La CIA manda Angela nel pallone

L’importanza dei servizi segreti è in genere grandemente esagerata. Tutti i filosofi con la testa sulle spalle, come me per esempio, lo sanno istintivamente, senza neanche stimare necessario mettere in moto la ragione: il disgusto per le vane fatiche è anzi il primo segno della salute del vostro cervello. Un’altra cosa che menti limpide e forti non stimano necessario provare è il fatto che ci si spii volentieri anche tra alleati, giacché il tutto il mondo la gente pensa che fidarsi è bene, ma non fidarsi è meglio. Che in Germania abbiano pescato due piccioncini al soldo dei servizi segreti americani, un agente dei servizi segreti tedeschi e un funzionario del Ministero della Difesa; che queste due pedine possano essere solo la punta dell’iceberg di una rete di spioni al servizio degli USA in Germania; che gli americani potessero sentire cosa cinguettava la Merkel al telefono, magari al suo maritino; tutto questo non scuote affatto le nostre convinzioni. Tra uomini di mondo, ai vertici del mondo, son cose che si danno per scontate. Se nascono problemi c’è sempre modo d’intendersi a quattr’occhi. Che la Germania abbia espulso il capo degli 007 Usa a Berlino è perciò un fatto grave. Ciò significa che la Merkel ha voluto pagare un tributo all’indignazione di un’opinione pubblica istupidita dai media. Non credevo che Angela potesse giungere a questo punto, nonostante un politico viva sempre necessariamente in simbiosi con una certa dose d’opportunismo. Che il 7-1 inflitto dalla Mannschaft al Brasile le abbia dato alla testa, facendola sentire un po’ troppo in sintonia col popolo?

[pubblicato su Giornalettismo.com]

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Una settimana di “Vergognamoci per lui” (145)

Un giorno di gogna non fa male a nessuno. Come dicono i filosofi più in gamba, è tutta esperienza. Su GIORNALETTISMO.COM

STEFANO RODOTA’ 23/09/2013 All’ex candidato alla presidenza della repubblica dei grillini era uscita di bocca l’altro giorno una frase piuttosto infelice, certo non chiarissima. Aveva detto, Rodotà, che gli inviti contenuti in una lettera delle nuove Brigate Rosse al Movimento No Tav a «fare uno scatto-politico organizzativo» erano «deprecabili, ma comprensibili e non devono contribuire a derubricare la realizzazione dell’opera a una mera questione di ordine pubblico». Da destra naturalmente era partita una grandinata di critiche e di reazioni indignate, ma anche dal resto del mondo politico non erano mancate censure. Investito dalla bufera, Rodotà ha poi rettificato, spiegando in sostanza che con quel «comprensibili» intendeva dire «prevedibili» o «niente affatto sorprendenti», come d’altra parte non poteva non essere immediatamente chiaro a tutte le persone non del tutto disoneste. Rodotà perciò era indignato a sua volta. Ma il chiaro giurista non ha nemmeno atteso le controrepliche. Senza dimostrare un minimo di comprensione, ha annunciato querele per quell’angioletto di Alfano e per le perfide gazzette berlusconiane, neanche fossero peggio dei brigatisti.

DAS PORZELLUM 24/09/2013 La conseguenza più divertente della grande vittoria di Merkel (ossia della Kulona, per parlare come Dio comanda) è che al Bundestag la sinistra ha la maggioranza. Il fatto è così strabiliante che per pudore non se ne parla affatto. Per adesso. Certo, non è una maggioranza “di governo”, però il pasticcio sembra fatto apposta per scuotere certezze teutoniche ed indurre in tentazione anche gente notoriamente molto più seria di noi. La “destra” nel suo complesso ha ottenuto il 51% dei voti, ma la soglia di sbarramento del 5% ha precluso per un pelo ai liberali e ai novellini dell’AfD (non una formazione di esaltati grillini, ma un partito conservatore anti-euro) l’entrata in parlamento; la destra “di governo” (cristiano-democratici e liberali) ha preso il 46,3%; la sinistra (SPD-Verdi-Linke) ha preso complessivamente il 42,7%; la sinistra “di governo” (socialdemocratici e verdi) il 34,1%; il restante 6,3% è andato disperso tra i partitini. Risultato: la destra ha 311 seggi, la sinistra 319. Sulla carta vi sono, teoricamente, tre possibili maggioranze: Union (CDU-CSU) + SPD, 503 seggi; Union + Verdi, 375 seggi; SPD + Verdi + Linke, 319 seggi (tre seggi appena sopra la maggioranza assoluta). Per noi italiani, e soprattutto per noi berlusconiani, il risultato è perfetto. In primo luogo è istruttivo: quest’esito beffardo dimostra con palpabile evidenza che ogni sistema elettorale ha un certo grado di porcellaggine. In secondo luogo per Angie adesso son cavoli amari: dovrà governare con un pezzo di sinistra, senza dispiacere troppo ai ruspanti compagni di strada della CSU. Insomma, sarà la destra a guidare il governo, ma l’Angela azzoppata sui dossier europei dovrà limitare la sua intransigenza. Naturalmente al Giornale e a Libero non hanno capito una mazza. E si sono subito strappati i capelli. A parte Aguirre-der-Zorn-Gottes Sallusti, s’intende.

[RISPOSTA AD UN COMMENTO: Guido dalla Germania sta in Germania, evidentemente, ma evidentemente gli sono rimasti i bollenti spiriti italiani, sennò capirebbe che l’orrido Zamarion non crede affatto al grande complotto dei Nibelungi contro i Mediterranei. Tanto che Zamarion preferisce una vittoria della Merkel piuttosto che quella dei socialdemocratici, nonostante tutto. Se Zamarion fosse cittadino tedesco le sue simpatie andrebbero alla CSU bavarese e forse anche alla Adf più ancora che alla CDU. Costoro sono proprio i campioni della Germania rigorista e “anti-mediterranea”. Tuttavia nei loro discorsi in mezzo a molte verità c’è una buona dose di fariseismo, come sempre succede in politica. E sbagliato è anche il sentimento anti-tedesco o anti-Merkel della destra italiana, che io pure voto. Io sono favorevole all’austerità, ma non a questa austerità. E spero che la mezza vittoria della Kulona possa portare il nuovo governo tedesco ad interpretarla con più elasticità, visione e pragmatismo, ma non certo per appoggiare nuove e disastrose manovre espansive fondate sui debiti.]

MATTEO COLANNINO 25/09/2013 Matteo è da cinque anni in politica ma è come se non ci fosse mai entrato. Oppure è come se nel palazzo della politica ci vivesse da sempre, da discreto funzionario di primissima fascia. Di lui non si ricorda una frase fuori posto, una dura presa di posizione, una qualche idea generosa, feconda e cazzuta sul futuro del suo partito e del suo paese. Niente di niente. Parla come un editorialista de “Il Sole 24 Ore”, ostentando da bravo scolaretto garbata serietà, senso di responsabilità, forte consapevolezza, e tutte le altre pose imparate alla vacua scuola della seriosità, che per sua sfortuna ha frequentato ad alti livelli sin dalla giovinezza, e che lo ha quasi portato alla mummificazione. Infatti Matteo è stato Presidente dei Giovani Industriali di Mantova; Presidente nazionale dei Giovani Industriali di Confindustria; Consigliere de “Il Sole 24 Ore”; Vice Presidente di Confindustria; Vice Presidente della Confederazione Europea dei Giovani Imprenditori; Vice Presidente della Banca Popolare di Mantova; ed è Vice Presidente e Amministratore Delegato di Omniaholding, l’holding di famiglia. La politica ha riconosciuto subito il suo talento particolare: e infatti dal 2008 Matteo è membro della Segreteria Nazionale del Partito Democratico e Responsabile delle Politiche Economiche, e dal 2009 è membro della Direzione Nazionale del Partito Democratico. Una carriera notevolissima, insomma, percorsa con la compostezza esemplare di un soprammobile.

PAOLO SORRENTINO 26/09/2013 Io che ho l’animo magnanimo del filosofo mi son sempre immaginato che il grande artista guardasse agli accidenti della carriera – fiaschi e successi – nel migliore dei casi con sereno e a volte divertito distacco; oppure, più amaramente, con superiore disprezzo; nel peggiore dei casi con falsa indifferenza; ma in ogni caso facendo intendere di saper ben distinguere tra sacro e profano. Alla notizia che il suo film “La grande bellezza” è stato scelto per rappresentare l’Italia alla selezione del Premio Oscar per il miglior film non in lingua inglese, il regista del “Divo”, invece, non solo ha espresso la sua legittima soddisfazione ma si è anche mostrato prontissimo alla grande lotta per la vittoria: «Adesso ci impegneremo a fare tutto il possibile per ottenere il risultato. So che è una strada lunga e difficile, ma faremo di tutto: proiezioni, cene e promozioni». Così ha detto, sopraffatto da un’ambizione meschina. Eppure, per lunghi anni il cinema “progressista” schifò le liturgie losangeline. Adesso per la fregola della statuetta ha perso perfino il pudore. Dio, che mezze seghe.

CASA BUITONI 27/09/2013 Devo ancora capire se nel rispondere alle petulanti domande dell’intervistatore della “Zanzara” Guido Barilla sia stato schietto perché coraggioso, o schietto perché allocco. Fatto sta che il poveretto è stato travolto da una gragnuola di tartufesche reprimende arrivate da mezzo mondo. La faccenda è istruttiva, perché l’imprenditore non è intervenuto di sua spontanea volontà nel dibattito sui diritti LGBTQWXZKRHS, cosa in sé peraltro perfettamente legittima, ma ha avuta la buona creanza, non apprezzata dai pasdaran dei diritti umani, di rispondere a delle precise domande. Tra le quali: «Farete mai uno spot con una famiglia gay?» L’eroico ed ignaro Guido, perfino di buon umore, ha detto chiaramente di no, che l’immagine dell’azienda è tradizionalista, che quella è la loro cultura, e che quindi continueremo a vedere quei loro terribili spot oleografici e zuccherosi. Poi, pungolato dal conduttore, ha esposto alcune sue opinioni personali, peraltro non lontane da quelle di un cattolico liberal. Ora, spaventato dalle possibili sanzioni economiche dell’ONU, ha già chiesto scusa. Anche perché ha scoperto improvvisamente con noi, senza averne mai avuto prima il sentore, che a Casa Buitoni «c’è posto per tutti». Per adesso solo su Facebook, a mo’ di pallone sonda, perché prima di invitarlo veramente, alla Buitoni vogliono assicurarsi che il gay in casa sia un investimento sicuro. Sennò, col piffero che lo vedremo gustarsi il saccoccio alla cacciatora insieme al partner.

Una settimana di “Vergognamoci per lui” (131)

Un giorno di gogna non fa male a nessuno. Come dicono i filosofi più in gamba, è tutta esperienza. Su GIORNALETTISMO.COM

DITA VON TEESE 17/06/2013 Ci son certi personaggi famosi, soprattutto del mondo dello spettacolo, ma non solo, che sembrano andare incontro ad un volontario processo d’imbalsamazione. Me lo sono sempre chiesto: chissà che fatica, anche mentale, essere maniacalmente fedeli allo stesso look, avere i capelli sempre pettinati alla stessa maniera e sempre della stessa lunghezza! Non credo che il trasformismo di Lady Gaga sia meno faticoso. Suppongo però che sia il frutto della stessa schiavitù, la schiavitù del successo. La regina del burlesque costituisce invece un caso particolarmente crudele di questa patologia. Questa signora da un bel po’ di anni ormai è prigioniera della sua lingerie old-fashioned, dei suoi mossi capelli corvini, delle sue ciglia finte, della sua bocca rossa. Ma Dita oggi ha postato su Twitter alcune foto della sua vita precedente, e abbiamo scoperto che è una bionda naturale. I mass media non hanno capito niente di questa drammatica storia. Ma per fortuna c’è questa perspicace tribuna. No, ascoltatemi, non è un vezzo! E’ un grido di dolore! Soccorretela! Salviamola!

ANGELA MERKEL 18/06/2013 Il premier turco Erdogan, con le sue mire da signorotto regionale, ha cavalcato spudoratamente il fenomeno delle primavere arabe. Per far pagare il fio a questo furbacchione non abbiamo avuto bisogno di aspettare la storia. Ha provveduto la cronaca con la velocità del fulmine. Qualche mese fa vedeva crimini contro l’umanità dappertutto, e adesso è lui che protesta contro le inaccettabili ingerenze straniere. E’ davvero qualcosa di spassoso. Ora che è il suo turno di subire la pratica d’infamia della fatua compagnia di giro democraticista mondiale, quella col cuore sempre in piazza a lottare dietro le barricate, e a lucrare vittorie dal salotto di casa, vien quasi voglia di difenderlo. Dall’ipocrisia dei suoi amici occidentali, ad esempio, che prima non vedevano quasi niente e adesso, pur con prudente riguardo, si sentono in dovere di stigmatizzare i metodi piuttosto sbrigativi messi in mostra dalla polizia turca durante le manifestazioni di protesta: in realtà nulla di particolarmente efferato per un paese in via di democratizzazione come la Turchia. Banale constatazione, irricevibile però nel mondo settario dell’idealismo democratico, che della storia (quando vuole) si fa un baffo. Anche la cancelliera tedesca Angela Merkel, prima di partire per il G8, si è detta perciò «scioccata» per le violenze. «Quel che sta accadendo non corrisponde alla nostra idea di libertà di manifestare», ha aggiunto, invitando il governo turco a rispettare la libertà di espressione e di manifestazione, come ogni «società sviluppata». Appunto: perché poi la società turca dovrebbe essere già «sviluppata»? Forse per prepararsi per tempo a dichiarare «dittatore» l’amico Erdogan nel caso dovesse fare la fine dell’ex amico Mubarak?

LUCA ZAIA 19/06/2013 Il governatore veneto apre allo “ius soli”. Dice: «Sollevo il tema dei bambini che sono nati qui e vanno a scuola qui, sui quali un ragionamento al di là dello “ius soli” credo debba essere fatto anche perché spesso parlano il dialetto quasi meglio di me. Sono bambini che in molti casi hanno identità veneta e non quella del Paese d’origine della loro famiglia, cosa che è accaduta spesso ai nostri emigranti». Il discorso sembra inficiato da una palese panzana. Non è vero infatti che questi bambini parlino spesso il dialetto meglio di lui, ma è vero che spesso parlano l’italiano con più naturalezza di un esemplare tipico della razza Piave, anche istruito, come lui. Non ci vuole molto, d’altra parte: il veneto di solito parla un italiano grammaticalmente corretto (perché si sorveglia, anche coi congiuntivi), ma foneticamente più piatto della pianura padana, e sintatticamente angoloso, come di chi inconsapevolmente traduca ancora dalla madrelingua. Ma Zaia è un mago delle pubbliche relazioni sin da quando, da perfetto sconosciuto, sbaragliò tutti gli avversari nella corsa alla presidenza della Marca Gioiosa et Amorosa. Non dice panzane a caso. E’ bravo ad annusare il vento e ad adeguarvisi senza mettere in discussione le sue idee politiche, giuste o sbagliate che siano. Il leghismo multietnico è solo l’ultimo esempio della sua duttilità. La stessa che ha permesso a Zaia di essere sempre ferocemente contrario al nucleare, senza esserlo per principio. E di essere sempre ferocemente contrario agli OGM, senza esserlo per principio. Nel frattempo, non contento, ha aperto anche un nuovo fronte, quello della questione omosessuale: «Per me non esiste il problema. Non mi avventuro su temi quali quelli delle coppie di fatto. I gay hanno diritto di rispetto e basta, non c’è nulla da aggiungere». Così ha detto, sornione, con l’aria di chi non vuole farsi tagliare fuori come uno sprovveduto.

IL MINISTERO DELL’ISTRUZIONE 20/06/2013 L’esame di maturità: non riuscii a prenderlo sul serio neanche quando lo feci; figuratevi se questa farsa poteva interessarmi in seguito. Questa volta però un particolare – per meglio dire, una serie di nomi – ha attirato la mia attenzione. Trattasi degli autori dei brani a corredo delle tracce della prova d’italiano: il vivente scrittore Claudio Magris, grande collezionista di premi, sempre in odore di premio Nobel, con molta fascinosa muffa mitteleuropea addosso, uomo della sinistra laica e repubblicana, non tanto di quella giacobina, ma di quella piena di sofferta compunzione; Pier Paolo Pasolini, famoso scrittore, cineasta, polemista, beatificato dalla sinistra dopo morto; Elias Canetti, solido scrittore novecentesco (lo dico a naso, in quanto a casa ho quattro suoi libri, ma li devo ancora leggere) insignito del premio Nobel, di ascendenza ebraica sefardita (ossia originaria della Spagna) e di lingua tedesca, nato in Bulgaria: un bel miscuglio che fa molto mitteleuropa e che diventa cult se pubblicato da Adelphi; il premio Nobel Eugenio Montale, l’inevitabile, l’ostaggio del piccolo burocrate scolastico, il prigioniero che forse un giorno andando in un’aria di vetro, arida, rivolgendosi, vedrà compirsi il miracolo: la maturità alle sue spalle, il vuoto dietro di sé, con una felicità da ubriaco; il filosofo Remo Bodei, vivente, uomo di sinistra, noto sottoscrittore di appelli che, nonostante le illustri frequentazioni intellettuali coi pensatori di tutti i tempi, riesce a vedere in Berlusconi poco meno che il male assoluto, il non-essere in persona; il premio Nobel Paul Krugman, economista liberal (nel senso americano di sinistrorso); Luigi Zingales, economista liberal (nel senso tutto italico di liberista di sinistra: tra i suoi santini c’è pure lo spaventoso Berlinguer); Mario Pirani, storica firma di Repubblica, soprattutto in campo economico, ex funzionario PCI (lo dico non solo perché sono fissato, ma per dimostrare ancora una volta che il regime democristiano favoriva smaccatamente le carriere dei bolscevichi). Dove non c’è l’alloro c’è il progressismo: la cricca del pensiero debole fabio-fazista è ormai arrivata anche al Ministero dell’Istruzione, in tutta la sua meschina ignoranza, col suo rachitismo intellettuale, nello splendore dei suoi obbligati percorsi culturali.

LORENZO CESA 21/06/2013 Incontro fra Titani oggi a Palazzo Giustiniani. Protagonisti: Mario Monti e Pier Ferdinando Casini. In programma: la separazione consensuale. Gli Udc, infatti, hanno nuovi progetti e anche questa volta pensano in grande. Il segretario nazionale Lorenzo Cesa ha scritto ai segretari provinciali e regionali del partito in vista di «una grande assemblea nazionale» che si terrà in luglio a Roma: «E’ giunto il momento di riprendere l’iniziativa politica dell’Udc. E’ il momento di ripartire. Vi invito a una mobilitazione generale.» Giacché «manca oggi nella politica italiana quella coscienza critica che noi abbiamo rappresentato nella scorsa legislatura». Ammettiamolo: sono ammirevoli. Nel prendersi ancora sul serio, nel credersi indispensabili e decisivi, nel credersi il sale della politica ed il lievito di ogni benefica azione di governo. Anche il gusto non disprezzabile della pura e semplice sopravvivenza diventa esaltante se condito di tali ineffabili convincimenti. Se è umanamente impossibile sopravvalutarli, bisogna tuttavia confessare che nella loro mediocrità sono straordinari: neanche del trapasso dalla vita alla morte politica si sono accorti.

Bersani il populista

«Proprio perché Monti può essere ancora utile, sarebbe meglio che restasse fuori dalla contesa», ha detto l’altro giorno Bersani. Non è la prima volta che nei confronti di Monti usa un linguaggio da bulletto, da padrone che non deve alzare la voce per farsi obbedire, un linguaggio da bolscevico insomma, ma chissà perché Monti non se ne adonta mai, né la grande stampa censura il segretario PD, come invece fa con implacabile e farisaica seriosità coi cialtroni di «destra» quando mettono il Salvatore in questione. Eppure mai come nell’anno del Monte Bersani (e i suoi luogotenenti) e Berlusconi sono apparsi così vicini sui temi della politica economica e dell’Europa. Infatti penso che il grande Silvio – al quale in questo momento difficile voglio ribadire un sostegno degno di uno che appartiene con pieno merito alla nobile schiatta dei suoi servi e lacchè – penso che il magnifico Silvio, dunque, su queste materie abbia detto un sacco di corbellerie. Comunque, leggete sotto e trovate un po’ la differenza:

«Adesso bisogna che l’Europa agisca collettivamente: l’Italia non affonderà l’Europa, ma sia chiaro che l’Europa di Merkel e Sarkozy non può farci affondare tutti». Lo dice Pier Luigi Bersani a Sky Tg24. «Noi dobbiamo avere una posizione nazionale in Europa e dire che noi siamo pronti a fare riforme, andremo avanti nel cambiamento, ma noi manovre non ne facciamo più perché non si può chiedere di più a un Paese che raggiunge il 5 per cento di avanzo primario l’anno». (www.adnkronos.com/ign 3 gennaio 2012)

«Di questo passo, quindi, rischia perfino la Germania. Si dia qualche regolata, allora, in modo tale che, quando si arriva ai vertici, si arrivi a qualche decisione». Trilaterale Monti, Merkel, Sarkozy; Eurogruppo; Consiglio europeo. Di qui alla fine di gennaio sono molte le occasioni per “stringere”. E Berlino «deve mollare, deve dare una mano a fare girare un po’ d’economia se non vuole che vada sotto anche lei». E deve sconfiggere quel pregiudizio che circola nella sua opinione pubblica. «Loro che con l’euro altroché se ci hanno guadagnato; sono convinti invece che ci hanno rimesso», commenta Bersani. (www.unità.it, 8 gennaio 2012)

Pier Luigi Bersani cosa vorrebbe che il premier Monti dicesse ad Angela Merkel, in visita a Roma? «Con la diplomazia e con il buon inglese del nostro presidente del consiglio vorrei che si lanciasse un messaggio garbato ma comprensibile: condividiamo un’esigenza di rigore ma se facciamo solo rigore andiamo contro un muro. Direi alla Merkel che l’idea che ognuno si salva da solo non è vera, non è stata vera neanche per la Germania perché l’euro nacque dal dopo Muro, in un patto non solo economico ma strategico e politico. Quel patto prevedeva l’unificazione e la moneta comune, per noi il patto è ancora quello» (www.unita.it, 16 febbraio 2012)

«Non so quanto ci sia di tattico, certo è una posizione negativa quella della cancelliera Merkel sugli eurobond. Non sono i soli strumenti a disposizione ma serve uno strumento per mutualizzare il debito altrimenti difficilmente possiamo affrontare il futuro». Lo ha detto Pier Luigi Bersani, a margine della scuola di formazione politica del Pd. «La posizione della Merkel non è quella dell’Spd e mi auguro che dal Governo italiano arrivi una parola forte perché se continuiamo così sono guai». (www.unita.it 11 maggio 2012)

«Bersani ha rilevato un punto che nei fatti la commissione europea ha evidenziato una decina di giorni fa. Cioè quando ha diffuso previsioni per il 2012-1013 dalle quali emerge che in tutta l’area Euro il debito pubblico sta aumentando, la recessione si allarga, la disoccupazione si impenna. Questo è il risultato di una linea di austerità che non guarda all’economia reale. Ora c’è bisogno di rimettere in moto l’economia per ridurre il debito pubblico perché la ricetta che l’area euro sta attuando lo aumenta. Invece serve sostegno alla domanda. Faccio rilevare a tutti quelli che ci hanno criticato come vetero-keynesiani, che in questi giorni Barroso sta introducendo la golden rule perché c’è un problema di domanda in Europa. Noi vogliamo andare avanti su quella strada che è diversa da quella che i conservatori europei continuano a raccomandare. (…) È da anni che diciamo che applicare austerità e svalutazione del lavoro porta ad un avvitamento e ad un aumento del debito pubblico. E’ quello che si sta verificando in tutta l’ area euro. (…) Ad ogni modo, noi con le primarie abbiamo preso l’impegno di agire con gli altri progressisti europei per rianimare l’economia europea per ridurre il debito pubblico che dopo anni di cure Merkel aumenta: noi vogliamo rimettere l’economica reale al centro.» (www.huffingtonpost.it, intervista a Stefano Fassina, 10 dicembre 2012)

Una settimana di “Vergognamoci per lui” (49)

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FIORELLO 21/11/2011 Grandi schermaglie su Twitter. A Sabina Guzzanti che trova “noiosissimo” il nuovo programma di Fiorello su Rai1, premiato al suo debutto da un’audience di dieci milioni di spettatori, lo showman risponde così: “Ciao rosiconaaaaa!!! Pensa che una volta mi facevi ridere adesso mi fai tristezza!” E che razza di risposta è? Significa forse che trovava Sabina divertente finché non gli ha dato del noioso? E che adesso si è convertito sulla via di Damasco vittima di un qualche incidente misterioso che l’ha illuminato? E vi pare forse da gentiluomo rinfacciare ad una signora il proprio successo dando per scontato che ella sia mossa dall’invidia? Dalla bassa invidia per quella roba da cafoni che è la soverchia preoccupazione per i dati dell’audience? No, caro Fiorello, non sei divertente. E non è affatto una cosa da uomini. Io non la farei mai. Ci tengo al mio sex appeal.

IL TRIBUNALE DI MILANO 22/11/2011 La quinta sezione del sullodato tribunale in base all’articolo tal dei tali della più recente e più creativamente interpretabile giurisprudenza, di cui non m’importa ovviamente un fico secco, ha deciso che tutte le trenta e passa ragazze che hanno presumibilmente allietato le serate berlusconiane alla reggia di Arcore sono da considerarsi parti offese: il che vuol dire che le signorine sono gentilmente ma fermamente pregate di considerarsi parti offese. Nel mondo volgare e ottuso, alla donna di facili costumi, sempre che lo sia, il peggio che possa capitare, di norma, è di beccarsi la qualifica grossolana e sbrigativa di puttana. Ci vuole invece tutto lo zelo dell’umanitarismo progressista per considerarla pure una minorata.

ANGELA MERKEL 23/11/2011 La cancelliera ha mandato un messaggio di auguri al vincitore delle elezioni spagnole, Mariano Rajoy, invitandolo nel contempo a “mettere in atto rapidamente le riforme necessarie in questo periodo difficile per la Spagna e per l’Europa.” Visto che c’era, poteva elencargliele lei, queste riforme necessarie, una per una, con precisione teutonica e con qualche numeretto. Tanto ormai non è più tempo di salamelecchi. Qui siamo tutti da riformare, la Spagna che passava fino all’altro ieri per riformatissima è da riformare dalle fondamenta, l’Italia è sempre stata una nazione da riformatorio, l’Europa tutta dovrebbe essere un gigantesco riformatorio, ma nessuno che faccia la prima mossa. Perché non cominciare allora con una bella riforma delle strategie di comunicazione dei leader politici? Tanto per vedere chiaro nell’inferno prossimo venturo, e metterci il cuore in pace. Chissà, magari pensavamo peggio.

I LIBERAL DEL PD 24/11/2011 I “liberal” del Pd hanno chiesto al responsabile Economia del partito, Stefano Fassina, di dimettersi per aver criticato troppo seccamente le richieste fatte dall’Unione Europea all’Italia. Nel partito hanno sbuffato tutti, come si fa coi bambini. Questi signori sono il prodotto di un doppio conformismo: la loro formazione, la loro cultura, li porta a sposare un prudentissimo moderatismo in punta di fioretto; la stessa prudenza li porta ad intrupparsi politicamente a sinistra, visto che a destra c’è solo il demonio. Così irrisolti, servono da prezioso mobilio alla politica: fanno bella figura, e fanno fare bella figura. Quando si prendono sul serio, nessuno li prende sul serio.

ELSA FORNERO 25/11/2011 Il nuovo governo Monti è figlio di un passo indietro. Sarà per questo, forse, che un governo tecnico destinato a bruciare le tappe si rivela ogni giorno di più un compassato ma ostinato marciatore a ritroso. Prendete la ministra del Welfare. Ha parlato finalmente: di “rigore ed equità”, di azioni “improntate a sobrietà”, di “crescita delle prospettive delle giovani generazioni” e di tutte le altre bubbole soporifere già proferite con sostenuta dignità dai suoi scattanti colleghi. Sullo spinoso caso Fiat è arrivata a dire, convergendo magistralmente ma parallelamente sul punto, che “il governo segue la vicenda ed è pronto a costruire contributi costruttivi alla vicenda”. Un discorso costruttivo, direi. Raramente si sono visti dei novellini della politica calarsi con così straordinaria prontezza nei panni di ministri. Ma la ministra, oltre alla minestra riscaldata, e a differenza dei colleghi, ha saputo tirar fuori l’asso nella manica che ha sbalordito l’uditorio, e crediamo pure Corrado Passera, che si è morso le labbra per l’invidia: “la riforma delle pensioni” ha detto “è già stata largamente fatta ma necessita di tempi più accelerati”. Un’altra settimana e questi fulmini di guerra scopriranno che pure l’accelerazione non è che sia proprio del tutto indispensabile. Si passerà dalla compostezza all’ibernazione: allora tutto sarà perfetto. Mancherà solo Berlusconi, e tutto sarà più triste.

Una settimana di “Vergognamoci per lui” (24)

Un giorno di gogna non fa male a nessuno. Come dicono i filosofi più in gamba, è tutta esperienza. Su GIORNALETTISMO.COM

TERESA PAOLA CREMONA 30/05/2011 “Chi vota a sinistra è senza cervello.” Offesa nella propria dignità da queste parole di Berlusconi, che ti ha combinato di bello la signora? Indovinate: ha querelato Silvio. Ma sì, parli la giustizia: si sentenzi, si sentenzi! Chi si somiglia si piglia, e a sinistra si somigliano tutti tremendamente; come pecore, detto con tutto il rispetto per queste bestie di nobilissimo e antico lignaggio, in realtà per nulla sceme. Per il resto ha mille volte ragione: quando mai ai subumani destrorsi è passato per l’anticamera del cervello di querelare i migliori esemplari della razza democratica – tutta un’altra Italia, che c’è, che c’è! – per le finissime considerazioni antropologiche di cui sono stati gratificati? Mai. Mai che ci abbiano pensato. Scervellati.

I LIBERATORI 31/05/2011 Napoli è stata «liberata». Milano è stata «liberata». Per Vendola «il prossimo obbiettivo è Palazzo Chigi, liberare l’Italia». Che Obama lo sappia: in Italia c’è una dittatura fascista, ma la stiamo abbattendo.

LUIGI DE MAGISTRIS 01/06/2011 Il S. Paolo – in quel dei cessi soprattutto – necessita di una rimodernatina in vista della Champions League (per un minimo di tre partite, sei al massimo se il Napoli compra Messi) ma se ne avesse la possibilità il sindaco appena eletto – e qui non c’era il minimo dubbio – farebbe subito piazza pulita: la città vesuviana si merita uno stadio nuovo di zecca. Il liberatore di Napoli – e anche qui direi che non c’era il minimo dubbio – pensa in grande: un catino da 120.000 posti, il doppio della capienza attuale, perché il Ciuccio è l’unica ideologia rimasta alle oceaniche plebi partenopee. Per la scelta del nome si piglierà la via democratica: le primarie. Tre i candidati forti in lizza: Diego Armando Maradona, Bruno Pesaola e Luigi De Magistris. Staccati seguono Beppe Savoldi, Bruscolotti, Vinicio, Juliano, Cané, Luigi Necco e Italo Kühne. E siamo solo alle prime avvisaglie, in attesa della vera eruzione.

MARIO CALABRESI 02/11/2011 Non ho ancora ben capito se il direttore de La Stampa sia ingenuo, prudente fino alla pavidità, furbacchione o – come dire? – poco intelligente. Ho letto il suo ultimo editoriale solo perché, ci informa il quotidiano torinese, è stato pubblicato su “Time”. Non occorre che lo leggiate. Immaginate di tornare all’esame di maturità. Tema d’italiano. La traccia è questa: “La magia perduta del Cavaliere”. Adesso rilassatevi, fatevi istupidire dolcemente dal concerto di ovvietà riesumate all’indomani delle amministrative dai più pantofolai fra gli opinionisti antiberlusconiani, quelli che si scaldano solo quando per il Cavaliere sembra sia giunta l’ora di salire i gradini del patibolo. Riassumete queste ovvietà nella forma più piana, sfrondatele di ogni asprezza, ché questo rimane un temino d’esame, versate il contenuto in 750 ml di acqua fredda (circa tre bicchieri da cucina colmi); mescolate con cura e portate a bollire; cuocete a fuoco lento per cinque minuti, mescolando ogni tanto; lasciate raffreddare un pochettino, e – voilà! – avrete una perfetta minestra riscaldata alla prima cottura, che i commissari d’esame, grati di non dover faticare sugli spropositi di un genio incompreso, manderanno giù come fosse un bicchier d’acqua.

SUSANNA CAMUSSO & ANGELA MERKEL 03/06/2011 Per il segretario generale della CGIL andare a votare ai referendum significa cambiare il governo del paese a partire dal 12-13 giugno. Una nuova era ci attende: “bisogna dire con forza che l’acqua sia pubblica e le fonti di energia rinnovabili come parte di un idea che un altro mondo è possibile”. Che ripulito delle fisime eco-sostenibili si traduce: il Sol dell’Avvenire. Mentre per la Cancelliera, dopo l’annunciato abbandono del nucleare, la Germania potrà diventare uno Stato “pioniere verso una nuova era fondata sulle energie rinnovabili”, anzi “il primo grande paese industrializzato che compie la transizione”. Il primo, il primo… Diciamo meglio: il Quarto Reich.

Una settimana di “Vergognamoci per lui” (13)

Un giorno di gogna non fa male a nessuno. Come dicono i filosofi più in gamba, è tutta esperienza. Su GIORNALETTISMO.COM

LA MEGLIO GIOVENTU’ DI MAGLIE 14/03/2011 Che una volta, per distinguersi dal volgo, e per far capire al mondo che c’era un’Italia diversa, cantava “Bocca di Rosa”; ed ora invece, per distinguersi dal volgo, e per far capire al mondo che c’è un’Italia diversa, fa le barricate per l’arrivo nella cittadina pugliese di Ruby Rubacuori. La nostra sinistra è così: trasgressiva o bigotta, si sente bene solo nell’ubbidire a bacchetta alla parola d’ordine del giorno e nell’imbecillità di gruppo. A Maglie il turpe e l’osceno trionfano peraltro da più d’un decennio, ma l’allineatissima società democratica non se ne è mai indignata: la statua di Aldo Moro che stringe al petto l’Unità, organo del Partito Comunista Italiano, è una strabiliante menzogna degna d’un paese d’oltre cortina di mezzo secolo fa, che sarebbe apparsa impudica anche alla propaganda fascista. Ma da noi l’oltraggio alla verità “resiste” ancora, simbolo della cattiva coscienza della sempre più disperata fazione dei migliori, nel cui giardino crebbe rigogliosa la mala pianta – assassina – del terrorismo.

ANGELA MERKEL 15/03/2011 La cancelliera ha annunciato che chiuderanno subito i due impianti nucleari tedeschi da tempo in età pensionabile, ma ai quali era stata concessa una proroga. Notate: prima viene concessa la proroga; poi, persa la Trebisonda a causa dello tsunami, si annuncia la chiusura immediata. Per noi mangiaspaghetti, liebe Brüder und Schwestern, è comunque consolante scoprire ogni tanto di avere qualche affinità elettiva con i compatrioti di Goethe.

L’AMBASCIATORE ITALIANO IN GIAPPONE 16/03/2011 Che telefona a Peppe il pizzaiolo per dirgli: “Peppe, sei l’ultimo degli italiani rimasti a Tokyo. Ti prego, scappa.” L’unica domanda che mi pongo è questa: può un isterico come costui fare l’ambasciatore, non solo in Giappone, ma perfino a Trinidad e Tobago, con tutto il rispetto per Trinidad e Tobago? La centrale nucleare di Fukushima si trova a 250 chilometri da Tokyo, e Tokyo conta più di una dozzina milioni di abitanti. Che non scappano da nessuna parte. Il tutto mentre per il Maggio Musicale Fiorentino “in trappola” a Tokyo scoppia un melodramma, e per il suo rimpatrio anticipato si organizzano voli speciali Alitalia come se orchestrali, coristi e tecnici fossero sotto le bombe. E come poteva mancare a questi sventurati lavoratori la solidarietà del segretario generale della CGIL, Susanna Camusso, che ha scritto perfino a Berlusconi? Che stile, gli uni, gli altri, tutti. Puah!

GUENTHER OETTINGER 17/03/2011 Le ultime notizie parlano, a spanne, di 5.000 morti accertati, di 20.000 dispersi, di mezzo milione di sfollati. Ma per il commissario europeo all’Energia l’Apocalisse non è il macello provocato dal maremoto che ha colpito il Giappone. L’Apocalisse è l’incidente alla centrale nucleare di Fukushima, che finora di morti non ne ha fatti manco uno, mentre la zona di evacuazione – precauzionale – ha un raggio di 30 chilometri attorno all’impianto. Una cosa è sicura: radiazioni o no, qui in Europa siamo all’Apocalisse della ragione.

IL MAGGIO MUSICALE FIORENTINO 18/03/2011 Fuggiti senza alcuna decenza da Tokyo neanche avessero la nube radioattiva alle calcagna, 101 componenti del Maggio sono sbarcati a Taiwan, in attesa di proseguire per la Cina per completare la tournée interrotta in Giappone. Un apposito apparecchio all’aeroporto di Taipei non ha trovato tracce di radioattività. Intanto altri sette sono arrivati in Italia, ma invece di andare a casa, come ragione comandava, sono stati sottoposti a controlli in ospedale. Ci credereste? Test negativo anche per loro. Questo è un peccato, perché se in qualcuno di loro, magari per essere venuto a contatto casualmente con la giacchetta di un giapponese del nord-est, fosse stato rilevato un livello di radioattività tre, cinque, dieci volte superiore alla norma – un livello che non conta un’assoluta minchia – l’opera buffa avrebbe raggiunto la sua sgangherata perfezione.

(P.S. Da Il Giornale, 23/03/2011: Il maestro Zubin Mehta ha un unico rimpianto: aver lasciato il Giappone prima del 17 marzo. Lui era lì con il Maggio Musicale fiorentino. Poi il terremoto ha stravolto tutto, le date sono state cancellate. Oggi il Maestro Mehta è con l’orchestra a Shangai. «Era tutto pronto per i festeggiamenti dei 150 anni d’Italia. Sarebbe stata una grande serata. E invece…».Maestro perché lei voleva restare? «Perché a Tokyo non c’erano rischi per la salute della gente». Ma i giornali e le tv danno un’altra versione. «Bisogna stare attenti e distinguere: la paura e la preoccupazione per il nord, la zona più colpita, sono sacrosante. C’è stata quest’onda maledetta che ha spazzato via tutto. Poi è arrivato il rischio nucleare. È vero, ma dove eravamo noi, a Tokyo, non c’erano rischi. La situazione sotto controllo e la gente era tranquilla. Poi sono iniziate ad arrivare le notizie allarmanti dall’Italia e la paura è iniziata a crescere. È la stampa che ha esagerato». Nessuna paura delle radiazioni? «Non c’era motivo di preoccuparsi. Anzi, io mi ero offerto di restare qui con mia moglie. Avrei voluto fare un concerto benefico per solidarietà nei confronti di questo popolo così forte che oggi deve superare una prova particolarmente dura». E poi? «C’era il problema del razionamento dell’elettricità, non si poteva fare»…) (la semplice verità: bravo Zubin)