Ma la deflazione è innocente, caro Saviano!

Prima o dopo doveva succedere. Ed è successo: Roberto Saviano passa il Rubicone e nella sua rubrica sull’Espresso attacca Renzi con l’artiglieria pesante. Lo paragona nientepopodimeno che a Berlusconi, il mostro. Sarà che mostro chiama mostro, fatto sta che Saviano ne tira fuori anche un secondo, la famigerata deflazione, in questo passaggio piuttosto interessante del suo articolo: «Se il giorno in cui si è ufficializzata la deflazione che ha portato l’economia italiana al 1959 il nostro premier ha teatralmente mangiato il gelato, forse a breve sarà costretto a presentarsi al Paese in ginocchio e con la testa bassa, in un vuoto di parole, finalmente rappresentativo del disastro.» La frase è un tantino confusa, scoordinata, ma ciò è scusabile. I giornalisti – e parlo anche di quelli veri (allusione al dilettante, non a Saviano) – devono andare di fretta e la necessità di sintesi li porta spesso ad imbrogliarsi nelle loro stesse parole. Roberto Saviano voleva dire: «Proprio nel giorno in cui l’economia italiana conosce ufficialmente, per la prima volta dal lontanissimo 1959, il funestissimo fenomeno della deflazione, il nostro spiritoso premier non trova di meglio da fare che mangiarsi bel bello un gelato in piazza alla faccia della perfida Albione, come un fanfarone qualsiasi appena uscito dalla scuola dell’obbligo berlusconiana; senza rendersi minimamente conto che, invece, di qui a breve sarà forse costretto a presentarsi davanti al Paese in ginocchio e con la testa bassa, nella muta consapevolezza di essere la vivente rappresentazione di un disastro immane.» Ciò detto, bisogna pur gridare alto e forte che la deflazione è gravemente calunniata. In fin dei conti all’uomo della strada con la testa sulle spalle non può sfuggire il fatto che il calo dei prezzi è per lui una manna. In una situazione normale è anzi il più sano indicatore della crescita economica. Così avvenne, per esempio, in Europa e negli Stati Uniti nella seconda metà dell’ottocento. E così avveniva nel 1959 in un’Italia che cresceva economicamente al ritmo cinese del 7%. Eravamo un paese emergente, e il calo dei prezzi rifletteva la crescita della produttività. Magari l’odierna deflazione fosse fatta sullo stampino di quella del 1959! Perfino a Saviano verrebbe a noia quell’aria cupa da Califfo che si porta addosso ormai da troppo tempo!

[pubblicato su Giornalettismo.com]

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Una settimana di “Vergognamoci per lui” (79)

Un giorno di gogna non fa male a nessuno. Come dicono i filosofi più in gamba, è tutta esperienza. Su GIORNALETTISMO.COM

ROBERTO SAVIANO 18/06/2012 Ospite della «Repubblica delle idee», che è come dire il tempio della società civile, la massima icona della società civile ha confermato che di idee in testa ne ha una sola. In compenso quest’idea ha allargato i suoi orizzonti spaziali fino a comprendere tutto il pianeta terra. Per quelli temporali si è fermata, con verginale modestia, ma solo per il momento, al 1929, l’anno della grande crisi. E’ l’inizio del «grande romanzo», che certo non mi sono premurato di ascoltare – bastano e avanzano gli highlights che trovate nelle gazzette – né mi premuro di illustrarvi, tanto avete già capito tutto. Certe perle però non meritano l’oblio. Come questo suggerimento, su cui i nostri pm potrebbero lavorare con molta soddisfazione per almeno mezzo secolo: «Non si può dire che la crisi è colpa delle mafie. Non è così semplice. Però le mafie non hanno mai investito sui derivati e i titoli tossici. Come mai? Perché sapevano, sapevano prima». O come questa, d’ispirazione marzulliana: «E’ la mafia che si è capitalistizzata? No: è il capitalismo che si è mafiosizzato». Voi ridacchiate, lo so. Ma pensate invece allo scalcagnato camorrista o al povero mafioso tipo, un emerito coglione nel novantanove per cento dei casi: è con questa roba che si tira su quando, suo malgrado, cedendo ad un momento d’introspezione a lungo represso, si rende conto di essere un fallito. E’ allora che tira fuori i CD coi discorsi di Saviano e parte per l’iperspazio.

FABIO FAZIO 19/06/2012 E’ ufficiale: sarà il Pippo Baudo della società civile a presentare la prossima edizione del Festival della Canzone Italiana di Sanremo. E tornerà pure ogni lunedì sera su RaiTre a fianco di Roberto Saviano per il Festival dei Pipponi Edificanti con contorno di nani e ballerine responsabili e consapevoli. Ai tempi della partitocrazia qualche frattaglia restava sempre sul terreno. La Migliore Italia invece s’è mangiata tutto: neanche le canzonette ha lasciate ai buzzurri. Prossima tappa: culi e tette. Etichettati «burlesque», s’intende.

FRANCESCO COCO 20/06/2012 Francesco piaceva molto a Berlusconi. Era belloccio, moro, aitante. Silvio lo guardava invidioso e paterno. «Se avessi il tuo fisico, spaccherei il mondo», gli diceva. E non pensava solo al bel sesso. Pensava anche al rettangolo verde. Infatti per l’estetica berlusconiana, che ha una sua insospettabile finezza, calcio e donne sono enti che viaggiano di conserva, e si compenetrano quanto si tocca il sublime. E’ per questo che pur preferendo il Barcellona al Real Madrid, Silvio in cuor suo spasima più per l’armonico fustacchione Cristiano Ronaldo che per l’incredibile piccoletto Lionel Messi. Dovete capirlo, il Cavaliere è gentiluomo all’antica, romantico: nella sua immaginazione uno sterminatore di tori, un matador dell’area di rigore, un collezionista di femmine sono una cosa sola. E una cosa sola con lui, quando felicemente raggiunge l’estasi. Francesco, testa matta, lo deluse, perdendosi dietro alle bellone invece di tenerle per le briglie come una superba quadriglia di cavalli di razza. Oggi Francesco ha messo la testa a posto. Perfino troppo. «Sostenevano che fossi gay, ma io dico: e allora? Anzi, ben vengano gli omosessuali in Nazionale», ha detto, allineato e coperto, intervenendo sulla grande questione del giorno. Sarebbe stato perdonabile, se non avesse voluto strafare chiudendo con quel mai ben spiegato e zuccheroso «hanno una marcia in più», che ai gay non si fa mai mancare, quando li si vuole compiacere. Poveretti.

SILVIO BERLUSCONI 21/06/2012 Che un campione della pedata non capisca una mazza di calcio, inteso come gioco di squadra, è possibilissimo. Pensate a Maradona, che peraltro non ha mai brillato neanche in tutto il resto dello scibile. Quindi non sorprendetevi  che un imprenditore di successo di economia, intesa come massimo sistema, non capisca un tubo, e anche meno di me. E’ il caso dell’incompreso Berlusca, meritevole invece in quasi tutto quello che gli viene rimproverato. Anche Silvio, dunque, insiste sulla necessità di un ruolo semidivino da “prestatore in ultima istanza” per la Bce. Per poi mettere tutti quanti la testa a posto? Noooo… per continuare a percorrere la larga strada della perdizione. Sentitelo: «Si esce dalla crisi solo con una Banca centrale che assuma i debiti degli Stati che partecipano all’Eurogruppo e che paghi al momento opportuno i titoli pubblici in scadenza. Oggi paghiamo più del 6% gli investitori che impiegano il loro denaro in titoli di Stato mentre il Giappone, che ha un debito pubblico doppio del nostro, riesce a collocare i titoli di Stato di nuova emissione all’1% di interesse», in quanto, continua lo sciagurato «gli investitori che investono in titoli giapponesi hanno la garanzia che alla scadenza il Giappone paga stampando moneta, come fa la Fed.» Sugli aspetti puramente tecnici e sulla proprietà lessicale del discorso del grande Silvio non metto bocca, anche se ho il sospetto che i più pedanti fra gli economisti soffriranno atroci pene nel cuore. Formalismi, ai quali tempre napoleoniche come quelle di Silvio e del sottoscritto spezzano le reni con una scorreggia. Solo ti faccio notare, mon camarade, che il meccanismo infernale da te lodato è quello stesso che ha messo in ginocchio le economie dei paesi ricchi, che ha scoraggiato il non remunerato risparmio, che ha spinto ad indebitarsi anche i morti di fame, che ha creato le bolle, che ha italianizzato infine quasi tutto il mondo occidentale, dopo che i salvataggi delle banche hanno fatto esplodere i debiti pubblici. Quello non è mica liberalismo economico. E’ libertinismo economico. O bunga bunga economics, per farci capire dal popolo.

LA TRATTATIVA RITRATTATA 22/06/2012 La dietrologia sta dietro ai fumettoni della Storia Deviata. Essendo mobile, qual piuma al vento, non le si richiede grande scrupolo. E tuttavia, alla lunga, se proprio non vuole essere chiusa in un bordello, o in un monastero, una qualche coerenza la deve pur dimostrare. Ci sono voluti solo vent’anni alla nostra ottima magistratura per scoprire che al tempo della Trattativa non regnavano né Craxi né Berlusconi, ma Ciampi e Scalfaro; che il 41bis fu applicato per i mafiosi dopo la morte di Falcone, non prima; che a sospendere l’applicazione del 41bis per qualche centinaio di mafiosi fu la nobile figura del ministro Conso, non una canaglia, il quale fece anche in tempo ad essere candidato ufficiale del Pds alle elezioni presidenziali del 1992: il giorno della strage di Capaci, che catapultò Scalfaro alla presidenza, prese più voti di tutti. Beninteso, questa tardissima capitolazione di fronte alla realtà dei fatti doveva servire solo per tenere in vita con qualche elemento concreto, che non fossero i poemi ciancimiani, la mistica languente della Trattativa; per dire che anche poi, al tempo del Berlusca, la Trattativa sarebbe continuata, e tutte le altre scemenze spaziali. Uscita dalla metafisica, la Trattativa ha causato qualche fastidio all’ex democristiano di sinistra Mancino, antiberlusconiano della prima ora, con qualche spiacevole polemica che ha coinvolto anche il presidente Napolitano. E improvvisamente, la Trattativa – avete notato? – ha perso molto del suo sex-appeal nei corridoi della grande stampa. La storia dell’orso dovrà essere riformulata al più presto in qualche modo più o meno soddisfacente: per il momento adelante, con mucho juicio.

Una settimana di “Vergognamoci per lui” (68)

Un giorno di gogna non fa male a nessuno. Come dicono i filosofi più in gamba, è tutta esperienza. Su GIORNALETTISMO.COM

WALTER VELTRONI 02/04/2012 Quando, folgorato dall’amabilità di Walter e sedotto dalle infinite possibilità del ma-anchismo, si era buttato a sinistra, tra lo stupore e le risatine maliziose dei suoi colleghi della Serenissima, l’imprenditore Massimo Calearo aveva subito dato prova del suo ameno carattere, mettendo serafico le mani avanti: “Io non sono di sinistra”, disse. E lo dimostrò ampiamente, e coerentemente, con le sue uscite e le sue trasmigrazioni parlamentari. E’ da tre mesi che in pratica non va in parlamento a lavorare. “Non serve a nulla”, ha detto. Ma non si dimette, l’imprenditore con la Porsche regolarmente immatricolata in Slovacchia, anche perché “con lo stipendio da parlamentare pago il mutuo della casa di 12.000 euro al mese”. Tanto candore non ha trovato il giusto apprezzamento. Ne è nato un putiferio, al cui scoppio questo bizzarro personaggio si è come ridestato, spiegando il suo assenteismo con la volontà di rimanere vicino alla moglie, morta nei giorni scorsi dopo una grave malattia, circostanza fino ad allora misteriosamente taciuta, e decidendo di dimettersi per metter fine alle polemiche e agli insulti, ai quali ha risposto cordialmente dando degli “sciocchini” agli ex colleghi del PD. Walter Veltroni, che con l’ingaggio nelle file democratiche di un pezzo grosso dell’imprenditoria veneta pensava di aver fatto un colpo da maestro in partibus infidelium, ed è invece finito nel mirino delle critiche del popolo progressista, l’ha definito “una persona orrenda”: propria ora che nel tanfo moralistico nel quale siamo caduti la placida sfrontatezza di Calearo sa quasi di virtù.

MATTEO RENZI 03/04/2012 Il rottamatore ce l’ha coi politici che «rinunciano all’idea forte, alla visione di ampio respiro», e che «vivono alla giornata, senza mettere mano, una volta per tutte, alle regole del gioco». Lui invece, par di capire, è di tutt’altra pasta: si nutre di idee e di convinzioni profonde, che sfidano il tempo, le convenienze, le mode, le vane chiacchiere. Per metterlo in chiaro è già al suo secondo libro, «Stil novo. La rivoluzione della bellezza tra Dante e Twitter», il cui titolo da cazzeggio iperbolico già ci prepara alle formidabili intuizioni del sindaco di Firenze, vere e proprie minchiate di classe purissima, come quelle di pensare «al granduca Cosimo come a un rottamatore ante litteram», ai «Medici come a banchieri favorevoli alla patrimoniale», a Dante come «modello per la sinistra». Non c’è Madre Teresa, Che Guevara neppure, ma il Jovanotto, quello c’è tutto.

ROBERTO SAVIANO 04/04/2012 Lui l’aveva detto. Cosa? Che la mafia calabrese “interloquiva” col potere politico nel nord Italia, e quindi anche con la Lega. E le indagini di questi giorni lo dimostrerebbero. E che c’è di strano? Sono decenni che le cose vanno così: prima si lanciano i palloni sonda, una paroletta buttata là; poi si comincia a cucinare la preda a fuoco lentissimo; ed infine arriva la nostra coraggiosa magistratura, che sente puzza di bruciato. Come dimostrano le indagini di questi giorni.

L’A.N.P.I. & ALBERTO PERINO 05/04/2012 A sessantasette anni dalla fine della seconda guerra mondiale esiste ancora l’A.N.P.I., l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, che non è un club di reduci, perché sennò di novantenni che sparacchiarono col fucilino contro l’invasor ne resterebbero invero pochini, ma una tetra fratellanza di guardiani della democrazia, con la fissa dell’Antifascismo, della Costituzione, della Resistenza. La loro democrazia è così piena di valori indiscussi, di verità da ossequiare, di parole d’ordine, che non potete muovervi di un centimetro al di fuori di questo civico catechismo senza correre il rischio di essere sospettati di fascismo. Occhieggiar di qui e di là, e dare l’allarme, è la sciagurata occupazione di questi mezzi invasati. Alcuni dei quali, non raramente, diventano invasati del tutto, giacché sulla via della perdizione l’estremismo facinoroso è lo stadio immediatamente successivo al roboante legalitarismo. In questi casi c’è da piangere, veri e propri drammi famigliari: chi sta con l’accigliato Partito, chi con i Trotzkisti. Prendete i No-Tav, che più partigiani di loro – a loro giudizio, s’intende – non c’è nessuno. Il loro leader, Alberto Perino, se l’è presa con la sezione A.N.P.I. Vigentina di Milano, che – a sua detta – ha negato la tessera ad un resistente partigiano No-Tav arrestato per gli scontri a Chiomonte, a lui e ai suoi famigliari; e anche con Carlo Smuraglia, amico – a sua detta – della famiglia dell’arrestato, «ma anche l’avvocato di Caselli e si capisce tutto», il quale a marzo aveva organizzata un’assemblea pubblica a Milano col Procuratore Capo della Repubblica di Torino, e aveva criticato duramente l’abuso della parola “partigiano”, a dimostrazione che quando vuole il Partito ha pure il senso dell’umorismo. Perino ha parlato senz’altro di atteggiamento fascista. E la sezione A.N.P.I. di Bussoleno si è schierata con lui. Ecco, nel 2012 queste cose accadono ancora nel nostro paese. Meriterebbero di essere seppellite da una risata, se queste teste di rapa non fossero legioni.

STEFANO FOLLI 06/04/2012 Il segreto di un certo giornalismo dei piani alti è tutto racchiuso nei toni: pacati, paternalisti, guardinghi, vigliacchetti anche quando si fa la voce grossa. Questa musica uniforme, come la nebbia spessa, si adatta a tutto e tutto nasconde, specie le più disinvolte cretinate. All’editorialista del Sole24Ore, per esempio, il Monti che oggi «punta alla stabilità», che ha lavorato con successo al «compromesso possibile» sulla riformicchia del lavoro, che «non ha umiliato» le forze politiche, ma che anzi «ha restituito un ruolo a Pdl, Pd e Udc», dando consistenza politica al governo dei tecnici, pare uno statista coi fiocchi, anche se qualche mese fa il suo piagnucoloso partito, quello del Fare presto! Fare Presto! Fare presto!, lo aveva chiamato al capezzale d’Italia per fare tutto il contrario, ossia tutto il bene della patria, con piglio rivoluzionario, non guardando in faccia nessuno. Se non è proprio ebete, il lettore non manca di cogliere la sfacciata contraddizione, ma i modi felpati lo addormentano e alla fine l’infinocchiano. Cosicché il nostro amabile imbonitore è pronto a ricominciare lo scherzo, due righe più sotto, come se niente fosse: «Se si vuole fare sul serio», scrive «i prossimi nove-dieci mesi dovrebbero scuotere l’albero dei vizi italiani come mai è accaduto in passato. Ci si augura che Monti abbia voglia di rischiare. E che i partiti della grande coalizione mascherata non siano solo un freno, ma vogliano rendere un servigio al Paese. Del resto, il presidente del Consiglio ha detto pochi giorni fa di “non voler tirare a campare”. Dopo il compromesso sul lavoro, ecco l’occasione di dimostrarlo. Con i tre partiti, se vorranno seguirlo. Oppure mettendoli di fronte alle loro responsabilità, se esiteranno.» Oh cazzarola, è così che si parla! Fare sul serio! Fare sul serio! Fare sul serio!

Una settimana di “Vergognamoci per lui” (58)

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ROBERTO SAVIANO 23/01/2012 L’antiberlusconismo è come l’antifascismo: deve sempre tenere la guardia alta. Sennò la pacchia è finita. Pericolo! Il nostro, che è un fuoriclasse, se n’è accorto subito: «E’ un’ingenuità» ha detto, «pensare che Berlusconi sia finito». (Il che, d’altra parte, è vero: mica è stato sciolto nell’acido.) E nel dubbio, per meglio garantirsi un futuro, ha precisato: Berlusconi o la «sua progettualità politica». Perché si sa: come ci sono infinite forme di fascismo, così ci sono infinite forme di berlusconismo. E quindi tirate tutti un bel sospiro di sollievo.

L’ANNO DEL DRAGO 24/01/2012 Comincia l’anno del Drago in Cina, e in tutti gli angoletti del mondo popolati da cinesi. Saranno due settimane di danze tradizionali, di fuochi artificiali, di colori. Il Drago è ricco di positività, è di buon auspicio, è sinonimo di forza, salute e fortuna, ed è un periodo formidabile per mettere al mondo dei figli. Bah… noi siamo tifosi di Gesù, ma facciamo atto di buona volontà e ci mettiamo nei panni di atei e agnostici: converrete, spero, che anche come superstizione il cristianesimo offra paccottiglia straordinariamente più interessante.

MASSIMO GRAMELLINI 25/01/2012 Da anni ormai tutti i giornali hanno il loro lapidario moralista di fiducia, incaricato di fustigare i costumi col suo motteggiante francobollo quotidiano. A volte sono più di uno, così che se ci si vergogna dell’uno, si può sempre andar fieri dell’altro. E viceversa. La pillola sapida di questi tromboni sentenziosi diventa spesso per i lettori una cattiva abitudine, che vanamente si vorrebbe scacciare. Sono come l’ultima sigaretta per Zeno Cosini: nella noia, ripromettendoci di farlo per l’ultimissima volta, la ingolliamo, non foss’altro che per confermarci nel disgusto. La fauna di questi schiavi dell’aforisma è tuttavia assai variopinta, e non dovete pensare che se qualcuno di questi lo vedete strano, ma proprio strano, ma proprio strano strano strano strano, sia per forza il peggiore: al contrario, magari è proprio il migliore. In fondo, è un mestiere da disgraziati. In quanto ai peggiori, lì potete andare sul sicuro: sono i Severgnini, i Gramellini, gli Enzi Biagini di sempre, intenti a lisciare il pelo al moralismo prêt-a-porter e ad incrociare a distanza di sicurezza da ogni opinione minimamente cazzuta. Ma oggi mi è preso un colpo. Sul sito web della Stampa butto l’occhio sul titolo del pezzullo del giorno di Gramellini: «Dagli all’evasore». Oddio, oddio, mi son detto preoccupato, che abbia drizzato la schiena? Macché, niente! Per il nostro, già dimentico, a pochi giorni dalla sua scomparsa, che Fruttero gli aveva insegnato, a suo dire, la «leggerezza», la sommarietà di quel «Dagli all’evasore» è segno di progresso civile. Ho letto e riletto: non scherzava. E, soddisfattissimo, mi son ripreso dal colpo.

STEFANO FOLLI 26/01/2012 «Dall’altro lato questo stesso governo deve tenere a bada la piazza, usando all’occorrenza il pugno di ferro. Cosa che gli procurerà qualche critica, ma gli farà guadagnare anche molti consensi.» Non l’ha detto Gasparri, e non l’ha scritto Sallusti, al tempo del governo peronista del Caimano. No, l’ha scritto lo svergognato di oggi. Far rigar dritto la plebaglia, come Dio comanda, per il bene del paese, magari a colpi di nodoso bastone, oggi diventa una virtù ed un segno di serietà, di consapevolezza, di responsabilità, di amore della legalità. Lo vuole «la grande maggioranza degli italiani»: è la voce possente del Popolo. E adesso lo vuole pure l’Europa: «E c’è da credere che una prova di severità, volta a garantire gli approvvigionamenti e la libera circolazione delle merci sul territorio nazionale, in base peraltro a una precisa e ben nota normativa dell’Unione, consoliderà la credibilità e il rispetto di cui gode il premier.» Ma infatti è ora di finirla con questi scioperi selvaggi, con queste interruzioni di pubblico servizio, con queste okkupazioni di strade e stazioni ferroviarie, con queste pagliacciate criminali, con questi ricatti. E’ ora di fare piazza pulita. «Quando dunque, o Silvio, farai il tuo dovere?»: così, per anni, se ricordiamo bene, il Demostene del Sole24Ore ammoniva indefesso, con vivo senso d’urgenza, dalle colonne del suo giornalone, andando puntualmente a sbattere contro la neghittosità di un governo sordo alla ragione e a tutto. Una cialtroneria di cui oggi paghiamo il prezzo. Un prezzo intollerabile.

CLAUDIO BAGLIONI 27/01/2012 Si è innamorato della Costituzione. La nostra. Quella dell’immusonita repubblica fondata «sul lavoro». Già questo avrebbe dovuto mettere in pensiero i suoi amici più cari. Molto. Ora ha avuto la follia di cantarla. O meglio, di declamarla in groppa alle onde lunghe di un oceano di musica generosamente melodica, tipicamente sua. Sulla cresta delle più possenti, la declamazione si sfuma in canto e la voce è rotta da una specie di struggimento amoroso. E’ terribile. Per ritrovare me stesso, e forse lui stesso, mi son ascoltato “Sabato pomeriggio” cinque volte di fila, avidamente.

Una settimana di “Vergognamoci per lui” (48)

Un giorno di gogna non fa male a nessuno. Come dicono i filosofi più in gamba, è tutta esperienza. Su GIORNALETTISMO.COM

PIER LUIGI BERSANI 14/11/2011 Il segretario del Pd ha espresso il pieno appoggio al nuovo governo Monti. Un governo tutto nuovo e tutto tecnico perché “la crisi è seria”. In effetti, per Monti e la sua squadra è un’impresa da far tremare i polsi. Ma intanto, a venir loro incontro è lo stesso Pier Luigi, che a nome del Pd ha dato la propria disponibilità al capo dello Stato a fare le riforme. Quali? “Quella elettorale, e quelle istituzionali come il dimezzamento dei parlamentari e il cambiamento dei regolamenti di Camera e Senato.” E allora siamo a cavallo.

MARIO MONTI 15/11/2011 Dopo qualche ora da presidente incaricato, il supercommissario già mena il can per l’aia guardingo: mai detto lacrime e sangue, sacrifici “forse” sì; niente governi a tempo ma “congrui orizzonti temporali”; misure sociali ed economiche per la crescita e l’equità; indispensabile un convinto appoggio dei partiti su “l’ispirazione, le caratteristiche, i valori e la prospettiva operativa del governo”. Insomma, chiacchiere, mentre la nave affonda. Prospettiva? Ma non dovevamo fare tutto con una dannatissima fretta, qui ed ora, grazie alla blietzkrieg del feldmaresciallo Monti? Ma al quartier generale del Sole24Ore non avevano già steso il piano che doveva sbaragliare il nemico alle porte? Quello stesso piano in pochi decisivi punti che doveva essere sbattuto in faccia ai rammolliti della classe politica alla stregua di un dispaccio militare? Non doveva battere nel cielo della nostra patria l’ora segnata dal destino? L’ora delle decisioni irrevocabili? Azione! Azione!

GIANLUIGI BUFFON 16/11/2011 Ovvero: il piccolo capitano della squadra di pallone. Tanto gli è cara quella compagnia di amici, ma più cari ancora gli sono i fratelli tutti della patria in pericolo. Angoscia grande ha nel cuore. Ma lottando furibondo con se stesso la volge infine in bene, come sempre succede nei petti generosi, quando s’avanza ardito e tremante verso il vecchio presidente portandogli in dono la giovanile purezza di parole mille volte meditate nel tormento: “Siamo un popolo e una nazione ancora giovane e questo a volte ci fa cadere. Questo popolo ha bisogno dell’appoggio di una classe politica coesa e responsabile e di uno stato presente. Noi attendiamo delle risposte per ripartire dopo momenti di grandissima difficoltà.” Ed è già un grido di battaglia che riecheggia nelle stanze auguste e avvizzite del potere, un auspicio di vittoria per una nazione che per fortuna invece sa ancora essere giovane. E sorride commosso il vecchio presidente, quasi rinato a nuova vita, a quel “portiere che col suo discorso ha fatto gol”. Sorride. Rida solo chi è senza vergogna.

CORRADO PASSERA 17/11/2011 Il nuovo governo ha giurato. La squadra dei chirurghi è pronta a sbudellare con perizia il corpo della nazione e a liberarlo dal male. Nuovi, franchi linguaggi s’impongono e spazzano via il triste campionario di frasi fatte di cui abusano oscenamente i politicanti. Ecco che si fa avanti un campione della società civile, un uomo del fare nel più alto senso del termine, l’ormai ex amministratore delegato di Banca Intesa, che s’intende non poteva certo mancare in un governo di larghe intese. Per il neo ministro dello Sviluppo Economico e delle Infrastrutture le parole d’ordine sono: 1) sviluppo sostenibile; 2) creazione di posti di lavoro. E questo, signori miei, è proprio un bel segnale di discontinuità.

ROBERTO SAVIANO 18/11/2011 Sabato 19 novembre a mezzogiorno sarà a Zuccotti Park a spiegare come la mafia approfitti della crisi economica per diventare sempre più potente: sono invitati tutti quelli che vogliono protestare contro i crimini della Gomorra finanziaria, per far vedere al mondo che questa protesta non può essere zittita. Zittita? E chi la zittisce? Ma se ci rompono i timpani ogni giorno per strada o alla televisione con la movida della meglio gioventù! Piuttosto, che tempra! Ma come fa a recitare ogni giorno la stessa sbobba? Come fa ad affrontare ogni questione con lo stesso canovaccio gomorristico? Provi almeno a cambiare il lessico, così, per vincere il tedio: ricominci, che so, da Sodoma, tanto per vedere l’effetto che fa.

Una settimana di “Vergognamoci per lui” (23)

Un giorno di gogna non fa male a nessuno. Come dicono i filosofi più in gamba, è tutta esperienza. Su GIORNALETTISMO.COM

LA SPAGNA 23/05/2011 Era un esempio. Per noi italioti soprattutto. Celebrato dalla grande stampa nostrana. Un paese entrato con brillantissima prepotenza nella modernità. Che classe dirigente! Che classe politica! Che banche! Quale illuminata e progressista lungimiranza! Un paese per giovani! Un paese aperto sul mondo intero! Adesso la fiesta è finita. Adesso il paese iberico è travolto dal movimento degli “indignados”: migliaia, centinaia di migliaia, milioni di giovani e meno giovani che protestano contro la corruzione, contro la classe dirigente, contro la classe politica, contro le banche. Un esempio. Celebrato dalla grande stampa nostrana. E tu sei sempre scemo, italiota.

LA PROCURA DI CALTANISSETTA 24/05/2011 Veniamo a sapere, nel giorno dell’avversario della morte di Falcone, della moglie e degli agenti della sua scorta – non un giorno prima, non un giorno dopo – che il procuratore Sergio Lari ha deciso di riaprire l’inchiesta sulla strage di Capaci. Io dico che bisogna essere ottimisti: dopo diciannove anni di fallimenti non c’è proprio nulla di scandaloso se per una volta la nostra valorosa magistratura l’imbrocca giusta.

LUCA CORDERO DI MONTEZEMOLO 25/05/2011 Per il celebrato campione del “fare squadra” è più che mai necessario “trovare soluzioni condivise”: anche quando non parla di politica, bensì del circo della Formula 1 – lo sport più noioso del sistema solare, detto tra noi, insieme al golf, dove però almeno si sgambetta tra l’erbetta – Luca il Futurista si rivela giorno dopo giorno il più ostinato e temibile avversario del suo compatriota Pier Ferdinando, a sua volta il più disumano ripetitore di frasi fatte di tutte le Emilie; il quale Pierferdy, punto sul vivo dai continui espropri montezemoliani, questa volta gli ha mandato un messaggino, chiaro chiaro e tondo tondo: carissimo, forse è il momento di fare un passo indietro.

GIULIANO PISAPIA 26/’05/2011 Per uno dei due candidati rimasti in lizza per la poltrona di sindaco di Milano: 1) è in atto una campagna di fango contro la sua immagine e la sua coalizione; 2) a seguito della quale ha presentato un esposto denuncia alla procura di Milano; 3) allo scopo di pervenire alla identificazione di agenti provocatori in veste di zingari e gli eventuali loro mandanti. Alla luce di questi elementi – tra i quali vi suggeriamo di prestare attenzione soprattutto: A) alla campagna di fango; B) alla denuncia in procura; C) agli eventuali mandanti – avete cinque secondi di tempo per capire se stiamo parlando: X) del candidato di destra; Y) o di quello di sinistra.

ROBERTO SAVIANO 27/05/2011 Che spera di tornare dopo anni di lontananza forzata in una Napoli nuova. Ma questo non accadrà se dovessero vincere i soliti vecchi poteri, oggi rappresentati dal candidato a sindaco del centrodestra, un bravo guaglione che di nome farebbe Gianni Lettieri, ma che il nostro famoso censore democratico chiama l’asse Cosentino-Lettieri, perché Lettieri è troppo poco camorrista e da solo non risveglia istinti manettari. Vecchi poteri di sicuro, visto che è dalla miseria di diciotto anni che la città partenopea è governata ininterrottamente dalla sinistra, a parte un mesetto di commissariamento. E infatti, diciamo la verità, l’eco dei miracoli della splendida signoria di Bassolino e di quel rinascimento napoletano che stupì il mondo non si è ancora del tutto spento, nonostante la munnezza. Poi Antonio si guastò e cadde nella polvere. Onde per cui la cricca dei compagnucci l’ha arruolato tra i berlusconiani honoris causa: fra loro non se ne trova più uno che l’abbia conosciuto.

Recitare stanca

Che siano stati un milione, o quarantatremila, a scendere in piazza in difesa prima di tutto della costituzione, ma anche, visto che c’erano, della giustizia e della scuola, non cambia molto. Il vero effetto tsunami l’abbiamo visto solo in televisione. Le ondate di popolo che con regolare stanchezza sommergono le piazze italiane si sono ritirate lasciando nell’indifferenza un paese oramai abituato a questi riti. Perché in effetti di riti si tratta, rinnovati quel tanto che basta – per esempio col bianco, il rosso e il verde – per riattizzare il fuoco nel cuore degli epigoni di una fede che sta per passare a miglior vita con un quarto di secolo di ritardo. E perché in effetti di una fede si tratta, la fede “in un paese diverso”. La vedo riaffermata, e quasi mi viene incontro, in un manifesto appiccicato alla vetrina della Libreria Feltrinelli di Treviso dove spicca la faccia ieratica di uno dei suoi profeti che con occhi di fuoco ha già inquadrato lo sghignazzante infedele.

Come gli adepti di una religione, infatti, costoro non hanno patria. Sono in esilio. Aspettano la Terra Promessa. Per molto tempo questa non fu neanche una Nuova Italia, ma un Mondo Nuovo. Bastonati dalle dure lezioni della storia, hanno perimetrato con più umiltà il paradiso dei loro sogni fino a farlo coincidere col cortile di casa. Hanno dovuto perciò riprendere in mano una bandiera che avevano sempre fatto mostra di disprezzare, ma solo per sbatterla in testa a coloro che con quella avevano mantenuto un rapporto normale; poi hanno ripreso a cantare l’inno nazionale ma solo per scoreggiarlo in faccia a coloro che l’avevano accettato pur nella strombettante bruttezza. Ed infine, visto che il fondamentalismo è l’ultimo stadio di una religione che muore nell’incapacità di superare l’orizzonte terrestre, si sono dotati di un Libro e di una Spada: la Costituzione e la Giustizia.

Farebbero perfino tenerezza, se non fosse che questa commedia è servita loro per appropriarsi un passo alla volta di un paese con la logica del racket, alternando le lusinghe alle minacce. Questo spiega il fatto, apparentemente contraddittorio, che oggi, quando si viene al dunque, essi siano i più strenui difensori dello status quo: di come questa repubblica si sia venuta articolando, e di come essa abbia sedimentato sacche di potere e rendite di posizione nei tanto disprezzati sessant’anni di “regime”. Stranieri in patria, sono comodissimamente sistemati, e spesso la fanno da padroni. Il “paese diverso” da loro concupito non sarebbe altro che l’ufficializzazione di questa progressiva okkupazione. Se non fosse così nemmeno si capirebbero la libertà e la spudoratezza, tipiche di chi si sente con le spalle copertissime, con le quali i maîtres à penser del patriottismo costituzionale offrono ai media le loro ridicole acrobazie lessicali. Sentite Zagrebelsky, sceso in piazza a Torino:

Ci sono momenti di aggregazione sociale in difesa delle buone regole della vita democratica. Credo che oggi sia uno di questi. Siamo di fronte a un rovesciamento della base democratica. La democrazia deve tornare a camminare sulle sue gambe: sostenuta dal basso. Non un potere populista che procede dall’alto. [La Costituzione] basta leggerla. È il testo che dà ai cittadini il diritto di contare in politica ed esclude il potere per acclamazione.

Il potere per acclamazione, o un suo simulacro, tipo il tirannicidio per acclamazione, mascherato da qualche levigato espediente legale, è proprio quello che costoro cercano nelle piazze, e proprio perché il sostegno dal basso è venuto meno. Sono loro che sperano nel rovesciamento della base democratica. E’ loro quel populismo che cerca di egemonizzare manu militari le piazze, grazie al militantismo dei fedeli, per imporsi poi ad un popolo intimidito. Che però è sempre meno intimidito, proprio perché è più consapevolmente democratico. Si arrendano. E l’Italia tornerà alla normalità.

[pubblicato su Giornalettismo.com]

Una settimana di “Vergognamoci per lui” (12)

Un giorno di gogna non fa male a nessuno. Come dicono i filosofi più in gamba, è tutta esperienza. Su GIORNALETTISMO.COM

FABRIZIO CORONA 07/03/2011 Tormentato nell’animo, il fotografo chiede scusa alla madre di Sarah Scazzi per essersi introdotto come un ladro in casa sua, aver violato la sua intimità e il suo dolore di mamma. E lo fa dando del tu alla signora.

ROBERTO SAVIANO 08/03/2011 Sempre lui. Non vive più da cinque anni. Per forza: ha accettato di diventare Roberto Saviano. Se vai incontro al mondo, se non ti schermisci dagli omaggi del mondo, il mondo ti fa suo schiavo. Anche quando ti offre il ruolo di Messia, e di Artista Sommo, nel quale il nostro continua a recitare con beato sprezzo del ridicolo. Ora rimpiange una vita normale, con un minimo di libertà. Ma fa parte della parte: gli uomini, se lo vogliono, il minimo di libertà se lo prendono.

GIORGIO NAPOLITANO 09/03/2011 Che dice basta all’immagine della donna oggetto. La donna “oggetto” è figlia della libertà, e della democrazia, non di Berlusconi, come credono i coglioni. O i disperati. E’ figlia della volgarità della libertà dei costumi e della volgarità della democrazia reale. Volete la bella democrazia? Allora uccidetela. Non volete le immagini della donna oggetto? Allora cancellate l’immagine della donna dalla faccia della terra. Predicate l’iconoclastia contro le curve di Eva come fecero un tempo i bizantini e i puritani protestanti e come fanno ancor oggi gli islamici contro i profili dei santi. Cercate invece dove non se ne vede una, di donna: lì troverete la vera donna oggetto, infallibilmente. Volete la donna perfettamente emancipata? Prendetela allora com’è: o forse pensavate che il tasso di stronzaggine della femmina fosse diverso da quello del maschio? Intanto, nonostante l’immane zavorra del cretinismo progressista, il progresso fa progressi pure in Italia. Al solito modo, quello becero e verace: si organizzerà infatti nel Veneto molto cattolico e molto peccatore il primo concorso per Miss Marocco in Italia, con finale a Jesolo previa selezione delle sventole magrebine nelle discoteche della Serenissima. Della partita saranno un’imprenditrice marocchina, un giornalista egiziano di una TV locale, e madrina dell’iniziativa è Raja’a Afroud, che nella trasmissione “Uomini e Donne” faceva, leggo, la “corteggiatrice di tronisti”: un’incombenza talmente cretina che solo la democrazia può contemplare. Incoraggiante.

I PADRONI DELLA COSTITUZIONE 10/03/2011 “La Costituzione siamo noi”. L’avevamo capito da un pezzo. La Costituzione è cosa loro, mica cosa nostra. Scoprendo in ritardo che la democrazia è un gran brutto affare, e che la stupidità del volgo ha un limite, superato il quale anche il bifolco più acclarato comincia ad avere qualche sospettuccio, e sentendosi perciò franare il terreno sotto i piedi, la nomenklatura dei paparini e dei figliocci di papà ha deciso di proclamare incostituzionale tutto ciò che non le aggrada. E così sabato i nuovi partigiani marceranno su Roma, a difesa della Costituzione, cioè dei privilegi della loro casta, agitando per la via la sacra costituzione esattamente come i più attempati di loro quarant’anni fa agitavano in faccia ai borghesi piccoli piccoli il libretto rosso dei pensieri di Mao. Il solito gregge che pascola per le piazze uguale a se stesso da mezzo secolo. Certo che per credere che il popolo si faccia ancora impressionare da queste corbellerie, bisogna proprio essere duri di comprendonio o essere convinti dell’esistenza di una sub-umanità non suscettibile di miglioramenti. E sì che la Costituzione non fa distinzione di razze.

EUGENIO SCALFARI 11/03/2011 Volendo épater le bourgeois, ma sparando uno sproposito grande come una megavilla berlusconiana, dice ora che la concezione di Berlusconi della Costituzione è quella sputata dei giacobini, dei Robespierre e dei Saint-Just. La scodinzolante e deferente società civile resterà a bocca aperta, ma sarà incapace di ridere in faccia a questo compunto saltimbanco del pensiero; e di capire cosa significa veramente la stravagante uscita scalfariana. Il significato, già anticipatovi dagli osservatori più attenti e profondi e lungimiranti e magniloquenti e piacevoli delle cose italiane, che voi tutti conoscete, è questo: il grandioso riassestamento culturale che sta portando l’Italia alla normalità – in Europa, in Europa, pollastrelli! – continua; “comunista” è diventato già da un bel pezzo un appellativo pochissimo lusinghiero a destra ed anche a manca; ed ora, grazie soprattutto ad alcuni pionieri che da qualche anno parlano schiettamente sotto il fuoco delle ingiurie, anche “giacobino” sta prendendo la stessa strada; il perno di questo rivolgimento è il Berlusca. E così già da un bel pezzo molti belli spiriti gli danno del comunista; e così ora Colui che Traccia la Strada a sinistra gli dà del giacobino: per Berlusconi è una doppia vittoria; per la vulgata democratica fu comunista una doppia sconfitta.

Le spallate antidemocratiche dei retori della Costituzione

Le bugie hanno le gambe corte. In questo caso si son rivelate cortissime. Ricordate i giorni nient’affatto lontani delle idi di dicembre quando Tiberio Cesare Bunga Bunga Berlusconi doveva cadere sotto i colpi di Bocchino & Granata? Credo di sì, nonostante l’oblio nel giro di una notte sia il marchio di fabbrica del cervellino degli uccelli da voliera della società civile. Esatto: quelli che svolazzano fin qua, o fin là, ben nutriti e canterini, senza mai dire una cosa che sia veramente fuori dal coro, specialmente quando sono caldamente indignati. E allora, grazie alla mia provvidenziale stampella, vi ricorderete sicuramente che, a parte l’esagitato Di Pietro e il rampante Vendola, in tutta la galassia sedicente democratica e responsabile, da Casini a Fini, dal Partito Democratico di Bersani a quello di Veltroni, dalla Stampa al Sole 24Ore, dalla Repubblica al Corriere, dai capitani d’industria ai marescialli della burocrazia, dai ventriloqui della Costituzione alle suffragette della Resistenza, la parola d’ordine era: niente elezioni, trauma lacerante in un paese già a brandelli, percorso da mille tensioni, per di più sballottato qua e là dagli spasmi della crisi finanziaria ed economica occidentale; in una parola, niente ancora di salvezza per il Caimano.

Ma la mozione di sfiducia promossa dalla gioiosa macchina da guerra bocchiniana venne beffardamente respinta, e il crollo berlusconiano non si riusciva a vederlo neanche col binocolo. Son bastate poche settimane, giusto il tempo di salvare le apparenze – e la decenza, carissima Barbara Spinelli – un altro opportuno giro di puttanate, e il comandamento anti-voto è già stato bellamente cassato. Dagli stessi giudiziosi protagonisti. Per le stesse giudiziose ragioni: così-non-si-può-andare-avanti!, in un paese già a brandelli, percorso da mille tensioni… Contrordine, compagni! Gli editoriali della Stampa e di Repubblica erano stati abbastanza chiari nei giorni scorsi. Oggi vengono allo scoperto il draconiano Massimo D’Alema, patrocinatore di una Union Sacrée antiberlusconiana, e il moscio Ferruccio De Bortoli, che con la congenita doppiezza del Corriere si fa scudo della necessità di un’impossibile tregua per dissimulare il suo voto per il voto. Il tutto mentre il Caimano ora dice: no, no, no, e poi no! Che la politica italiana somigli spesso a un vaudeville non è una novità, ma a fare bella figura in questa particolare commedia è stato proprio Silvio, l’unico attore che ha mostrato coerenza. E la vostra prontezza di spirito, son certo, non avrà mancato di cogliere il lato ridicolo dei suoi contegnosi avversari.

Intanto, in un simulacro di rivoluzione, si muove anche la truppa movimentista. Gian Carlo Caselli, oracolo della magistratura, ha già detto che “la misura è colma”. Il cinque febbraio sarà la volta dei giacobini di Libertà e Giustizia. Gli ideatori dell’Appello Resignation si ritroveranno al Palasharp di Milano. Umberto Eco, Paul Ginsborg, Roberto Saviano, Gustavo Zagrebelsky, Sandra Bonsanti, Gad Lerner e molti altri tristissimi figuri saranno della partita. Poi il tredici febbraio il capopopolo Michele Santoro, previo appello alla mobilitazione già firmato da Marco Travaglio e da Barbara Spinelli, manifesterà davanti al Tribunale di Milano. Questi saranno rispettivamente il Sinedrio e la Piazza che dovranno condannare una volta per tutte Berlusconi agli occhi della pubblica opinione. Lo scopo è semplice e anticostituzionale: intimidire le istituzioni, il Presidente della Repubblica e il Parlamento. Se le minoranze organizzate a falange non riusciranno a gettare nel panico la maggioranza parlamentare, si prenderà allora per il bavero il vecchio compagno Napolitano. Vi ricordate? Vi ricordate la prima parte dell’articolo 88 della Costituzione? “Il Presidente della Repubblica può, sentiti i loro Presidenti, sciogliere le Camere o anche una sola di esse.” Zagrebelsky, illustrando col conforto della dottrina il pensiero della Meglio Italia, ci scrisse su la solita arringa sul quotidiano fondato da Scalfari, per dimostrare ai golpisti del tipo del Cavaliere, e ai deficienti che lo seguono, che se la mozione di sfiducia fosse passata alla Camera, la richiesta di elezioni per un solo ramo del parlamento sarebbe stata una forzatura eversiva. Ma ora invece, spinti dalla disperazione o dall’esaltazione, gli stessi zeloti della Costituzione non si faranno scrupoli di spingere il Presidente della Repubblica, sentiti naturalmente i Presidenti delle Camere, e in forza naturalmente dell’Art. 88, nonostante una maggioranza di governo fino a prova contraria ancora in sella, a sciogliere le Camere e ad indire elezioni anticipate. S’intende, sempre col conforto dei dottori della legge. Cose allucinanti. Golpiste.

Ma non avverrà. Ancor prima del Parlamento, sarà la pubblica opinione a mandare all’aria questo disegno. Già lo fece, disillusa, nell’immediato dopo-Mani Pulite. Questa volta lo farà prima, non lasciandosi impressionare. La spallata decisiva rischia di tramutarsi nel naufragio di “questa” sinistra. Sarà un bene. Ed allora nei libri di storia sarà scritto che il merito maggiore della lunga stagione berlusconiana sarà quello di avere, con la sua sorprendente resistenza, prima assorbito e poi neutralizzato definitivamente la forza propulsiva di quel radicalismo di massa che fu fascista, comunista e per ultimo giacobino: nella sua longevità la vera anomalia italiana.

[pubblicato su Giornalettismo.com]

Una settimana di “Vergognamoci per lui” (6)

Un giorno di gogna non fa male a nessuno. Come dicono i filosofi più in gamba, è tutta esperienza. Su GIORNALETTISMO.COM

ROBERTO SAVIANO 24/01/2011 Se voi foste un grand’uomo o anche una mezza sega con la testa sulle spalle, la qual cosa è già un promettente indizio di saggezza, non fuggireste a gambe levate davanti ad una laurea honoris causa che nella sua balordaggine vi copre di ridicolo insieme al nobile consesso che compiacente ve l’ha appioppata? Il nostro invece non fa una piega, ingolla tutto. E, fedelissimo al suo ruolo, ringrazia come da copione con dedica ai giustizieri. Questa è la dura vita dei dissidenti italiani: manca ancora il Premio Stalin, è vero, ma non è detta l’ultima parola.

EMMA MARCEGAGLIA 25/01/2011 La presidentessa di Confindustria va da Fazio e tira fuori gli attributi. Dice che da sei mesi il governo non fa un tubo. Non riesce a varare le riforme? E allora tanto meglio fare altre scelte. Caspita, è così che si fa! Bisogna battere i pugni sul tavolo! Basta manfrine inconcludenti! E che diamine… E sul caso Mirafiori? O santi numi, non è assolutamente la fine del contratto nazionale di lavoro, non vorrà scherzare! Ma che dice mai? Ma perché mi fa queste domande? Lei è un bruto, lo sa? Lei è un bruto!

ADRIANO GALLIANI 26/01/2011 Sopravvissuto con valore agli insulti di una Natura tremendamente matrigna, sarebbe ingeneroso invidiare al fratello brutto di Nosferatu i successi che la vita gli ha dato. Ma questa non gliela possiamo lasciar passare liscia: l’ingaggio del bandito Van Bommel. Piagnucoloso, vittimista, osceno e infaticabile postulante di cartellini rossi e gialli, questo disgraziato non si limita a fare entrate criminali sulle gambe degli avversari, che è un piacere volgare dei normali lestofanti della pedata, ma è capace di fiondarsi indignato col suo brutto muso ad una spanna dal viso agonizzante del malcapitato che ha appena azzoppato: quest’arte miserabile ha bidonato centinaia di arbitri. Mai mi sarei immaginato di vederlo vestire la maglia del Milan. Il mio Milan. Oui, je suis rossonerò: e questo, scommetto, siete voi che non ve lo sareste mai immaginato.

ROBERTO SAVIANO 27/01/2011 Di solito, nelle repubbliche delle banane, come l’Italia, o nelle autocrazie, come l’Italia, o nei paesi popolati da una quantità insospettabile di deficienti perché sennò non si potrebbe spiegare, come l’Italia, agli scrittori che “danno fastidio” non pubblicano neanche i capolavori. A Saviano toccherà invece la disgrazia di vedersi stampata e messa in commercio perfino la sbobba raccapricciante dei monologhi di “Vieni via con me”. Segnale inequivocabile: e il nostro infatti è impazzito di gioia prorompendo nella formula di rito del bulletto chiagnifottista approdato finalmente al top della Casta: “Marina, CHE FAI, MI CACCI?”

BARBARA SPINELLI 28/01/2011 Se non ci si riesce col Voto, se non ci si riesce con la Giustizia, si provi con l’Ostracismo! Ostracismo riveduto e corretto, però: per quanto ristretto il volgo dei cittadini della polis aveva il brutto vizio di spedire in esilio i salvatori della patria. E lo stolido popolo italiano come potrebbe bandire dalla patria l’affossatore della patria? Non se ne parla nemmeno. Or dunque la Classe Dirigente, per superiori ragioni di decenza democratica, si faccia carico di esautorare il Caimano. Dimostri finalmente di essere responsabile! Cazzolina, lo stile è tutto, è proprio vero: lassù nell’Olimpo Repubblicano anche i golpe sanno di buono.