Giornalettismo

Quello stantio odore di complottismo

Devo essere sincero: i tipi come Ferruccio De Bortoli mi stanno proprio sui cosiddetti. Perfino quando iniziano un articolo con «Devo essere sincero:» non riescono a spingere la schiettezza al di là dell’incipit. Infatti tutto l’attacco che il direttore del Corriere della Sera ha sferrato ieri a Matteo Renzi si potrebbe virilmente condensare così: «Matteo, sei un berluschino. Amen.» Come spiegare questo attacco a freddo tanto mellifluo quanto brutale? Intanto c’è da tenere in conto il quadro generale della situazione politica: a sinistra la resistenza contro Renzi si sta facendo sempre più forte, il nervosismo è alle stelle, e La Repubblica si sta lentamente spostando verso una posizione apertamente critica nei confronti del Rottamatore. E La Repubblica è il quotidiano che negli ultimi decenni ha di fatto dettato la linea a tutti i grandi giornali. E poi c’è il fatto personale: De Bortoli è un direttore in uscita, essendo stato dimissionato dagli azionisti di Rcs. E quindi è probabile che trovi vantaggioso riposizionarsi politicamente. Trovate che sia un’insinuazione bassa e volgare? Calma, sono solo sincero e sinceramente schietto: è quel che penso, punto e basta. Tanto più che non posso sinceramente pensare che un uomo di mondo come De Bortoli cada in insinuazioni così basse e volgari come quella sul contenuto del patto del Nazareno, a sua detta emanante uno «stantio odore di massoneria», senza avere in mente le fenomenali doti ricettive del tipico complottista di sinistra, cresciuto a pane e servizi deviati.

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Giornalettismo, Italia

Rifondazione immorale

La moralità di una società non si crea con le norme. Alla base di ogni società naturale c’è una solidarietà che si è sviluppata col tempo seguendo le vie della storia, che sono sempre storte, impervie, ma che tendono a fondersi, ad intrecciarsi fino a costituire una rete robusta, atta a sostenere i traffici della civiltà. Se questo sentimento sociale è sviluppato esso costituisce un freno naturale alla corruzione dei costumi perché anche chi vi è inclinato si rende conto dell’interdipendenza dei destini individuali in una società siffatta, e partecipa dell’istinto di conservazione generale. Quando viene meno, ed ognuno trova naturale pensare unicamente per sé, a surrogarlo interviene il cancro legislativo, che peggiora le cose, aumenta il senso di sfiducia, gonfia le prerogative dello stato, e divide gli uomini. Le società più immorali e corrotte sono spesso quelle più burocratizzate.

L’Italia deve fuggire quest’ansia farisaica di rifondazione morale, che è un sentimento distruttivo. E’ esso che ci condanna all’immobilismo, alla paura, alla diffidenza, ad invocare messianicamente l’intervento della legge per risolvere problemi culturali. Chi l’ha alimentato stoltamente ora comincia ad averne paura. A cinque anni di distanza dal lancio de “La Casta”, l’articolo di qualche giorno fa di De Bortoli sul Corriere della Sera suona come un‘excusatio non petita. Scrive De Bortoli:

L’antipolitica è una pratica deteriore che mina le fondamenta delle istituzioni. L’idea che una democrazia possa fare a meno dei partiti è terreno fertile per svolte autoritarie. Le inchieste di Rizzo e Stella, pubblicate dal Corriere , sui costi (scandalosi) della politica sono state lette da più parti con fastidio e disprezzo. Eppure non erano e non sono animate da un pernicioso qualunquismo, ma da una seria preoccupazione per l’immagine pubblica degli organi dello Stato e per la dignità dei rappresentanti della volontà popolare.

Invece “La Casta” fu proprio un libro pernicioso, che io, al contrario degli ingenui, mandai di cuore a quel paese senza mai aprirne una pagina perché, con la scusa dei “fatti”, troppo scoperta era la volontà di far gli occhi dolci all’antipolitica nella speranza di poterla poi controllare a proprio vantaggio. Con “La Casta” la classe soi-disant dirigente sdoganava un populismo vero, dopo anni di chiacchiere su un populismo inesistente, il berlusconismo. Lo dico a quelli che cercano il populismo nello stile dimenticando la sostanza, e specialmente a Galli della Loggia, il quale – manco per caso che ne imbrocchi una – nelle “cadute” di Berlusconi e Bossi vede la fine del ruolo centrale nella politica italiana del “Nord ideologico”, senza rendersi conto che si può dividere il paese orizzontalmente, geograficamente, ma lo si può dividere anche verticalmente, al suo interno, attraverso la lotta di classe, versione marxista di quel puritanesimo giacobino – il democraticismo settario dei “migliori” e dei fedeli alla “Costituzione” – che dai post-comunisti è stato ripreso dopo la caduta del muro. Il vero populismo e le forze della disgregazione sociale stavano per vincere dopo Mani pulite. Fu Berlusconi ad opporvisi. Fu quella di Berlusconi l’unica proposta “nazionale”. Egli imbragò il secessionismo leghista, tirò fuori dall’apartheid la destra missina, mise insieme i pezzi della destra, guardando al futuro. Non per niente chiamò il suo partito “Forza Italia”. La sinistra è ancora ferma alla “questione morale”, che è la negazione della politica, ed è populismo allo stato puro. In questo quadro anche la nascita del governo dei tecnici è stato un sostanziale cedimento all’antipolitica. Lo prova il fatto che l’unica cosa fin qui combinata dal governo Monti è la riforma delle pensioni, fatta appunto in un momento di debolezza o sospensione democratica, allorché partiti e parti sociali erano troppo deboli, e l’opinione pubblica muta, di fronte all’abbrivio rivoluzionario che accompagnava la compagine governativa. Ma i suoi grandi elettori della grande stampa “liberale”, che ora si spaventano del deserto della politica italiana, non se ne avvedono. Forse, tra cinque anni, faranno obliquamente mea culpa. Nel frattempo continueranno a vezzeggiare chi vaneggia di pulizia, pulizia, pulizia…

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Giornalettismo

Una settimana di “Vergognamoci per lui” (45)

Un giorno di gogna non fa male a nessuno. Come dicono i filosofi più in gamba, è tutta esperienza. Su GIORNALETTISMO.COM

MUSTAFA ABDEL JALIL 24/10/2011 Festa a Bengasi, dove è stata proclamata la liberazione del paese dopo quattro decenni di Jamāhīriyya. L’allegria ha raggiunto il culmine quando il numero uno del Consiglio di Transizione Libico ha detto alla folla, papale papale, che “Come nazione musulmana la Sharia è alla base della nostra legislazione, pertanto ogni legge che contraddica i principi dell’Islam non avrà valore”. I presenti si son dati di gomito, guardandosi l’un l’altro con la coda dell’occhio, e tra loro è corso, come un fulmine, un solo pensiero: questo qui è anche più mattacchione di Gheddafi, ci sarà da divertirsi un mondo.

MICHELE SANTORO 25/10/2011 L’Italia è quel paese anormale che ha già partorito una Magistratura Democratica, ossia quella veramente democratica, un Partito Democratico, ossia quello veramente democratico, una Medicina Democratica, ossia quella veramente democratica, e tutto il resto della compagnia antifascista delle cricche veramente migliori. Adesso di veramente pubblico avremo finalmente anche un Servizio Pubblico: è il titolo, sembra non vi siano più dubbi, della nuova trasmissione di Santoro. Lo ha scelto dopo molte incertezze, senza sapere neanche lui perché. Così gliel’ho spiegato io perché. Perché veramente.

FILIPPO PONGILUPPI 26/10/2011 E’ un “noto” playboy trentenne. Di professione, infatti, fa – anche – il PR: non strombazza in giro le sue conquiste; ma neanche le nega. Lascia crescere i rumori, accortamente. E’ così che arriva la fama. Sembra che all’inizio della sua carriera di sciupafemmine, al tempo del liceo, si sia gingillato per anni con Nicole Minetti. Dico “gingillato” perché, a detta di questo infaticabile chiavatore, “Pongi” non si è mai innamorato e nel suo vocabolario “la parola fedeltà non esiste”. E tuttavia ha capito che “le donne appariscenti non hanno tempo di occuparsi di cose più serie”, e che ora invece “ha bisogno di una donna con idee e valori”. Giunto felicemente a questo grado di maturazione, è stato subito spedito al Grande Fratello, dove da lui si attendono sfracelli.

ROBERTO NAPOLETANO & FERRUCCIO DE BORTOLI 27/10/2011 “No, presidente Berlusconi, l’Italia viene prima di tutto.” Scrive il primo sul Sole24Ore. “Ma prima ancora viene il paese. Una volta tanto.”  Scrive il secondo sul Corrierone, rivolgendosi al Cavaliere, in un articolo intitolato, tanto per essere chiari, “Mettere il paese davanti a tutto.” Il moralismo farlocco e pomposo non ha mai un tocco d’originalità. Scivola sul piano inclinato del conformismo perfino nelle scelte lessicali, e – miracolo – anche in quelle temporali, quando a convergere sono menti eccezionalmente dotate. Ma il direttore del Corriere della Sera si fa preferire: quando ci si mette sa essere anche un insospettabilissimo buontempone. Ferruccio spende due terzi dell’articolo nell’invitare vigorosamente il Cavaliere a dimettersi. E’ un crescendo irresistibile. E comincia il terzo e conclusivo, dedicato al dopo-Berlusconi, quando ormai siamo tutti alle soglie dell’orgasmo, con questa fulminante osservazione: “E la soluzione quale potrebbe essere? Non è semplice.”

IL PASSO INDIETRO 28/10/2011 Il Berlusca è tornato vivo e vegeto da Bruxelles, dove s’è tanto ringalluzzito da permettersi con simpatica nonchalance d’indugiare con la coda dell’occhio sull’elegante figura femminile del nuovo primo ministro danese. Facce da funerale, quindi, nelle redazioni dei grandi giornali della penisola. A rallegrarle un po’ ci hanno pensato gli “scontenti” – il che è tutto dire – un nuovo e misterioso gruppuscolo frondista all’interno della maggioranza, che avrebbe chiesto a Silvio di fare – indovinate un po’ – un “passo indietro”. Alt! Io dico basta. A nome dei miei orecchi, che non ne possono più, propongo una raccolta di firme per chiedere al “passo indietro” di fare un passo indietro, di rinchiudersi in un eremo e di restarci per almeno una generazione, il tempo minimo necessario per ritrovare la sua verginale purezza.

Giornalettismo

Una settimana di “Vergognamoci per lui” (44)

Un giorno di gogna non fa male a nessuno. Come dicono i filosofi più in gamba, è tutta esperienza. Su GIORNALETTISMO.COM

L’INDIGNATO NON VIOLENTO 17/10/2011 Che però, se incontra Pannella per strada, gli dà del venduto, dello stronzo, del pezzo di merda; amico di Craxi, dei mafiosi, dei corrotti; e gli chiede quanti soldi ha preso dal Caimano; ed infine, gli sputa addosso. Insomma, lo tratta come un infedele. Ed è giusto: la sua è una religione, di quelle che non perdonano.

FERRUCCIO DE BORTOLI 18/10/2011 Non per la sua zuccherosa predica ai cattolici. Quella sbobba stomachevole si condanna da sé. Ma per lo straordinario incipit: “Il Paese ha bisogno dei cattolici. La ricostruzione civile e morale non sarà possibile senza un loro diverso e rinnovato impegno politico”. Vi si sente l’eco di parole un giorno pronunciate da De Gasperi: “Noi vi chiediamo di combattere per la nostra ricostruzione morale e civile”; ma correva l’anno di grazia 1944 e stavano nel suo primo discorso dopo la liberazione di Roma da parte degli Alleati. Forse che Ferruccio è andato fuori di testa e s’immagina di parlare dall’alto della montagnetta dei detriti di un palazzo distrutto dai bombardamenti? No, succede che per la parte più disgraziata degli intellettuali di casa nostra, Mussolini compreso, lo Stivale è sempre alla vigilia di una rinascita o alla fine di un’epoca di decomposizione. Anche se lui non è della razza esaltata che detta la linea. Lui è di quella che, un passetto alla volta, con molta buona creanza, si adegua a tutte le corbellerie.

BERSANI & FRANCESCHINI 18/10/2011 Pier Luigi Bersani alla vigilia del voto: “liberate il Molise e noi libereremo l’Italia”. Dario Franceschini dopo l’esito del voto: “Per un pugno di voti in Molise vince il candidato di destra, inquisito, grazie ai voti di Grillo, tolti al centrosinistra”. La liberazione, e gli inquisiti: il Molise andava liberato dai malfattori. Di questa droga non sanno proprio farne a meno. Quand’è che finalmente rinsaviranno? Quando si beccheranno in fronte l’estintore lanciato da un liberatore?

GIORGIO NAPOLITANO 18/10/2011 Ohibò! Per il presidente della repubblica servono “impellenti scelte di riforma strutturale e di stimolo alla crescita”. Stendiamo un velo pietoso sul Viagra contro l’impotenza economica. Ma le riforme! Strutturali! Impellenti! Parrebbe un invito a fare quello che si deve fare, a varcare il Rubicone, a recidere il nodo gordiano, a non guardare in faccia nessuno! Errore: bisogna invece che tutti ci mettano il becco. Ci vuole la massima coesione nel mondo dell’impresa e del lavoro. Occorre che tutte le forze politiche facciano la loro parte. E qui purtroppo il presidente non può non “constatare che le condizioni politiche per questa più larga condivisione non si sono finora verificate”. Ma intanto possiamo ben dire che lui ha recitato la sua parte con cerchiobottistica perfezione. Seguano gli altri attori il suo esempio e vedrete, vedrete di quali miracolose riforme verranno a capo!

NAOMI WOLF 19/10/2011 Invitata ad una serata organizzata dall’Huffington Post agli Skylight Studios di Manhattan, davanti ai quali una cinquantina di dimostranti targati OWS facevano cagnara usando illegalmente un megafono, almeno secondo un bravo poliziotto tutto d’un pezzo – quel bravo poliziotto che è nei sogni di tutti noi Sallusti d’Italia – la scrittrice ha avuto un colpo di genio: si è fatta arrestare davanti alle telecamere. Si è messa in mezzo contestando il bravo poliziotto; non tanto bravo però da avere la presenza di spirito di resistere alla diabolica petulanza femminile: alla fine ha ceduto, e così, sprizzando soddisfazione da tutti i pori, Naomi ha potuto esibire sugli schermi di tutto il mondo, facendo schiattare d’invidia tutte le sue nemiche ma soprattutto tutte le sue carissime amiche, uno splendido paio di manette ai polsi.