La musica di Mahler, così come la sento io

Immaginate di uscire di casa per una passeggiata con un motivetto – non necessariamente bello – in testa; appena spalancate la porta, cielo e terra investono l’esile melodia di un respiro cosmico; proseguite lasciandovi assorbire dalle impressioni di un sempre cangiante paesaggio; il vostro motivetto s’imbeverà delle stesse, ed acquisterà di volta di volta aspetti distesi, vibranti, drammatici, pastorali, cupi, fanciulleschi, affettuosi, sardonici, celestiali, a volte fin quasi a scomparire nelle spire della musica, ma solo per ricomparire purissimo prima o poi, come l’argenteo serpeggiare di un fiume lontano che riprende il suo corso; e così andate avanti, inebriato, fino allo sfinimento; riservandovi però gli ultimi spiccioli d’energia per un finale contraddistinto da una specie di frenesia festiva: il tutto portato avanti da un’orchestra avvolgente, la quale, pur giocando molto sui timbri, conserva un colore bruno, tedesco.

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