei poteri taumaturgici della moneta, o per meglio dire della manipolazione della moneta da parte dello Stato con la “s” supermaiuscola, ma almeno quelli son uomini di mondo e ai disastri sanno condurci con gradualità ed un certo elegante understatement. I sovranisti invece sono già pronti per il kirchnerismo puro e duro o forse per le sorti magnifiche e progressive della Modern Monetary Theory.

BERNARD-HENRY LÉVY 13/03/2014 Fossi ucraino non sarei tanto tranquillo. L’uomo in bianco e nero un mesetto fa ha fatto tappa a Kiev. In piazza Maidan, davanti a cinquanta, settanta o ottantamila persone – perfino le cronache sono rimaste abbacinate dall’alone di grandezza di quest’uomo – BHL pronunciò parole immortali: «Sono francese, sono europeo e oggi sono ucraino.» Benché sbeffeggiato spesso anche in patria, BHL rappresenta bene la spocchia disinvolta e volubile della Francia. Ai tempi della guerra in Irak, in perfetta armonia con la linea frondista anti-occidentale del ministro degli esteri De Villepin, Lévy denunciò «l’idea messianica [americana] di una democrazia paracadutata con i chewing-gum». In realtà l’idea messianica dell’esportazione della democrazia è figlia autentica e vezzeggiatissima dell’esprit républicain. Col comunismo kaputt e dopo che la clava vagante di Bush aveva in qualche modo abbassata la cresta al terrorismo islamico, dopo che i rischi, insomma, per l’Occidente sembravano svaporati, al bel mondo laico-liberal-progressista per lunghi decenni pacifista non parve vero di poter farsi bello sposando qualsiasi progetto di democrazia esportata, anche il più strampalato. Non c’è stato paese più intransigente della Francia nel sostenere la causa delle primavere arabe, ed ora di quella ucraina. A livello simbolico tutto cominciò con il famoso sbarco a Bengasi di BHL in segno di solidarietà con la lotta degli eroici ribelli cirenaici contro l’oppressore di Tripoli: era l’inizio della caccia grossa a Gheddafi. Oggi, a distanza di qualche anno, siamo quasi allo stesso punto: la tensione fra le milizie del governo centrale e quelle dei federalisti-secessionisti di Bengasi è altissima; il primo ministro Ali Zeidan è fuggito da Tripoli per ricomparire in Germania; di fatto buona parte della Cirenaica è indipendente e controllata da milizie filo Al Qaeda. A completare il quadro manca solo il nostro Bernard-Henry Lévy, troppo impegnato, crediamo, nel preparare, e sognare, la primavera russa

PIERO PELÙ 14/03/2014 Il rocker toscano è incavolato nero con “TV Sorrisi e Canzoni”, che lo ha messo in copertina insieme agli altri coach del talent “The Voice of Italy 2”. I quattro – Piero, Noemi, J-Ax & Raffaella Carrà – sono stati immortalati nell’atto di urlare a squarciagola (o meglio, avrebbero dovuto tutti essere immortalati, visto che Raffaella mostra invece il sorriso di circostanza di chi non ha capito un bel nulla) e bisogna ammettere che sembrano proprio quattro deficienti. Piero in particolare mi ha subito ricordato un settantenne Osvaldo ebbro di felicità dopo aver segnato un gol durante una partita di vecchissime glorie. Però pensavo che un rocker se ne sarebbe sbattuto altamente di questi assilli da effeminati. Invece ha fatto anche di peggio. Per mascherarle, a queste vergognose debolezze ha voluto dare un nobile contenuto politico prendendosela con una redazione «che si preoccupa di far venire bene in foto solo il suo padrone».

Una settimana di “Vergognamoci per lui” (17)

Un giorno di gogna non fa male a nessuno. Come dicono i filosofi più in gamba, è tutta esperienza. Su GIORNALETTISMO.COM

GÜNTER GRASS 11/04/2011 Come tutti i cretini irregimentati del giorno d’oggi, dice che la democrazia va difesa ogni giorno. Ragazzotto, fu nazista. Non poté essere comunista perché nella saggia Germania Federale era proibito. Ma fu un ultrà socialdemocratico. E così ardente pacifista da preferire le due Germanie dell’est e dell’ovest a quella unificata. Come Andreotti, che però era italiano. Ora ha abbracciato l’antinuclearismo apocalittico. Grazie a tutte queste scemenze in perfetta armonia con lo spirito dei tempi lo scrittore tedesco è diventato un monumento ancor prima di staccare il biglietto per l’oltretomba, dove, credo, sarà tutta un’altra musica anche in merito alla gloria letteraria.

IL CONSIGLIO NAZIONALE DI TRANSIZIONE LIBICO 12/04/2011 Ovvero i nullafacenti di Bengasi, i quattro gatti autonominatisi liberatori e rivoluzionari di cui s’è incapricciato BHL, Bernard-Henry Lévy, il filosofo noto in tutto il mondo per andare in giro in camicia bianca e giacchetta nera da quarant’anni, d’estate e d’inverno, di giorno e di notte, a pranzo, a letto, al cesso, alla TV, all’Eliseo e a Saint-Tropez. Non avendo combinato niente di niente sul campo di battaglia, non avendo raccolto un popolo dietro di loro, si sono ridotti a giocare la carta della disperazione delle nullità: fare i difficili.

LA CHIESA DEI SANTI DEGLI ULTIMI GIORNI DI FUKUSHIMA 13/04/2011 In principio era la Nube. La tenebra si apprestava a ricoprire la terra deserta e la superficie dell’oceano, dove alitava lo spirito di Dio. Ma pronto era Jahvé dio degli eserciti ad una nuova fondazione, una nuova terra e un nuovo cielo, e una rinovellata umanità nuclear-free fremeva nell’attesa del “Vi sia luce”. Fu giorno e fu mattino: non successe una minchia, a Dio Onnipotente piacendo. Luce fu, ma era quella di sempre. La Nube non arrivò nemmeno ai sobborghi di Tokyo. Con gran dispiacere degli ossessi della setta sopramenzionata, del Corriere della Sera, di Repubblica, della Stampa, e di tutte le televisioni pronte per il Vero Diluvio Universale in diretta, dopo quello che aveva fatto la miseria di 28.000 vittime fra morti e dispersi. Ad un mese dal disastro la quantità di radiazioni che fuoriescono dalla centrale è un decimo di quella di Chernobyl. Per l’Aiea la radioattività è in calo. Per l’Oms il rischio per la salute pubblica fuori dalla zona di evacuazione di 30 chilometri – diconsi trenta chilometri – è molto ridotto. Ripeto: molto ridotto. Per l’ottimo ambasciatore italiano Vincenzo Petrone “chi ha voglia o necessità di viaggiare in Giappone può farlo regolarmente, eccettuata la fascia di 80 chilometri intorno alla centrale, e la gravità 7 dell’incidente di Fukushima, equiparato a quello di Chernobyl, non vuol dire che i danni provocati siano in alcun modo paragonabili: nel 1986 la nuvola arrivò a 10 mila metri e raggiunse tutto il mondo, il mese scorso le due nubi si sono fermate intorno ai 500 metri di quota. L’innalzamento al livello 7 poteva arrivare ieri o anche domani, è soltanto il risultato dell’analisi di una serie di parametri previsti dai protocolli dell’Aiea”. Ma si sa, per le mezze calzette di casa nostra l’importante è il pezzo di carta, il certificato in bollo, la sentenza passata in giudicato anche se non sta né in cielo né in terra, così da poter dire: è ufficiale, Fukushima = Chernobyl. Soddisfazioni da bambini. In attesa del giorno dell’Apocalisse.

CARMEN CONSOLI 14/04/2011 Diventasse un giorno mamma, alla cantante non dispiacerebbe affatto avere un figlio gay. Incontrasse un principe azzurro, non le dispiacerebbe che fosse femmina. In ogni caso, trova che la masturbazione sia un’ottima compagna. E anche se non ama “particolarmente” le droghe, è per la loro totale liberalizzazione. Il bello è che per tanta frivola e ostentata ortodossia la siciliana si becca dal Corriere gli aggettivi di “controcorrente” e “scandalosa”.

LUCA CORDERO DI MONTEZEMOLO 15/04/2011 Ne ha per tutti. Per Giulio: “C’è poca ironia da fare, vista la situazione di mancata crescita e di mancate iniziative di politica economica. Meglio metterci tutti a fare meno battute e impegnarci di più per avere maggiori risultati”. Per Silvio: “C’è un Paese che ha voglia di fare e non di occuparsi solo degli affari propri”. E quello che tutti ci chiediamo è questo: quand’è che questo chiacchierone ci farà vedere di che pasta è fatto? Quand’è che il numero uno della mitica classe dirigente comincerà a raddrizzare l’Italia? Quanto dobbiamo ancora aspettare prima che il superuomo del fare, del fare squadra, del fare futuro, del darsi da fare, getti il guanto di sfida all’ometto del fare? Così, tanto per fare qualcosa. Una cosa. Una buona volta.